Internazionale

Un carteggio tra Lutte ouvrière e Lotta comunista

Da “Lutte de classe” n° 186 – Settembre – ottobre 2017

Nel corso del 2016, l’organizzazione italiana Lotta comunista si è rivolta a Lutte ouvrière per chiedere un confronto sui grandi eventi mondiali, ritenendo che “per organizzazioni come le nostre“ e “in un mondo in cui tempeste economiche, politiche e sociali si annunciano“ era necessario avere uno scambio sui nostri punti di vista. Essa citava in particolare “l’ordine imperialista rimesso in discussione in numerose regioni del pianeta“ e “il forte sviluppo quantitativo del proletariato nel mondo, in cui la classe operaia cinese si distingue per importanza“.

Lutte ouvrière non poteva che trovare positivo tale gesto, poiché giunto da un’organizzazione che a tutt’oggi si distingue con la sua pretesa di rappresentare da sola il vero marxismo, o addirittura di essere “il partito-scienza“. Tuttavia, il fatto di accettare incontri ed eventualmente una discussione con un’organizzazione implica di essere informati il più completamente possibile delle sue azioni. Visto che Lotta comunista è accusata, in Italia, di aver attaccato fisicamente ed impedito una riunione di militanti di Bergamo critici nei suoi confronti, abbiamo chiesto qual era la sua versione dei fatti. Lotta comunista ha allora ritenuto opportuno giustificare il suo comportamento in una lettera di cui pubblichiamo alcuni passaggi:

“i cosiddetti fatti di Bergamo (che continuiamo a considerare inconsistenti politicamente) richiedono alcune considerazioni più generali. Occorre che teniate presente che la nostra organizzazione è radicata e ha un suo peso in Italia, e non solo, perché ha saputo resistere ad un furibondo attacco dello stalinismo, ossia del PCI e di molti gruppi e gruppetti che si misero al suo servizio. Tra il 1973 ed il 1976, dovemmo sostenere una durissima battaglia a Genova e a Milano. […]

Dopo le esperienze degli anni Settanta, decidemmo che non avremmo permesso a nessuno di insultare, calunniare o, peggio ancora fare opera di delazione contro la nostra organizzazione. Ed è ancora così. Per chiarire meglio: chi scrive su fogli, pagine, giornaletti o giornali che Lotta comunista è un’organizzazione mafiosa, compie atti mafiosi, usa metodi mafiosi, non solo insulta i nostri militanti, simpatizzanti e migliaia di nostri sostenitori, ma compie opera di calunnia delatoria. La mafia in Italia è un’orga­nizzazione criminale, l’associazione mafiosa è un reato perseguito dagli organi dello Stato.

(…) Ciò detto, i fatti di Bergamo restano per noi una baruffa fra studenti: 4-5 da una parte, 7-8 dall’altra. Tra quei ragazzotti che avevano organizzato la riunione erano presenti alcuni che si erano resi colpevoli di insulti, calunnie e delazioni nei nostri confronti. La confusa appartenenza politica di questi ultimi non è più rilevante. I nostri giovani simpatizzanti hanno reagito. L’aggressione fisica cui si fa riferimento è stata un semplice ceffone ad un giovane che non ha evidentemente il senso delle proporzioni.

(…) Siate certi. Se smettono di insultare, calunniare e fare opera di delazione, nessuno si occuperà più di loro, proprio nessuno in Italia, ve lo garantiamo. Siamo assolutamente certi di essere sul terreno del comunismo, che non può che essere rivoluzionario, vale in Italia, vale ovunque. Siamo orgogliosi della nostra militanza, del nostro sviluppo, qui e in Europa. Altrettanto francamente, vi diciamo però che se “altri gruppi politici“ si permettessero di insultare, calunniare, fare opera di delazione o comportarsi come da vere e proprie spie nei confronti della nostra organizzazione, li tratteremo come meritano e come è sempre stato nella storia del movimento rivoluzionario. Non è questione di “democrazia operaia“, formulazione assai ambigua, sempre utilizzata in Italia dal PCI nei nostri confronti“ [...].

