Internazionale
Francia

I risultati di Lutte ouvrière, NPA e PCF nelle elezioni legislative

Da "Lutte de classe" - Luglio/agosto 2017

I risultati di Lutte ouvrière

Lutte ouvrière presentava candidati in 553 collegi, di cui 539 nelle circoscrizioni elettorali della madrepatria, sei nell’Isola della Réunion e otto in Guadalupa e Martinica, come candidati comuni con l’organizzazione trotskista antillana Combat ouvrier. Abbiamo ottenuto complessiva­mente 159.470 voti, cioè lo 0,72% dei suffragi espressi in questi 553 collegi. Sono risultati modesti, ma in lieve aumento rispetto a quelli delle elezioni legislative del 2012, in cui avevamo ottenuto 126.522 voti (lo 0,50% dei voti espressi in 552 colleggi). Alle elezioni europee del maggio 2014, avevamo ottenuto 213.633 voti, cioè l’1,14% e alle regionali del dicembre 2015 320.054 voti (l’ 1,5%) nelle 13 regioni dove ci eravamo presentati. Infine, alle elezioni presiden­ziali del 23 aprile 2017, Nathalie Arthaud aveva ottenuto 232.384 voti (lo 0,64%).

In queste elezioni legislative, l’astensione ha raggiunto al primo turno il livello record del 51,2% su scala nazionale, e tassi ancora più elevati nei comuni e nei quartieri popolari, con più del 70% a Aubervilliers, Bobigny e Clichy- sous-Bois nel dipartimento della Seine-Saint- Denis, nella periferia di Parigi.

Abbiamo ottenuto almeno l’1% dei voti in 83 collegi, cosa che ci darà diritto al finanziamento pubblico dei partiti. I nostri candidati ottengono i loro migliori risultati nelle zone più operaie del paese, in particolare nel Nord, come il Pas-de-Calais, la Seine-maritime o la Seine-Saint- Denis. E ancora l’1,74% a Vaulx-en-Velin e l’1,61% a Vénissieux (Rodano), il 2,20% a Oissel ed il 2,12% a Petit-Quevilly (Seine-maritime), l’1,85% a Ribécourt (Oise) o anche il 2,66% a Pantin - Aubervilliers (Seine-Saint-Denis), dove si candidava Nathalie Arthaud. In molte zone di La Réunion, Martinica e Guadalupa, superiamo l’1,5% o il 2%. I nostri lettori troveranno sul sito Internet di Lutte ouvrière il dettaglio dei nostri risultati, collegio per collegio.

I risultati dell’estrema sinistra e del PCF

L’NPA era presente in 27 collegi, e non più i 366 del 2012. Negli altri collegi, nonostante la sua indicazione nazionale di votare per i candidati di Lutte ouvrière laddove non c’erano candidati NPA, i suoi militanti hanno dato indicazioni di voto molto variabili: per il PCF, per la Francia ribelle di Mélenchon, per Lutte ouvrière, per la “sinistra tranne il PS”, oppure nessuna indicazione di voto (vedere in questo stesso numero l’articolo “l’NPA in cerca di una politica”). L’NPA, che quindi non ha fatto una campagna nazionale, ha avuto risultati modesti, totalizzando 5.460 voti, cioè lo 0,53% nei 27 collegi dove era presente. Quanto al POID (Partito operaio indipendente – democratico, scissione del POI), presentava 63 candidati, totalizzando 8.382 voti (lo 0,37%degli espressi in questi collegi), mentre da parte sua il POI (Partito operaio indipendente) non presentava alcun candidato e sosteneva la Francia ribelle di Mélenchon.

Per riassumere, il ministero degli Interni ha registrato circa 650 candidati d’estrema sinistra. Anche se il perimetro di questa categoria politica è soggetto a discussione, i risultati corrispondenti sono un’indicazione. Queste cifre mostrano che, se la nostra corrente resiste, la tendenza generale è quella di un arretramento dell’estrema sinistra, sia per il numero di candidati che presentava che per il numero dei voti che ha raccolto.

Il PCF dal canto suo ha totalizzato in queste legislative del 2017 solo 615.487 voti (2,72%). Anche se, grazie ad alcune roccaforti ed ai buoni riporti dei voti tra primo e secondo turno, è riuscito a mantenere undici deputati, esso ha ottenuto certamente il numero di voti più basso della sua storia nelle elezioni legislative. I suoi risultati hanno sofferto della presenza della Francia ribelle di Mélenchon, in concorrenza con il PCF. Francia ribelle ha conseguito i suoi migliori risultati nei comuni e nei territori dove il PCF ottiene tradizionalmente buoni risultati. Il PCF può prendersela solo con se stesso, poiché ha sostenuto l’ex senatore PS in due elezioni presidenziali successive, nel 2012 e nel 2017, contribuendo così alla dinamica della Francia ribelle.

Il confronto degli odierni risultati del PCF con quelli delle elezioni legislative del 2012 è difficile, perché allora si presentava in alleanza con il Partito di sinistra di Mélenchon, nell’ambito del Fronte di sinistra (con 1.793.192 voti, cioè il 6,91%). Purtuttavia, nelle elezioni legislative del 2007, dopo il brutto risultato di Marie-George Buffet alle presidenziali (1,93%), il PCF otteneva ancora 1.150.000 voti. Poi, il declino rispetto al decennio precedente è diventato ancora più netto. Il PCF ha pagato così la sua strategia d’unione con la sinistra parlamentare e, in questi ultimi anni, di apertura a Mélenchon.

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Dopo la candidatura di Nathalie Arthaud alle elezioni presidenziali, l’obiettivo di Lutte ouvrière, poiché si presentava alle elezioni legislative in tutto il paese, era quello di fare campagna per un programma, cercare il contatto degli elettori e misurare la sua influenza. Portare le proprie idee nelle classi popolari, anche in occasione delle scadenze elettorali, fa parte dei compiti dei rivoluzionari. Riuscire ad essere presenti in 553 collegi, per noi era già motivo di soddisfazione. In una situazione segnata dall’astensione delle classi popolari, dal successo dei candidati pro-Macron, nonché dall’arretra­mento dell’estrema sinistra e del PCF, i nostri risultati, anche se certamente insufficienti, sono testimoni della permanenza della corrente comunista rivoluzionaria.

19 giugno 2017


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