Internazionale

Una strage che ha i suoi colpevoli

La strage continua, ed è la faccia nascosta della “ripresa”. Il rapporto Inail sui primi otto mesi dell’anno parla di 772 morti sul lavoro. E parla, evidentemente, solo di quelli assicurati. Sono più di tre al giorno, mentre gli infortuni denunciati nello stesso periodo sono cresciuti dell’8,3% ovvero di 27mila. Ma è un conto in continua evoluzione e mentre scriviamo, il 22 novembre 2021, è arrivata la notizia di un giovane operaio morto in Sardegna. Due giorni prima, altri due morti, questa volta in Lombardia.
I ministri, le associazioni imprenditoriali, il Presidente della repubblica, tutti si “indignano”. L’aggettivo più utilizzato è “inaccettabile”. In questa giostra di ipocrisia le parole assumono il significato opposto alla realtà. Perché la realtà dei fatti ci mostra che tutti questi rappresentanti dell’ordine capitalistico ritengono un prezzo pienamente “accettabile” la morte o il ferimento di tanti operai, se questo serve a far girare la ruota dei profitti.
I sindacati degli edili, con una manifestazione nazionale a Roma, lo scorso 13 novembre, hanno richiamato la necessità di porre fine a questa strage. Ma, mentre il ministro del Lavoro fa mostra di accoglierne le esigenze, magari promettendo pene più severe per i datori di lavoro che non rispettano le norme antinfortunistiche, ciò che avviene nel concreto è il contrario.
Un altro ministro, Renato Brunetta, parlando a un’assemblea di imprenditori, ha fatto proprie le lamentele di tante aziende che si dicono "vessate" dalle continue ispezioni: "prima di ogni controllo ci sarà una telefonata" ha assicurato.
Del resto, come riporta un articolo del Fatto del 14 novembre, tra misteriose fughe di notizie e scarso numero di ispezioni, già oggi la situazione è più che scandalosa. Alessandro Genovesi, segretario della Federazione dei lavoratori del legno, edili e affini, sostiene che spesso quando i controlli arrivano l’azienda ne è già a conoscenza. A quel punto, guarda caso, “non si trova neanche un lavoratore in nero, tutti hanno i dispositivi di protezione e i ponteggi sono a posto”.
Ma quando le ispezioni vengono fatte sul serio, 7 aziende su 10 risultano inadempienti.
Secondo un ispettore dell’Inps, alla fine dell’anno saranno state ispezionate meno di 7000 imprese su oltre 3,2 milioni. Un’ispezione ogni 450 imprese. Altro che “vessazione”!
Lo stesso ispettore, citato dal Fatto, spiega le condizioni in cui si trova l’attività ispettiva: “A furia di razionalizzare, usciamo sempre meno e controlliamo sempre meno, siamo sempre meno efficienti e meno efficaci. L’attività di vigilanza viene condivisa in commissioni e subcommissioni a carattere nazionale, regionale e sotto regionale, e così non è più un’azione efficace. Troppi ne sono a conoscenza e troppo lunghi sono i tempi. Viene minato l’effetto deterrente e la tempestività, altrettanto fondamentale”.
Il diavolo si nasconde nei dettagli: la migliore legislazione del mondo può essere resa inoffensiva dalla prassi di chi la deve applicare, dalla confusione tra enti competenti e dalla mancanza di personale che dovrebbe controllare l’applicazione delle leggi.

R.C.


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