Internazionale
Quanto costeranno alla popolazione i nuovi sgravi contributivi per le imprese, che si prevede faranno parte della Legge di Bilancio per il 2018? Si parla di tagli ulteriori alla spesa pubblica e di “lotta all’evasione fiscale”. Ma, date le premesse di sempre, c’è da chiedersi cosa sarà tagliato ancora

LA CLASSE OPERAIA PAGA DEBITI NON SUO

I

Il Governo ha aspettato l’autunno per concretizzare l’aumento dell’età minima per l’accesso alla pensione a 66 anni e sette mesi dal 2018, in base all’aumento della speranza di vita. Da una parte il sindacato si è attestato su una doverosa opposizione – non si sa fino a che punto concreta e quanto rituale - dall’altra è cominciato il coro dei politici e dei media minaccianti sfracelli per le casse dell’INPS, qualora l’aumento dell’età pensionabile fosse stato bloccato.
E’ ovvio: qualsiasi spesa realmente utile per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori risulta a priori superflua ed eccessiva, un “lusso” che non ci si può permettere; il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, arriva addirittura a sostenere in un fumoso articolo (“Non usateci come scusa per abbassare l’età della pensione”, 2.10.17) la tesi paradossale che mandare in pensione gli anziani non favorirebbe l’occupazione dei giovani: “le aziende infatti, di fronte a variazioni dell’offerta di lavoro della fascia più anziana, si troverebbero spiazzate [?] e non potrebbero adeguare i propri organici come programmato, con effetti negativi sulle possibilità occupazionali dei più giovani”. Tutto fa brodo per sostenere che sarebbe senz’altro più utile rendere strutturali gli sgravi fiscali per l’assunzione di questi stessi giovani in questione; nella prossima finanziaria si parla di un dimezzamento dei contributi sui nuovi rapporti “stabili” per i primi 2/3 anni di lavoro, fino ad un tetto di circa 3000 euro…Salvo scoprire, nei prossimi mesi o anni, che saranno serviti solo a riempire le casse delle imprese.

Fatto sta che la famosa speranza di vita, in base alla quale si ritiene indispensabile l’aumento dell’età pensionabile, non sembrerebbe rispondere alle stime previste. Certo, l’aspettativa di vita non può crescere all’infinito: e infatti la Legge Fornero si era assicurata che, cresciuta o no, dal 2021 l’età minima per la pensione fosse 67 anni. Ma nel 2015 questa speranza di vita è diminuita anziché aumentare. Nel 2016 è leggermente aumentata, ma nel primo trimestre del 2017 - secondo i dati recentemente diffusi dall’ISTAT – sembra subire un calo perfino più alto che nel 2015: se i dati registrati nei primi tre mesi dell’anno saranno confermati, la mortalità sarà arrivata a 700.000 decessi, cresciuta del 2% rispetto al 2015. E’ un dato abbastanza impressionante, se si pensa che si è avuto questo numero di decessi solo nel 1944, in piena guerra mondiale. Ed è un dato che non si spiega a sufficienza con l’invecchiamento della popolazione, che avrebbe potuto causare un aumento molto minore, dell’ordine di poche migliaia. D’altra parte il quintile di popolazione più ricco ha condizioni di salute molto migliori degli altri quintili: quindi anche conservare la salute è un problema di classe sociale.

La spesa sanitaria pubblica infatti è diminuita negli anni della crisi, e – secondo un’indagine dell’Osservatorio Salute - i deficit dei bilanci regionali si sono ridotti soltanto con il blocco o la riduzione del personale sanitario, e il contenimento dei consumi. Negli ultimi anni sono stati tagliati 70.000 posti letto negli ospedali senza sostituirli con altri interventi. Medici e personale ospedaliero sono spesso precari, non di rado assunti con contratti interinali, e costretti a turnazioni gravose per sopperire alle carenze di personale. Straordinari non pagati sono all’ordine del giorno, e spesso si saltano anche i turni di ferie. Inevitabile, se si pensa che la spesa per il personale, in rapporto alla popolazione, è diminuita del 4,4% soltanto negli anni dal 2010 al 2013. Nonostante gli sforzi, spesso non è possibile riuscire a fornire un servizio all’altezza di un Paese civile, e di fatto nel 60% delle strutture ospedaliere sono previste oltre 12 ore di attesa per un ricovero da Pronto Soccorso, e ci sono file di attesa anche di mesi per visite ed esami. Si spende pochissimo in prevenzione delle malattie (solo il 4,2% della spesa sanitaria totale), mentre i ticket su visite e analisi sono talmente aumentati che spesso le persone sono portate a evitare di ricorrervi. Secondo la Fondazione Banco Farmaceutico, 3,9 milioni di persone non possono più permettersi cure adeguate nemmeno per le malattie più gravi. Difficile il confronto anche con altri Paesi europei, se si pensa che in Germania, ad esempio, la spesa sanitaria pro-capite è più alta del 68% rispetto a quella italiana.

D’altra parte, l’Italia detiene un record in fatto di evasione fiscale: 111 miliardi all’anno da parte di imprese, professionisti e lavoratori autonomi. Secondo Repubblica del 4.10.17, abbastanza per “coprire le spese sanitarie della nazione per un anno intero”. Quindi la classe operaia è chiamata a pagare debiti che non sono i suoi, costretta a rinunciare nello stesso tempo alla propria salute e alla propria pensione.

Aemme


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