L’arrivo di diverse decine di migliaia di giovani marocchini a Ceuta, enclave spagnola nel continente africano, ha immediatamente scatenato una valanga di menzogne. Non solo la destra e l’estrema destra, ma anche la maggior parte dei governanti europei, ai quali si è unito Trump negli Stati Uniti, hanno brandito la minaccia di una «invasione» dalla quale bisognerebbe difendersi.
Il fatto che ci siano stati un centinaio di morti non ha fatto versare loro nemmeno una lacrima. Né tantomeno il fatto che i migranti siano rimasti all’aperto, con i soli vestiti che indossavano durante la traversata, senza soldi né accesso a un minimo di igiene, esposti alle violenze dei militari e di alcuni abitanti. «Credevamo di raggiungere il paradiso, e ci siamo ritrovati all’inferno», ha sintetizzato uno di loro, prima di tornare in Marocco, come ha fatto la stragrande maggioranza di loro.
Questi migranti, tra cui molti adolescenti di età inferiore ai 15 anni, hanno voluto sfuggire alla povertà e alla disoccupazione, che in Marocco colpisce quasi la metà dei giovani. Poter lavorare e realizzare così i propri sogni era il loro unico obiettivo, lo stesso di tutti i giovani della loro età nel mondo. La libertà di spostarsi e il diritto di stabilirsi dove i lavoratori possono guadagnarsi da vivere dovrebbero essere un diritto fondamentale. È scandaloso che dei giovani siano costretti, per questo, a rischiare la vita!
Il primo ministro spagnolo Sánchez ha annunciato l’invio di forze di polizia, militari e mezzi blindati, parlando di «un attacco, una violazione dell’integrità territoriale della Spagna». Ma che dire dell’integrità del territorio marocchino, quando le enclavi di Ceuta e Melilla costituiscono vestigia del colonialismo spagnolo!
Tutti i leader europei sapevano benissimo che quelle migliaia di giovani non potevano recarsi né in Spagna né nell’Unione europea. Infatti, Ceuta è soggetta a uno status derogatorio tale che l’accesso al resto d’Europa è difficile quanto partire dal Marocco.
Il primato del cinismo spetta alla premier italiana Meloni, che ha annunciato la sospensione dell’accordo di Schengen di libera circolazione per quanto riguarda la Spagna, con la quale l’Italia non condivide tuttavia alcun confine. Quasi tutti gli altri dirigenti dell’Unione europea le hanno dato seguito. Macron ha quintuplicato il numero di poliziotti e gendarmi al confine franco-spagnolo. Tutti hanno mentito deliberatamente perché sono d’accordo nel far finta che l’immigrazione sia oggi il pericolo principale. Si tratta di un diversivo ignobile, ma anche pericoloso, utilizzato dall’estrema destra, paladina dell’isolazionismo, e da molti politici.
Tutti vogliono far credere ai lavoratori che gli immigrati costituiscano una minaccia e che i confini possano proteggere dalla disoccupazione e dalla povertà. Ma i responsabili della disoccupazione, della precarietà e dei bassi salari sono innanzitutto i padroni, e farli indietreggiare dipende esclusivamente dalle lotte che il mondo del lavoro sarà in grado di condurre per opporsi alla loro rapacità. Coloro che ripetono che non si può «accogliere tutta la miseria del mondo» in realtà ci predicano la rassegnazione e vogliono farci accettare, come una fatalità che non potremmo cambiare, lo stato catastrofico degli ospedali e di tanti altri servizi pubblici tra i più vitali…
I veri responsabili della miseria, in Italia come in altri paesi, sono gli azionisti dei colossi della Borsa. Una minoranza di borghesi ricchissimi, 86 famiglie miliardarie in Italia, si accaparra le ricchezze prodotte da milioni di lavoratori. Una minoranza di capitalisti e i governanti al loro servizio organizzano lo sfruttamento di tutti i popoli e il saccheggio delle risorse dei paesi poveri. Con le loro rivalità e le loro guerre, intere regioni del mondo vengono distrutte e rese invivibili.
È tutto questo che vorrebbero farci dimenticare con lo spauracchio dell’immigrazione. Garantire a tutti una vita all’altezza delle immense possibilità che la società racchiude sarà possibile solo rovesciando il capitalismo. A prescindere dalla loro nazionalità, origine e religione, i lavoratori devono rifiutare le divisioni per poter condurre questa lotta comune contro i loro sfruttatori.
Dall’editoriale di “Lutte ouvrière” – 3 agosto 2026