Internazionale
Venezuela

La destra vuole sbarazzarsi del regime chavista di Maduro

Da “Lutte de classe” n°186 – Settembre – ottobre 2017

Le difficoltà che affronta la classe lavoratrice del Venezuela sono più forti che mai. Certamente, le derive autoritarie del potere sono soprattutto una risposta all’offensiva delle cosiddette forze dell’opposizione democratica, incarnate princi­palmente da personalità appartenenti all’alta borghesia del paese e alle forze politiche al loro servizio. Non per questo occorre sollevare il regime dalle sue responsabilità in questo decorso, né negare la nascita, in Venezuela, di uno strato di profittatori, piccoli, medi e grandi legati al regime, né chiudere gli occhi sulla corruzione che si è sviluppata.

Non abbiamo mai pensato che il regime di Chavez, il chavismo, il cui obiettivo non è quello di attaccare il capitalismo ma semplicemente di “riformarlo” in funzione degli interessi del “popolo” venezuelano, offra una prospettiva valida a lungo termine alle popolazioni sottoposte ai diktat dell’imperialismo e dei suoi trust. Su questo terreno, molti tentativi si sono succeduti da più di un secolo in America latina. È accaduto a Cuba, in Nicaragua, in Cile, in Uruguay, per fare soltanto alcuni esempi.

Come altre correnti che si dicono “populiste”, bolivariane, castriste, guevariste, socialiste, i chavisti hanno tentato di allentare il giogo imposto dall’imperialismo americano, sperando di poterlo fare nello stretto ambito delle frontiere nazionali. Queste correnti hanno avuto l’audacia di prendere la testa di lotte radicali, ma ciò che le accomuna è la non volontà e l’incapacità di preparare la classe operaia alla lotta per il rovesciamento del capitalismo su scala mondiale.

Nonostante i loro molteplici tentativi, in mancanza di una prospettiva comunista rivoluzionaria, le lotte si svolgono nell’ambito di ogni paese, mentre la borghesia, i possidenti conducono, indipendentemente dalle loro rivalità, la propria guerra sociale su scala mondiale.

Le nostre critiche a questi tentativi non si devono confondere con quelle dell’opposizione di destra del Venezuela, sostenuta o persino incentivata – ed è significativo – da sedicenti democratici come Trump negli Stati Uniti, la cui concezione della democrazia è al servizio dei più potenti saccheggiatori del pianeta. Tali dirigenti si preoccupano soprattutto di garantire ai capitalisti la libertà di sfruttare. Criticano Maduro ed il suo regime negli stessi termini e per le stesse ragioni per cui ieri criticavano Fidel Castro ed il regime cubano che avevano osato sfidare l’imperialismo americano a poche miglia dalla Florida. Scegliamo il nostro campo, le nostre solidarietà sono senza acquiescenza, ma anche senza ambiguità.

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La crisi politica venezuelana si è approfondita durante l’estate del 2017, tra l’altro in seguito alla pubblicazione dei risultati delle elezioni all’assemblea costituente. Il conflitto istituzionale tra la presidenza di Maduro, successore di Hugo Chavez, e l’opposizione di destra raggruppata nella MUD (“piattaforma dell’unità demo-cratica”), maggioritaria in Parlamento dalle ultime elezioni svoltesi nel dicembre 2015, ha portato ad uno scontro permanente; Maduro si mantiene al potere grazie all’esercito e ad un certo sostegno delle classi popolari, mentre la destra tenta di cacciarlo con tutti i mezzi.

La convocazione di un’assemblea costituente è stata la risposta di Maduro e del regime chavista al boicottaggio permanente che la destra oppone al governo. Infatti, il rifiuto dei governi chavisti da parte della destra e dei suoi partiti dura dall’elezione di Chavez nel 1999. Il motivo è che il chavismo li ha allontanati dall’apparato di Stato e dalle sfere dirigenziali dell’economia, dove si gestisce la ridistribuzione delle rendite petrolifere. Occorre ricordare che lo Stato del Venezuela è uno dei grandi produttori mondiali di petrolio membri dell’OPEC, e che sopravvive e paga i suoi funzionari principalmente grazie ai redditi di questa materia prima. La borghesia venezuelana, redditiera, trae la parte principale dei suoi profitti da questa unica risorsa, direttamente o indirettamente. Era la corruzione endemica di questa struttura statale a garantire il potere dell’oligarchia. Chavez, una volta giunto al potere, ha allontanato questi politici ed alti funzionari.

La destra si organizza contro il regime chavista

La piattaforma dell’opposizione, la MUD, i cui capi noti sono Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado ed Henrique Capriles, rappresenta le famiglie dell’oligarchia che governava tradizio­nalmente il paese e che, dal 1999, vuole ad ogni costo riappropriarsi del potere politico.

Questi politici hanno prima sostenuto il mancato colpo di stato contro Chavez nel 2002, per poi organizzare la MUD, fare campagna per il boicottaggio delle elezioni, senza trovare un grande riscontro; in seguito hanno partecipato alle elezioni, senza ottenere la maggioranza. Ad ogni sconfitta elettorale, denunciavano frodi e la “dittatura” chavista, alternando le manifestazioni di piazza agli scioperi per destabilizzare il regime che si richiamava alla “rivoluzione bolivariana”. Solo nel 2015 la destra, del resto accusata di frode dai tribunali, è riuscita a raccogliere una maggioranza in Parlamento.

