L’ordinamento del sistema giudiziario attualmente in vigore non ha impedito le più gravi ingiustizie nei confronti dei lavoratori. Né è sicuro che col sistema “riformato” e con la tanto decantata separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, quel poco di sentenze favorevoli che i lavoratori e i militanti di sinistra hanno ottenuto non sarebbero più possibili.
Detto questo, e nella certezza che lo Stato e i suoi apparati sono soprattutto organi della classe dominante, resta la questione politica del significato che la gente comune attribuisce al referendum. È innegabile che, nonostante tutti gli argomenti utilizzati dai partiti di destra, schierati per il “Sì” e da quelli d’opposizione per il “No”, il referendum è visto da larghissima parte dell’elettorato come una consultazione pro o contro il governo Meloni.
Per questo motivo saremo al fianco di chi vuole cogliere l’occasione di questa consultazione per farne un grande messaggio di opposizione, di contrapposizione, di ostilità nei confronti del governo e della destra più reazionaria. Un messaggio non sostituisce la lotta, ma lasciare che gli esponenti governativi, con le loro politiche e il loro veleno xenofobo, semifascista, antioperaio, con la loro vantata complicità nel genocidio palestinese, non ricevano nemmeno un no dalla più larga parte della cittadinanza, sarebbe un regalo al quale non vogliamo concorrere. Per questo invitiamo i compagni a votare NO.
La redazione