Il 16 luglio, il tribunale di Genova ha condannato 32 imputati a pene detentive per il crollo del ponte autostradale Morandi, che aveva causato decine di vittime il 14 agosto 2018. Tra gli imputati, Giovanni Castellucci, ex dirigente della società di gestione, è stato condannato a dodici anni di reclusione per negligenza e omicidio colposo.
Il crollo del viadotto, su cui circolavano numerosi veicoli, era costato la vita a 43 persone e aveva causato sedici feriti gravi. Centinaia di residenti del quartiere di Genova su cui erano crollati il ponte e i veicoli che vi si trovavano avevano perso la propria casa.
Le centinaia di audizioni e le migliaia di pagine di indagine di questo gigantesco processo hanno confermato ciò che tutti sapevano: il ponte era ormai da anni indebolito dalla mancanza di manutenzione, quasi visibile a occhio nudo. Nel 2013, un rapporto dell’ASPI, la società autostradale guidata da Castellucci, menzionava addirittura nero su bianco il «rischio di crollo dovuto ai ritardi nella manutenzione» del ponte Morandi, prima che altri rapporti minimizzassero i rischi per giustificare il rinvio dei lavori a data da destinarsi.
La gestione dell’autostrada che passava sul viadotto era stata privatizzata vent’anni prima della catastrofe, passando nelle mani della famiglia Benetton. Quest’ultima, nota per i suoi maglioni colorati, aveva allora investito centinaia di milioni di euro nell’acquisizione di altre società autostradali in Italia e nel mondo, o di aeroporti, come ad esempio quello di Nizza. Mentre sotto la gestione pubblica la manutenzione del ponte Morandi era costata 1,3 milioni di euro all’anno, sotto il regime dei Benetton le spese di manutenzione erano scese a 24.000 euro al mese… il che significa che i tiranti e i cavi metallici potevano tranquillamente arrugginirsi.
Alcuni dirigenti dell’ASPI e almeno uno dei loro referenti nell’apparato statale, incaricato della supervisione delle concessioni autostradali, sono stati quindi condannati. La grande assente dal banco degli imputati rimane la sacrosanta ricerca di redditività dei capitalisti, che ha permesso alla famiglia Benetton di anteporre i propri profitti alla vita delle decine di vittime.