A partire dalla morte di Chavez nel 2013 e dall’elezione di Maduro come suo successore, la destra ha dato vita ad una combinazione di accuse di broglio elettorale nei confronti dello stesso Maduro e di appelli all’insurrezione militare ed allo sciopero generale. Alcune settimane fa, essa ha chiamato ad un referendum per la revoca di Maduro e infine al boicottaggio delle elezioni alla Costituente.

D’altro canto, la MUD è riuscita ad isolare Maduro sulla scena internazionale. Nel momento in cui la destra tornava al governo in tutta l’America latina, in cui solo l’Uruguay aveva un governo collocato a sinistra, il presidente Maduro si è trovato tagliato fuori degli organismi sovranazionali del continente. L’ultimo episodio in ordine cronologico è stato quello del Mercosur. Dietro tali eventi, è facile vedere la mano dell’imperialismo nordamericano e quella dell’U­nione europea, che non ha riconosciuto la validità delle ultime elezioni. Anche il Vaticano si è pronunciato in questo senso.

Occorre sottolineare l’atteggiamento ipocrita degli Stati Uniti e dell’UE, custodi degli interessi imperialisti, nel sostenere la MUD contro Maduro. In Spagna, ad esempio, il governo di destra di Rajoy, che chiude le porte del paese ai migranti africani e ai profughi, che rifiuta l’asilo politico ai Saharaoui del Marocco o ai Rifani che lottano contro il regime di Mohammed VI, accorda lo statuto di profugo a centinaia di venezuelani, oppositori d’estrema destra o semplicemente persone che fuggono dalla situazione economica disastrosa del loro paese; così il governo spagnolo utilizza la crisi politica venezuelana per le sue necessità di politica interna. Sono 250.000 i venezuelani arrivati in Spagna in questi anni.

Di fronte a questa situazione, Maduro ha reagito con la convocazione, domenica 30 luglio, di un’Assemblea costituente per farla finita con il boicottaggio parlamentare della destra. Nono­stante il blocco, nonostante uno sciopero politico fallito e decine di manifestazioni contro il regime, le elezioni si sono svolte con un risultato ufficiale del 41% a favore di Maduro, cioè 8 milioni di elettori, un risultato elevato in questa situazione. Anche se si volesse accettare di riconoscere la “falsificazione” di cui parla l’opposizione, la società Smartmatic che organizzava le elezioni ha dato la cifra di 7 milioni e non 8, ciò indica che nel paese esiste ancora, tra le classi popolari, un forte sostegno al regime chavista.

Questo sostegno, certamente, è spesso attenuato da critiche: le misure prese da Maduro non hanno risolto il problema di penuria di cui soffre la popolazione, poiché non hanno mai minacciato d’espropriazione la borghesia redditiera, che cerca disperatamente di tornare al potere.

La crisi economica in Venezuela

La crisi istituzionale e politica, in realtà, non è altro che la manifestazione di una crisi economica, prodotto della crisi del capitalismo mondiale e del calo dei prezzi del petrolio, essendo questa materia prima l’unica fonte di reddito che per un certo periodo aveva permesso il pareggio di bilancio del paese. Sono in primo luogo le classi popolari a farne le spese, colpite dalla penuria di prodotti di prima necessità: prodotti alimentari, medicine. Anche le classi medie sono colpite e molti, tra coloro che vi appartengono, scelgono l’emigrazione.

Fino ad oggi, il chavismo aveva ottenuto la stima ed il riconoscimento delle classi popolari per lo sviluppo dei servizi pubblici essenziali, della sanità e dell’istruzione, attraverso le “missioni”, come pure mediante la difesa dei diritti dei lavoratori, ciò che certamente i partiti dell’oligarchia non hanno mai fatto. La caduta dei redditi petroliferi ha reso impossibile il proseguimento di tale politica. E, contrariamente a ciò che sostiene Maduro, il problema non è quello di avere una borghesia traditrice e accaparratrice da sostituire con una “patriota”; si tratta, semplicemente, del sistema capitalistico e delle sue crisi.

Tutto sommato, Maduro gode ancora di un sostegno importante fra le classi popolari. Fino a quando? La strada che ha scelto, che consiste nel cercare di dare legittimità al suo governo mediante elezioni, truccate o meno, non è una soluzione. L’opposizione lo ha isolato sulla scena internazionale e le istituzioni del paese soffrono degli stessi difetti che hanno causato il logoramento dei partiti politici tradizionali. Se perderà progressivamente il sostegno popolare, il suo isolamento crescerà sempre di più; come è avvenuto per altri regimi nazionalistici dell’America latina, e recentemente anche in Nicaragua e in Brasile, il paese cadrà sotto il giogo di governi fantocci agli ordini degli Stati Uniti, e soprattutto del capitale.

La via del colpo di stato resta aperta per la destra, che non esiterà ad impegnarsi in tal senso qualora non potesse rovesciare il chavismo con altri mezzi. Si sa cosa ciò significherebbe per le classi popolari. Fino ad oggi, la MUD non ha ottenuto i risultati che aveva previsto e si è mostrata incapace di attrarre ampi strati delle classi popolari per far pendere la bilancia a suo favore. La popolazione povera, infatti, sa benissimo che questa opposizione cerca solo di prendere il posto dei dirigenti chavisti per sfruttare meglio le classi lavoratrici.

Da Voz Obrera (Spagna – UCI) 11 agosto 2017


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