Già nei primi mesi del 2022 i giornali pubblicavano articoli, corredati di cifre e tabelle, su quanto fossero bassi i salari italiani a confronto con quelli degli altri paesi europei. Non solo: si scriveva anche che mentre nella maggioranza degli altri paesi, nel corso degli ultimi decenni, i salari erano aumentati, anche se di poco, in Italia erano diminuiti. A fine 2022 si scopre che, a causa dell’inflazione, mediamente ogni lavoratore dipendente ha perso in un anno 2800 euro. Questi dati ci dicono che soltanto per non retrocedere dalla condizione deplorevole dei salari di inizio 2022 bisognerebbe ottenere un aumento medio immediato di 215,38 euro mensili. Ma se guardiamo ai contratti già firmati e alle piattaforme di quelli ancora in sospeso siamo ben lontani anche dal solo recupero dell’inflazione.
Basta prendere uno dei migliori contratti del settore privato, quello dei chimici-farmaceutici, siglato lo scorso luglio, per rendersene conto. Questa categoria ha ottenuto infatti un aumento di 204 euro al livello D1 (una professionalità medio-alta). Il solito sistema dello scaglionamento fa sì che le buste paga incamerino l’aumento completo solo il primo giugno 2025. Ma a quella data, negli anni precedenti, quanto avrà “lavorato” l’inflazione sui salari? E’ evidente che la “diga” che i contratti nazionali dovrebbero costituire contro l’erosione dei salari è piena di buchi! E non parliamo delle altre categorie per le quali le cose vanno dal peggio al molto peggio.
Le segreterie sindacali sono lontane anni luce dal prendere sul serio in mano la situazione. Perché? Perché condividono con i datori di lavoro le stesse preoccupazioni e gli stessi pregiudizi. Ogni miglioramento delle condizioni di chi lavora, per loro, deve sempre essere condizionato a mille valutazioni sulle “compatibilità”, sul mantenimento della “competitività”, sull’economia nazionale, ecc. siamo arrivati al punto che i datori di lavoro si servono delle lamentele sui bassi salari per chiedere meno tasse per loro, spacciando al pubblico la solita balla sul “costo del lavoro” che sarebbe più alto in Italia che altrove. Nella maggioranza dei casi, i Landini, gli Sbarra e i Bombardieri avallano queste frottole.
Siamo francamente stufi di vederli, questi segretari di Cgil, Cisl e Uil rilasciare interviste nelle quali piagnucolano sulle condizioni economiche e di lavoro degli operai, dei tecnici e degli impiegati, senza nemmeno accennare al fatto che le organizzazioni sindacali di cui sono a capo contano più di 11 milioni di iscritti e che con una forza del genere, se veramente volessero metterla in campo, si potrebbero ottenere ben altre condizioni di salario e ben altro trattamento normativo (sicurezza sul lavoro compresa).
A questo punto, la parola deve toccare ai diretti interessati: ai lavoratori. Sono loro che devono far sentire la propria voce. Per esempio, approfittando di ogni assemblea o di ogni riunione sindacale per porre il problema di una lotta generale di tutta la classe lavoratrice per sostanziosi aumenti salariali. Ancora meglio, naturalmente, sarebbe iniziare degli scioperi spontanei in singole aziende con rivendicazioni salariali, che possano poi costituire un esempio per gli operai delle altre aziende.
Tutte le forme, tutti i modi di comunicazione, organizzazione e agitazione sono buoni. L’importante è muoversi e non lasciare che della vita di milioni di lavoratori decida il governo, la Confindustria o qualche decina di burocrati sindacali.
5 febbraio 2023
Leggi anche:
Nel numero 186 de “L’Internazionale” (Dicembre 2022)
Editoriale: per una rinascita del movimento operaio – Uno sciopero rituale per una finanziaria non rituale – La necessità di una lotta generalizzata Sciopero spontaneo alla Mopar contro la dottrina Tavares – Russia-Ucraina: “bassa possibilità di vittoria” – Iran: la represione non ferma la rivolta – Stati-Uniti: Biden contro lo sciopero dei ferrovieri – Mondiali di calcio: il capitalismo più marcio che mai – Eurodeputato vendesi – Quanto vale la vita se si perde lavorando – Cop 27: il pianeta brucia, i capitalisti guardano alla curva dei loro profitti.
Lotta di classe n° 38- Settembre 2022
Italia: destra e estrema destra verso il potere – I rivoluzionari di fronte alla guerra in Ucraina – Spagna: la sinistra disarma i lavoratori – Sudan: tre anni di rivolta contro la dittatura – Francia: un sistema parlamentare impantanato – l’estrema sinistra nelle legislative – Lutte ouvrière nel movimento trotskista
e gli opuscoli de “l’Internazionale”
Lev Trotsky: la questione ucraina
Settembre 1920, l’Occupazione delle fabbriche
150 anni fa la Comune di Parigi
Da chiedere ai nostri militanti o scrivendo a:
L’Internazionale – Viale Ippolito Nievo 32 – 57121 LIVORNO – ITALIA