A parte i periodici rigurgiti di nostalgia fascista, e le fanfaronate sull’Italia che ora saprebbe farsi rispettare in Europa, quello della Meloni è un governo della grande borghesia, più o meno come i precedenti. Certo con sfumature diverse, dovute all’elettorato di riferimento, con l’occhio attento al tradizionale “zoccolo duro” fascista e a vari settori della piccola imprenditoria, come nel caso dei “balneari”.
L’ultimo esempio è il Decreto del consiglio dei ministri, varato lo scorso 28 marzo, nel quale gli annunciati 5 miliardi che dovevano andare alle famiglie per compensare il caro-bollette da aprile a giugno sono diventati tre. Gli altri due del così detto “Decreto bollette” copriranno in realtà altre spese. Tra queste, 400 milioni di euro che andranno alle grandi imprese energetiche sotto forma di taglio della tassa sugli extra-profitti. Sul piano fiscale, come si legge in un commento apparso su La Stampa del primo aprile, “di fatto, c’è una depenalizzazione dell’omesso versamento sopra i 150 mila euro e dell’indebita compensazione di crediti superiori a 50 mila euro”. Il nostro governo “non fa nessun condono” dice la Meloni. E questo che cos’è?
Soldi alle imprese, sotto tutte le forme, e anche soldi per le spese militari, per finanziare una guerra nella quale la maggioranza della popolazione non vuole essere coinvolta in nessun modo. Sono i capisaldi sui quali continua a basarsi la politica economica del governo, anche in questo caso, in perfetta continuità con quelli che lo hanno preceduto.
I salari operai, invece, rimangono al palo. Senza, per il momento, reazioni significative. Nonostante i grandi cortei e gli scioperi che da mesi animano le piazze francesi, i dirigenti sindacali italiani rimangono immobili e, a quanto pare, completamente “immuni” al contagio della lotta di classe.
Ma non per questo la questione salariale è meno urgente! Dalla realtà delle condizioni economiche di una fetta crescente di lavoratori scaturisce naturalmente la rivendicazione di un minimo salariale mensile che garantisca una vita decente. Ma se sul salario minimo legale si lascerà la parola e l’iniziativa al governo, ai partiti e alla Confindustria, si può stare certi che, nella migliore delle ipotesi, avremo una stabilizzazione della miseria salariale.
O parte un movimento rivendicativo dai luoghi di lavoro, o il salario minimo rimarrà aria fritta o – peggio ancora- finirà per essere un’arma in mano ai datori di lavoro che lo trasformeranno, nei fatti, in tetto salariale, cioè in un “salario massimo”.
3 aprile 2023
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Nel numero 187 de “L’Internazionale” (Marzo 2023)
Editoriale: Verso quali disastri ci stanno portando?- Licenziamenti a valanga – Piombino, Golar Tundra in arrivo – Torino, un anno di lotta dei teleriscaldati – Ucraina-Russia: abbasso la guerra di Biden, Meloni e soci, abbasso quella di Putin! – Turchia: incuria dopo come prima del terremoto – Francia, contro la riforma delle pensioni, i lavoratori reagiscono –
Lotta di classe n° 39- gennaio 2023
Giorgia Meloni, il nuovo volto della reazione – La marcia dei fascisti verso la rispettabilità – Il capitalismo in crisi verso il caos – Crisi, guerre e cambiamenti dei rapporti di forza – Combattività delle masse e direzione rivoluzionaria – La guerra in Ucraina, un passo verso la terza guerra mondiale – L’ex Segretariato Unificato di fronte alla guerra in Ucraina – Rovesciare il capitalismo, una necessità!
e gli opuscoli de “l’Internazionale”
Lev Trotsky: la questione ucraina
Settembre 1920, l’Occupazione delle fabbriche
150 anni fa la Comune di Parigi
Da chiedere ai nostri militanti o scrivendo a:
L’Internazionale – Viale Ippolito Nievo 32 – 57121 LIVORNO – ITALIA