Internazionale

Cent’anni dopo, la lezione dell’ottobre 1917

La commemorazione della rivoluzione russa e soprattutto dell’insurrezione d’ottobre ha fatto versare molto inchiostro… da parte dei sostenitori dell’ordine costituito. Quelli che fanno professione d’anticomunismo hanno fatto di tutto per denigrare il primo potere operaio e presentarlo come una dittatura che sarebbe stata soltanto un preludio a quella di Stalin. Non c’è nulla di cui stupirsi. Cent’anni dopo, l’odio per questa rivoluzione è sempre così forte, perché l’ottobre 1917 ha rappresentato la più grande vittoria degli oppressi, operai e contadini.

La rivoluzione russa cominciò nel febbraio 1917, in piena guerra mondiale. Tutti coloro che vogliono assimilare questa rivoluzione operaia alla dittatura staliniana evitano di ricordare il macello imperialista, i suoi milioni di morti che occorre invece attribuire alle cosiddette grandi democrazie occidentali. Una parte della stampa quando evoca la rivoluzione d’ottobre insiste sull’arretramento economico di cui sarebbe stata responsabile. Ci vuole una capacità di falsificazione fuori dall’ordinario per affermare una tale colossale menzogna. Così, ad esempio si arriva a sostenere che la produzione industriale della Russia del 1917 era uguale a quella della Germania. Ma l’impero zarista neanche riusciva a fornire le armi ai milioni di contadini che gettava nelle trincee né a nutrirli e vestirli! E se gli operai di Pietrogrado si lanciarono all’attacco dello zarismo, fu proprio a causa di questa guerra.

Il potere dei lavoratori

Dopo la rivoluzione vittoriosa del febbraio 1917, coloro che si proclamavano rappresentanti degli operai consegnarono il potere alla borghesia. Ma se la rivoluzione russa non finì come le altre, fu precisamente perché esisteva un partito che difendeva la prospettiva della conquista del potere politico da parte dei lavoratori stessi.

Dal febbraio all’ottobre 1917, il partito bolscevico prima ultra minoritario si preoccupò di “spiegare pazientemente alle masse”, come Lenin scrisse più volte, che solo un potere degli operai e dei contadini avrebbe potuto risolvere i grandi problemi che gli si paravano di fronte.

Il partito di Lenin sostenne tutte le azioni rivoluzionarie nelle campagne, proprio quando il governo rifiutava la minima riforma agraria. Nelle campagne, nelle città, nelle fabbriche, i bolscevichi spingevano i lavoratori ad organizzarsi, militavano per la presa di controllo della vita quotidiana, della produzione, della spartizione delle terre, da parte dei consigli di delegati, i soviet. Il potere effettivo dei Soviet si estendeva in tutto il paese. Nell’agosto 1917, i lavoratori in armi fecero arretrare le truppe contro-rivoluzionarie del generale Kornilov. I Soviet delle grandi città diventarono in maggioranza bolscevichi, quelli delle campagne seguirono.

L’insurrezione d’ottobre

In questo contesto, le guardie rosse presero il potere a Pietrogrado praticamente senza colpo ferire, ed alcuni colpi di cannone bastarono per fare fuggire tutti i membri del governo. Il congresso panrusso dei Soviet, riunito in seguito, si trovò depositario di questo potere di un nuovo tipo: quello degli oppressi, degli operai, dei soldati, dei contadini. Il rovesciamento del regime si era compiuto nei rapporti di forza sociali e nei cervelli prima di concretizzarsi sul terreno.

Il nuovo regime poté appoggiarsi completamente sulle masse. Le prime misure del potere operaio avevano di che preoccupare tutti i governi del mondo. Il decreto sulla terra stabiliva che coloro che fino ad allora se l’erano accaparrata erano espropriati, che lo Stato ne diveniva il proprietario e ai contadini stessi toccava dividersela. Le nazionalità oppresse si vedevano riconoscere il diritto di emanciparsi dalla tutela russa. I trattati segreti furono pubblicati. I ministeri furono occupati da lavoratori pronti a farli funzionare nonostante il sabotaggio e la resistenza degli ex funzionari. La resistenza delle classi abbienti fu sconfitta dai lavoratori in armi. In pochi anni, nonostante le inaudite difficoltà legate alla guerra mondiale, all’intervento delle potenze imperialiste contro la Russia rivoluzionaria ed alla miseria generale, il nuovo regime eliminò le vestigia feudali della società russa ed il potere della borghesia.

Checché sia avvenuto poi della Russia sotto la dittatura staliniana, gli operai russi hanno dimostrato che tale rivoluzione era possibile e che una società diretta dagli oppressi stessi si poteva costruire. Questa oggi resta una lezione fondamentale per tutti gli oppressi ed è proprio questa lezione che politici e giornalisti borghesi vorrebbero per sempre far dimenticare loro. Non vi riusciranno.

M.A.


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