Primo sciopero per gli ispettori del lavoro il 18 marzo scorso. Nonostante i proclami governativi, mentre a parole si depreca la situazione tragica degli infortuni e dei morti sul lavoro, per gli ispettori del lavoro aumentano le competenze, ma non le assunzioni e gli aumenti salariali
Purtroppo da anni non si tratta di casualità. Le morti da infortunio sul lavoro oscillano tra i tre e i quattro eventi quotidiani, e quanto interessino veramente le condizioni di lavoro e la sicurezza dei lavoratori ai governi borghesi, in particolare in questo caso al governo del nostro Paese, si può misurare anche in base alla cura con cui si prevedono i controlli sulle aziende e alle condizioni di lavoro di chi nel campo dei controlli deve operare. Con cadenza regolare, ogni volta che le cronache registrano eventi di particolare gravità, il politico di turno manifesta, oltre al dovuto cordoglio, lo sdegno e l'esortazione a che "non succeda mai più". Il "mai più" dura fino all'evento successivo, e quanto alle azioni concrete affinché effettivamente il "mai più" si registri, si tratta solo di verificare i dati reali.
Nell'autunno scorso all'Ispettorato Nazionale del Lavoro, costituito in Agenzia alle dipendenze del Ministero del Lavoro dal 2015, sono stati aumentati i compiti di sicurezza, prima affidati esclusivamente all'Asl: un compito particolarmente gravoso nel settore edilizia, che è stato nell'ultimo anno, e continua ad esserlo, letteralmente sommerso di soldi con i vari bonus. Fin troppo facile dedurne che l'attenzione alla sicurezza diventi per le imprese un vincolo superfluo, destinato a rallentare sia la rincorsa all'aggiudicazione delle commesse che i ritmi sostenuti di lavoro. Secondo i dati INAIL pubblicati il 7.2.22 dal Corriere della Sera, "le denunce di infortunio nei cantieri edili sono aumentate nell’ultimo anno del 17%, dopo dieci anni di diminuzione continua. Con una tendenza in crescita: nell’ultimo quadrimestre l’aumento degli incidenti sfiora il 30%, ad esempio a dicembre 2021, se ne sono verificati 1.521, contro i 1.160 dello stesso mese nel 2020. Le morti nell’edilizia sono passate da 114 a 127 con un incremento dell’11%. E questi sono solo i casi registrati dall’Inail, quindi gli assicurati, perché poi ci sono i morti che nessuna conta, quelli del lavoro nero."
Non si stenta a crederlo, considerato quanto è facile metter su in quattro e quattr'otto una nuova impresa edilizia. Nel secondo semestre 2021 "sono nate 64 nuove imprese edili al giorno, per un totale di 11.600 a fine dicembre". (Corriere della Sera, 7.2.22) Tutte all'assalto dei 30 miliardi di bonus che lo Stato ha deciso di elargire per il miglioramento energetico degli edifici, e tutte senza dover fornire particolari competenze: ci si può inventare costruttori anche se non si è mai costruito nemmeno una torre di sabbia sulla spiaggia. Il 90% dei cantieri risulta fuori regola: "Il fronte più preoccupante è quello della sicurezza. L’Ispettorato del Lavoro dallo scorso giugno ha raddoppiato il numero delle ispezioni. È un bollettino di guerra: nell’ultimo semestre 2021, su 100 cantieri visitati, 91 erano non erano in regola con le norme contrattuali, assicurative, di sicurezza. Nel primo semestre erano 60, e questo dimostra che la corsa al bonus sta accelerando le irregolarità. Delle 13 mila infrazioni registrate nel corso del 2021, il 50% riguardano l’inadeguatezza delle misure di protezione in caso di caduta dall’alto: mancanza del doppio parapetto, montaggio non a norma di tubi o ponteggi, materiali usurati, mancanza di parasassi o cartelli di pericolo."(Corriere della Sera, 7.2.22)
E infatti: la stessa fonte sopracitata parla di lavoratori irregolari aumentati del 12% tra il 2020 e il 2021. I lavoratori in nero sono in numero stabile, ma è aumentata la fascia del lavoro cosiddetto "grigio": cottimisti, intermittenti, apprendisti, tirocinanti, operai a progetto, in associazione, in partecipazione, e perfino in appalto da imprese estere, di preferenza dell'est europeo. Tutto questo in uno dei settori più fragili dal punto di vista di lavoro nero e sicurezza, ma naturalmente non l'unico, e non il solo di cui l'Ispettorato del lavoro debba occuparsi, con un calo costante di personale negli ultimi 10 anni del 30% (dal 2010 al 2020 da 5.500 a 4.000 unità circa). A fronte della scarsità di personale e dell'aumento delle competenze, a questi lavoratori non è stato corrisposto neanche l'aumento salariale spettante agli altri dipendenti del Ministero del Lavoro. Per questo, dopo una settimana di assemblee, la categoria ha proclamato una giornata di sciopero per il 18 marzo con una manifestazione a Roma. Malgrado le promesse di nuove assunzioni, i numeri previsti infatti saranno una goccia nel mare. Non sorprende che le aziende possano fare il bello e il cattivo tempo, ricevendo un'ispezione sì e no ogni 15 anni, se non ogni 20 o 25.
Aemme