PROMESSE MANTENUTE

Flat tax (ovvero tassa piatta), smantellamento del reddito di cittadinanza, appalti facili oltre i 150.000 euro, cancellazione dello sconto in fattura per le ristrutturazioni edilizie...a quanto pare il governo di destra si sta dando da fare. Per la classe lavoratrice restano in abbondanza bassi salari, lavoro nero e inflazione sui generi di prima necessità

 

L'elettorato di destra non può proprio lamentarsi. Il Governo procede a passo di carica nel realizzare le promesse elettorali fatte al suo elettorato di riferimento. Il 16 marzo scorso ha fatto passare in Parlamento il progetto di revisione del sistema fiscale, con una legge delega che, in un paio d'anni, se il Governo reggerà, potrebbe archiviare l'art. 53 della cosiddetta "Costituzione più bella del mondo": Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Si tratta della norma che introduceva il concetto di progressività nella tassazione dei redditi (più un reddito è alto, più aumenta la percentuale dovuta al fisco). Nelle intenzioni del Governo infatti, come più volte caldeggiato in campagna elettorale sia da Fratelli d'Italia sia dalla Lega, c'è la revisione degli scaglioni IRPEF, in modo da applicare una tassa piatta per tutti entro la fine della legislatura. In pratica cosa significa? Che ne trarranno un maggiore beneficio i redditi più alti. Un modo colorito per spiegarlo se lo sono inventati in una delle tante battute ironiche disponibili in rete: la flat tax è come ritrovarsi in un ristorante dove c'è chi si ingozza di aragoste e champagne, e chi mangia una pizza; alla fine si paga alla romana. Non è un modo esatto di definire le raffinatezze legislative che fisseranno le varie aliquote e le modalità di applicazione, ma rende l'idea.

Intanto, gli (ex) percettori del reddito di cittadinanza perdono già nel 2023 la loro unica fonte di reddito, qualora rifiutino la prima offerta di lavoro, anche non congrua. Dal 1 settembre 2023 poi il reddito di cittadinanza, per quanto parziale e insufficiente, sarà definitivamente abolito. Non è ancora chiaro a oggi quali requisiti dovranno essere richiesti per usufruire di un sostegno contro la miseria nera, che si chiamerà MIA, ovvero Misura di Inclusione Attiva, ma già la terminologia utilizzata è tutta un programma: bisognerà essere "non occupabili", cioè magari minorenni, disabili o troppo vecchi per essere "occupabili". Un primo risultato quindi lo smantellamento del reddito di cittadinanza lo ha ottenuto, quello di abolire insieme al reddito di cittadinanza anche la categoria di "disoccupato", ottimisticamente ribattezzato "occupabile".

Nel nuovo mondo prospettato dal Governo della destra non solo non ci saranno disoccupati, ma nemmeno delinquenti: con il nuovo codice degli appalti si ha piena fiducia che si potranno assegnare lavori pubblici fino a 150.000 euro con l'affidamento diretto, sicuri che non ci saranno tentativi di corruzione né lavori affidati agli amici o agli amici degli amici, né appalti spezzettati in più parti per eludere anche la consultazione di 3 preventivi (ove ce ne siano, ma non è obbligatorio) prevista per i lavori tra 40.000 e 150.000 euro. Con il provvedimento che toglie qualsiasi limite al subappalto, poi, la giungla delle ditte autorizzate allo sfruttamento e al sommerso si infittisce. Già ora è incontrollabile, come dimostrano gli infiniti casi di lavoro nero e di infortuni sul lavoro per la mancata osservanza delle normative sulla sicurezza.

Il provvedimento che cancella lo sconto in fattura e la cessione del credito per le spese di ristrutturazione degli immobili non scoraggerà chi dispone di un reddito che permetta di recuperare le spese nell'arco di dieci anni, con le detrazioni fiscali in sede di denuncia dei redditi, ma certo penalizzerà le famiglie meno abbienti.

In compenso, l'aggiornamento ISTAT pubblicato lo scorso 4 aprile sulla distribuzione del reddito in Italia conferma la "rigidità" dei salari, cioè la mancanza di adeguamento dei salari all'inflazione, e l'erosione continua del potere d'acquisto. In presenza di un'inflazione generale intorno al 7%, ma un'inflazione sui generi (alimentari e non) contenuti nel carrello della spesa del 12%, "nel 2022 l’indice del costo orario del lavoro è aumentato del +2,0%, in misura inferiore rispetto alla Francia (+3,8%), alla Spagna (+2,5%) e soprattutto alla Germania (+6,3%). Questa rigidità salariale deve essere un elemento di riflessione, soprattutto alla luce del contributo che la domanda interna ha dato alla ripresa, con i consumi delle famiglie che hanno contribuito al rialzo del PIL reale per il 2,7% " (Fonte: dati ISTAT). Nel mondo del 2023, la miseria dei salari può far riflettere soprattutto per il rischio di contrazione dei consumi che può provocare, con la conseguente diminuzione (non sia mai!) della domanda interna e del relativo PIL. E' una considerazione schietta. Non c'è più nemmeno il pudore di nascondere il fatto che i bisogni delle persone sono del tutto irrilevanti.

Aemme