CONVENIENZA PER CHI?

A quanto pare ormai lo sciopero è considerato un diritto virtuale. A meno che non si tratti dello sciopericchio di rito organizzato dai sindacati confederali ad ogni morte di papa, giusto per segnalare la propria esistenza in vita; quando lo sciopero fa sul serio piovono licenziamenti e denunce. E ancora una volta in prima linea ci sono i lavoratori della logistica

 

I lavoratori di Mondo Convenienza, la nota azienda produttrice di mobili, hanno centrato l'argomento, quando hanno esposto davanti allo stabilimento di Campi Bisenzio uno striscione che recitava "La vostra forza è lo sfruttamento", parodiando così lo slogan pubblicitario "La nostra forza è il prezzo". Il prezzo Mondo Convenienza lo spreme sfruttando all'osso i lavoratori, segnatamente in questo caso i lavoratori dei servizi di trasporto e consegna, per la maggior parte immigrati. Si parla tanto di caporalato in agricoltura, ma volendo si può trovarne traccia in altri settori, più o meno camuffato sotto vesti legali. Mondo Convenienza infatti si è organizzata, creando tutta una serie di appalti e sub-appalti a ditte in "global service", che con il consueto inglesismo, che fa tanto fico, significa in pratica che si possono affidare a ditte terze molte attività e servizi che prima svolgeva il personale dipendente della ditta madre. In questo modo si possono agevolmente e del tutto legalmente aggirare contratti di lavoro più favorevoli, applicando condizioni di sfruttamento ai limiti dello schiavismo. Facchini, autisti e montatori di mobili denunciano turni di lavoro da fine ottocento, di 12 ore e più per 6 giorni la settimana, senza contare straordinari non pagati come tali o pagati solo parzialmente; con salari di base intorno a 900 euro, che in genere non arrivano a 1.150-1200 euro al mese. Per conseguire questo risultato, la società appaltatrice (RL2 a Campi Bisenzio) si serve del contratto pulizie multiservizi, con paga inferiore ai 7 euro lordi l’ora, invece di quello della logistica, che sarebbe più remunerativo.

Il sindacato SI COBAS, che sta cercando di organizzare i lavoratori, denuncia: C’è stata una chiusura totale davanti alle richieste delle rappresentanze sindacali. Chiusura sulla richiesta di registrazione dell’orario di lavoro con un badge oggi assente. Chiusura sulla richiesta di riconoscere la trasferta, che il contratto multiservizi non prevede ed è invece previsto da quello della logistica. L’azienda vuole ancora i turni di 12-13 ore, gli straordinari non pagati come tali, gli infortuni non denunciati [...]Molti di loro poi sono assunti con contratto di apprendistato, che oltre a consentire una paga ancora più bassa dà l’accesso a sgravi fiscali per l’azienda. Così da una parte si dimezza il costo del lavoro, dall’altra si costringono i lavoratori ad accettare ogni consegna. (Il Manifesto, 29.6.23). Non stiamo parlando di un'azienda in crisi. E' un'impresa che fattura 1,2 miliardi l’anno, più della multinazionale Ikea nel settore mobili, e che fra l'altro "è imputata a Bologna [e a Ivrea] con le accuse di intermediazione illecita di manodopera, sfruttamento del lavoro e maltrattamenti" (Il Manifesto, 29.6.23).

Con i tempi che corrono, evidentemente sono accuse che non impensieriscono Mondo Convenienza. Alla quale è anche consentito di inventarsi un Regolamento Aziendale che prescinde da leggi e contratti di lavoro applicando deroghe in fatto di retribuzioni, ferie, malattia, trasferta etc. Approfittando delle regole che si è fatta da sé, l'azienda non solo ha cercato di impedire sit-in e picchetti con la forza, inviando scagnozzi che hanno menato le mani provocando anche qualche accesso al pronto soccorso, ma ha anche accusato gli scioperanti di aver “messo a rischio l’attività e il posto lavoro di 180 colleghi che non partecipano alla protesta” (Firenze today, 13.7.23). Nei mesi di giugno e luglio le forze dell’ordine sono intervenute più volte al deposito di via Gattinella a Campi Bisenzio, dove i manifestanti si erano sdraiati davanti ai cancelli per impedire il passaggio dei mezzi di trasporto. Una colpa sufficiente perché la ditta annunciasse il licenziamento di 25 operai a mezzo stampa; mezzo peraltro ancora più veloce di un licenziamento via mail o messaggino whatsapp. Ne consegue che, mentre l'azienda può procedere allo sfruttamento più spudorato, non rischiando granché ma incassando vagonate di profitti, gli sfruttati si vedono contestato il diritto di protesta, di manifestazione e di sciopero, e se insistono scatta il licenziamento. Quando poi i manifestanti hanno provato a protestare all'interno del punto di vendita tra Prato e Campi Bisenzio, sono arrivate anche le denunce: 32 avvisi di garanzia per i partecipanti ai sit-in di giugno, che si sono seduti sull'asfalto per protestare e hanno ricevuto l'accusa di violenza privata.

Gli operai non si sono fatti intimidire e anzi le proteste si sono allargate, con scioperi e picchetti ai cancelli del magazzino di Pisa, dove è stata spostata parte dell'attività. Altri scioperi e blocchi ci sono stati nei magazzini di Bologna, di Riano vicino a Roma, e più di cento lavoratori hanno scioperato a Torino. Nel silenzio (quasi) totale dei media gli scioperi e le proteste vanno avanti. Shoaib Saleem, Rsa RL2-Mondo Convenienza ha dichiarato: "Non siamo usciti per rientrare alle stesse condizioni. Certo che vogliamo tornare a lavoro, ma ci vogliamo tornare da lavoratori e non da schiavi. Gli annunci e le promesse non bastano, l’azienda deve venire al tavolo in Regione e dare risposte concrete alle nostre richieste. L’assemblea dei lavoratori ha una posizione chiara: senza diritti non si torna indietro". (Piananotizie.it, 8.8.23).

Aemme