Sorride, il ragazzo dai tratti somatici indiani ritratto sulla pagina “DIVENTA UN RIDER!” del sito di Glovo, nell'atto di registrarsi e scaricare l'app che gli consentirà un futuro di fattorino a domicilio, una dozzina di ore di lavoro al giorno, quattro spicci e zero tutele
La Procura della Repubblica di Milano nella persona del Pubblico Ministero Paolo Storari ha ordinato il commissariamento della Foodinho, la controllata italiana che gestisce nel nostro Paese gli affari della spagnola Glovo, una delle piattaforme più usate per la consegna di cibo e altro a domicilio. La società è indagata per caporalato e condizioni di lavoro degradanti nei confronti di circa 40.000 fattorini in tutta Italia, e non è la prima volta che la Procura di Milano mette le mani nel verminaio delle consegne a domicilio; già nel 2021 aveva emesso una clamorosa sentenza di condanna contro quattro aziende: Just Eat, Uber Eats, Deliveroo, e la stessa Glovo-Foodinho, alle quali impose di assumere più di 60 mila riders e pagare 733 milioni di euro in risarcimenti.
Da anni la situazione del settore è nota per gli altissimi rischi e gli alti livelli di sfruttamento; difendersi per i lavoratori non è facile, date le caratteristiche stesse del lavoro, che tende a ridurre le persone a unità individuali dialoganti solo con una app e un algoritmo, che detta i tempi, controlla i movimenti, mette in competizione i lavoratori e non agevola la difesa comune. In più bisogna aggiungere la provvisorietà del lavoro, non sempre svolto per lunghi periodi, e il fatto che molto spesso riguarda lavoratori stranieri, in difficoltà con la lingua, l'ambiente e i riferimenti sindacali. Trovare una linea comune è tanto difficile che un sindacato farlocco come Ugl, notoriamente legato alle destre, a suo tempo ha fiutato il vuoto e si è incaricato di riempirlo, firmando nel 2020 un accordo truffa con l'associazione delle piattaforme di delivery. Si trattava semplicemente di una conferma delle caratteristiche pretese dalle imprese stesse, ossia il cottimo integrale, l'assenza delle tutele per malattia, il carattere "autonomo" del lavoro. Nonostante ciò, già all'epoca i riders hanno provato a organizzarsi, rifiutando in blocco l'accordo truffa con scioperi spontanei e riuscendo per la prima volta nel febbraio 2021 a convocare la prima assemblea nazionale e a proclamare il primo sciopero nel marzo 2021, una giornata che ha segnato una lotta unitaria e ha largamente bloccato le consegne in oltre trenta città italiane. Non solo: ha segnato anche una prima conquista, costringendo il colosso del delivery Just Eat ad assumere come lavoratori dipendenti i propri riders, e ha consentito di applicare il contratto previsto per la logistica: per la prima volta quindi i riders hanno ottenuto tariffe orarie, permessi, ferie, Tfr, compensi per il lavoro notturno, indennità per malattie e infortuni.
Oggi il contratto pirata di Ugl è scaduto da tempo, ma lo stesso sindacato, nello schierarsi con la procura di Milano, non mostra nessun imbarazzo nel rivendicare le condizioni indecenti che vi erano contenute, anzi... “Noi sabotati da chi stravolge le regole” proclama “Il nostro contratto di lavoro è nato proprio per garantire dignità salariale e tutele certe ai lavoratori del comparto, non per fornire un alibi a chi vuole fare profitto sulla pelle delle persone” (Corriere della Sera, 14.12.25). In realtà le cosiddette “regole” sono servite ad offrire ampi spazi di manovra alle piattaforme per esigere in pratica tutto l'esigibile. La “dignità salariale” è palesemente inesistente, essendo accertato dall'inchiesta che le paghe dei riders sono state erogate "sotto la soglia di povertà", con compensi medi tra i 2,50 e i 3,70 euro a consegna, compresi i tempi di attesa. Le “tutele”, manco a dirlo, sono altrettanto insussistenti: si richiede di lavorare anche per 12 ore (che possono essere non consecutive) in modalità di cottimo; si è costretti a noleggiare o comprare la bici e a pagarsi tutte le spese in caso di guasti o incidenti, si ha a carico gli attrezzi del mestiere, le divise, i contenitori termici, perfino i berrettini e i caschetti con il logo. In inverno si affronta il freddo e la pioggia, e in cambio delle temperature insostenibili sofferte d'estate, si può ottenere una generosa indennità del 15% in più. Si sta sotto controllo continuo tramite un Gps, e se si verifica un ritardo, per qualsiasi causa, si subiscono penalizzazioni e si ricevono meno ordini. In pratica, un sistema schiavistico, applicato sulle strade di tutte le città e sotto gli occhi di tutti.
Ma sul sito di Glovo si vive in un altro mondo: “Guadagna secondo i tuoi ritmi. Goditi flessibilità, libertà e guadagni competitivi effettuando consegne tramite Glovo” gorgheggia la pagina invitando a candidarsi come prossimi schiavi. “Sei alla ricerca di una nuova sfida? Ambizione, umiltà e lavoro di squadra sono i nostri valori: se li condividi anche tu, mettiti in contatto con noi!”, ribadisce con entusiasmo, rendendo palese quanto il concetto di valori sia opinabile. “Hai la libertà di guadagnare quando vuoi. Basta andare online nell'app quando sei pronto per iniziare e andare offline quando hai finito”. La libertà di guadagnare quanto vuoi...Inutile aggiungere altro.
Aemme