Saluti comunisti,
Pino Lelli, Massimo Bigongiali

Lutte ouvrière ha allora risposto in una lettera del 17 marzo 2017 di cui ecco anche alcuni estratti:

« Cari compagni,

Vi avevamo espresso le nostre preoccupazioni a proposito delle notizie a noi pervenute su quello che era successo a Bergamo il 4 febbraio di quest’anno. Le vostre risposte confermano pienamente che avevamo ragione di preoccuparci. Alle nostre domande sui fatti avvenuti a Bergamo il 4 febbraio, rispondete parlando di una vostra battaglia condotta contro gli stalinisti a Milano e Genova... “tra il 1973 e il 1976”. Ma davvero una vostra battaglia di quarant’anni fa dovrebbe giustificare per tutti i decenni successivi le azioni di Lotta Comunista?

Come organizzazione trotskista, abbiamo dovuto lottare per anni contro lo stalinismo per imporre il nostro diritto di esprimerci, in particolare nelle fabbriche. (...) Ma non ci verrebbe mai in mente di fare di questo passato un motivo per cercare di far tacere i militanti che criticano la nostra organizzazione. A questi dobbiamo rispondere politicamente, a partire dalla situazione che viviamo oggi, perché quando si fa politica è così. Ci sembra incredibile che con la vostra pluridecennale esperienza voi non l’abbiate capito.

(..) Ecco però che in Italia, quando alcuni hanno parlato o parlano, riferendosi al vostro operato, di “metodi mafiosi”, o addirittura di “mafia”, li accusate di “delazione”. Ma è evidente per chiunque si serve del proprio cervello che non vi stanno accusando di far parte della cosiddetta “onorabile società” siciliana (...): esprimono una critica sui vostri metodi. Certamente non è piacevole ricevere critiche simili, e anche i termini possono essere discutibili. Noi in questi casi preferiamo parlare di metodi stalinisti, ma il termine non è certamente più lusinghiero, e d’altra parte i metodi stalinisti sono spesso una copia di quelli mafiosi.

(…) Purtroppo non è una sorpresa per noi. Sapevamo che avevate avuto questi atteggiamenti in passato, ma si poteva sperare che fossero iniziative isolate, o che il capitolo fosse chiuso. Invece constatiamo che non è questo il caso, anzi – ancora peggio - la vostra lettera ci dimostra che fanno parte di un sistema di pensiero e di una logica d’intervento.

In queste condizioni sarebbe davvero surreale proseguire, come se niente fosse, con incontri dedicati alla natura dell’economia cinese. Il confronto sulle grandi questioni imposte dal corso mondiale del capitalismo ha senso solo tra rivoluzionari sinceramente preoccupati di definire insieme una politica per i lavoratori, e quindi pienamente rispettosi dei principi della democrazia operaia, che nella vostra lettera voi definite ambigui. Per noi sono ben chiari: si tratta del semplice rispetto del diritto della classe operaia di scegliere democraticamente i suoi rappresentanti tra le varie tendenze politiche presenti al suo interno. Non possiamo che constatare con quanta leggerezza calpestate dei principi che noi consideriamo basilari. Non vogliamo né perdere tempo in una discussione che non ha più significato, né contribuire a darvi una legittimazione.

D’altra parte ciò che pensiamo della Cina, della crisi economica, dell’imperialismo e della situa­zione politica mondiale, lo potete sapere dai nostri testi. Il nostro intervento, la nostra politica e tra l’altro la nostra attuale campagna elettorale in Francia li potete seguire attraverso la nostra stampa. (...) Per quanto ci riguarda, abbiamo i vostri giornali e i vostri libri e siamo informati della situazione in Italia. Ciascuno ha la possi­bilità di seguire la politica dell’altro e di farsi un’opinione. Se i vostri metodi cambiano, trove­rete il modo di dimostrarlo, a noi e a tutti.

Saluti comunisti rivoluzionari,

Per Lutte ouvrière, Nadia Cantale, André Frys

È auspicabile, ed anche indispensabile, che orga­nizzazioni che fanno riferimento al comunismo rivoluzionario, e che inoltre militano in paesi vicini, confrontino i loro punti di vista, e ciò anche se hanno storie e tradizioni politiche molto diverse. Lutte ouvrière rifiuta però che tale confronto possa essere interpretato da altri militanti come una legittimazione anticipata dei comportamenti di un’organizzazione e quindi ci tiene a rendere pubblico questo carteggio.


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