IL MONDO DELLE “FORTUNE INVERTITE”

A che serve il vertice annuale di Davos, più che a riunire capi di Stato, boss dell'economia mondiale, padroni della finanza, per spartirsi risorse e ricchezze della Terra drenandole dal resto dell'umanità? Probabilmente a misurare le forze in campo, e a individuare quale di questi pescecani, di volta in volta, sembra nelle condizioni di addentare più forte degli altri

Il vertice di Davos 2026 si è aperto sotto l'ombrello di un' intenzione utopistica. Già il nome che gli era stato affibbiato dice tutto dell'ipocrisia mondiale che si nasconde dietro queste kermesse del potere: “Spirito di dialogo” era infatti la denominazione scelta. Børge Brende, presidente del World Economic Forum, ha dovuto onestamente riconoscere che il vertice ha avuto inizio “nel contesto geopolitico più complesso dal 1945”, e come dargli torto? Mai come in questo momento il mondo è stato più vicino a dirimere i contrasti con lo strumento delle guerre anziché con le mediazioni della politica, e mai come in questo momento l'ipocrisia della politica ha fatto trasparire in modo così evidente che il vero linguaggio che si parla è quello della forza. Perfino superfluo quindi ricordare la cattura e l'incarcerazione di un capo di Stato sgradito come Maduro in Venezuela, o la rivendicazione unilaterale di territori di un altro Stato, come la Groenlandia - territorio danese, da parte del presidente americano Trump.

Lo stesso Trump si è incaricato di chiarire che – mentre già il coro dei suoi vassalli nel mondo, Italia compresa, giustificava l'azione in Venezuela con la carenza di democrazia in quel Paese – il suo obiettivo non era per niente quello di esportare democrazia, ma semplicemente quello di gestire le risorse petrolifere, abbondanti in Venezuela. Quanto alla Groenlandia, isola appetibile per la posizione e per le terre rare, diventa indispensabile per la “sicurezza” americana, tanto che Trump propone l'acquisto di questo “pezzo di ghiaccio” e insiste “È una richiesta molto piccola. Potete dire di sì e lo apprezzeremo molto, o potete dire no e ce lo ricorderemo” . A buon intenditor, poche parole.

Di fatto, questo incontro internazionale teoricamente organizzato per discutere delle questioni più urgenti che il mondo deve affrontare, come la fame, la salute, l'ambiente, e di come trovare gli accordi per realizzare questi obiettivi, desta più di un dubbio sulle credenziali di chi dovrebbe discuterne, visto che si tratta di una congrega elitaria, che nessuno ha delegato o eletto e che rappresenta solo se stessa. E infatti i dibattiti su argomenti a tema climatico ed ecologico si sono ridotti alla metà rispetto a quelli del 2025, quelli sulla cooperazione sono diminuiti del 65%, quelli sull'inclusione e sulle donne dell'85%, come quelli sullo sviluppo compatibile con le risorse ambientali (Milano Finanza, 16.1.26). Non a caso il presidente del Forum era Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, il più grande gestore di risparmi al mondo, e fra gli obiettivi dichiarati c'è il rastrellamento dei risparmi anche del più misero risparmiatore per sostenere il capitalismo dei super ricchi che non è più capace di produrre ricchezza reale.

Il rapporto Oxfam, la federazione internazionale delle organizzazioni no-profit, non può far altro che raccogliere i cocci che il capitalismo semina nel mondo: e quindi deve registrare che – se da una parte “Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2 mila miliardi di dollari, pari a circa 5,7 miliardi di dollari al giorno, a un ritmo tre volte superiore rispetto all’anno precedente” - invece Il tasso di riduzione annua della povertà estrema (condizione in cui versa chi non dispone di risorse giornaliere superiori a 2,15 dollari) è in forte rallentamento”.

E mentre, nonostante gli obiettivi sempre sbandierati di abbattere fame e miseria, il numero assoluto di individui che vivono sotto la soglia di povertà di 6,85 dollari al giorno è oggi lo stesso del 1990, i 12 individui più ricchi del pianeta controllano da soli 2.635 miliardi, più di quanto possieda la metà più povera della popolazione mondiale, oltre 4,1 miliardi di persone. E la loro ricchezza cresce, cresce di quasi 100 milioni di dollari al giorno. Anche tra il Nord e il Sud del mondo si confermano le stesse enormi disparità: i Paesi ricchi, che rappresentano solo il 21% della popolazione mondiale, controllano il 69% della ricchezza globale. Ma nonostante “il Sud contribuisca al 90% della forza lavoro globale, riceve solo il 21% del reddito da lavoro aggregato” (cioè, la somma totale dei redditi di lavoratori dipendenti e autonomi).

Ovviamente il nostro Paese non si discosta da questa tendenza, anzi la segue con entusiasmo. In Italia – riporta Oxfam - le ultime stime disponibili sono di metà 2024, e confermano che “nel 2024 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata di 61,1 miliardi di euro – al ritmo di 166 milioni di euro al giorno – raggiungendo un valore complessivo di 272,5 miliardi di euro detenuto da 71 individui. L’ammontare permetterebbe di coprire l’intera superficie della città di Milano con banconote da 10 euro”. Non male per i ricconi di casa nostra. Nel frattempo, la metà più povera delle famiglie italiane possedeva il 7,4% della ricchezza nazionale. La stampa si è scatenata sulla suggestiva definizione adottata dal rapporto Oxfam: “Italia, il Paese delle fortune invertite”, ma come abbiamo visto non è certo la sola.

Quanto all'attenzione per le sorti della Terra, c'è da dire che, secondo un rapporto di Greenpeace Europa, pare che nel 2025 ci siano stati almeno 709 voli di jet privati in area Davos nei giorni del summit, tre volte di più che nel 2023. Mentre tentano di farci sentire colpevoli di attentato al pianeta, se andiamo al lavoro in auto anziché in bici, ogni quattro partecipanti al summit almeno uno ci va serenamente con il jet privato.

Aemme