Internazionale
FRANCIA

I lavoratori contro gli attacchi di Sarkozy e dei padroni.

Il 7 e il 23 settembre in Francia sono stati due giorni di scioperi e manifestazioni dei lavoratori contro il progetto del governo Sarkozy di aumentare l’età della pensione da 60 a 62 anni. In queste due occasioni più di un milione di lavoratori sono scesi in piazza e hanno partecipato ad uno dei più di duecento cortei organizzati in tutto il paese. E il movimento di protesta dovrebbe andare avanti.

Se passa il progetto di Sarkozy, l’età dalla quale si potrebbe scegliere di andare in pensione dovrebbe passare da 60 a 62 anni Ma in realtà per avere una pensione a tasso pieno bisogna avere maturato 40 anni e mezzo di contributi, che saliranno a 41 nel 2012, per cui già molti lavoratori devono aspettare oltre i 60 anni per andarsene in pensione. Inoltre l’età richiesta per poter godere di una pensione a tasso pieno, per chi non ha maturato questi anni di contributi, dovrebbe aumentare da 65 a 67 anni. La "riforma" delle pensioni modello Sarkozy verrebbe aggiungersi alle altre varate in questi anni : aumento degli anni di contributi da 37 anni e mezzo a 40 con l’obiettivo di 41 anni, modifica della base di calcolo della pensione: la media dei 25 ultimi anni di lavoro invece della media dei dieci migliori anni. Inoltre: modifica dell’indicizzazione. Il risultato è già una diminuzione effettiva delle pensioni percepite. Ci si aggiunge il livellamento dei requisiti per andare in pensione tra pubblico e privato, ovviamente alle peggiori condizioni, con il pretesto dell’"equità".

Questo nuovo progetto di peggioramento delle condizioni è considerato ingiusto ed è respinto da una maggioranza della popolazione. Governo e giornalisti ripetono ogni giorno che, negli ultimi decenni, l’aspettativa di vita è aumentata e quindi bisogna accettare di lavorare più a lungo. Ma negli stessi anni la produttività del lavoro e la quantità di ricchezze prodotte sono più che raddoppiate, per cui basterebbe dedicarne una percentuale un po’ maggiore alle pensioni per potere mantenere le stesse condizioni. Ma in realtà questa ricchezza serve innanzitutto a mantenere ed aumentare i profitti capitalisti, la cui parte nel reddito nazionale è aumentata. I padroni vogliono pagare sempre meno per le pensioni e gli oneri sociali in generale, e questo è il vero motivo della cosiddetta "riforma" delle pensioni, in Francia come negli altri paesi.

Certamente il problema non è solo delle pensioni. In questo periodo di crisi la grande borghesia, padroni, banchieri, azionisti, non possono più garantire la crescita della loro fortuna con lo sviluppo economico e l’aumento della produzione. Allora cercano di fare pagare sempre più i salariati e le classi popolari, a cui i padroni fanno la guerra su più fronti. Licenziano, per ottenere più lavoro da meno operai con il pretesto della concorrenza e della competitività, aumentano i ritmi di lavoro, impongono contratti precari. I padroni si fanno aiutare dallo Stato che di conseguenza spende sempre meno per i servizi pubblici, trasporti, scuola, sanità, tutele sociali e tutto ciò che è utile alla popolazione.

Naturalmente questa situazione si traduce con un discredito del governo. I consensi a favore di Sarkozy sono ai minimi e questi cerca di distogliere l’attenzione con le sue campagne per la sicurezza, contro gli immigrati e in ultimo contro i rom, sperando che la popolazione si lascerà trascinare in questa guerra dei poveri. Da parte sua l’opposizione, e in primo luogo il Partito Socialista, spera che il malcontento generale giocherà a suo favore e gli permetterà di vincere le prossime elezioni, nel 2012. Esso si dichiara opposto a "questa" riforma delle pensioni, ma aggiunge che una riforma è necessaria, il che significa prendere per buoni gli argomenti del governo, e non a caso : è chiaro che se questa opposizione torna al governo nel 2012, essa ubbidirà alle stesse logiche dettate dai padroni e dai banchieri. Se i lavoratori non glielo impediscono.

Quindi la lotta non è finita. Si può ancora fermare questo nuovo attacco contro le pensioni, e quindi la mobilitazione deve continuare a crescere. Ma non solo : il problema posto è quello di una controffensiva della classe operaia che imponga una battuta d’arresto a un andamento dei rapporti sociali sempre più sfavorevole e costringa i capitalisti a pagare le spese della crisi di cui sono gli unici responsabili. E c’è da sperare che le attuali mobilitazioni aiutino a fare crescere la volontà degli operai di rispondere "tous ensemble" (tutti insieme) agli attacchi che subiscono da troppo tempo.

A. F.


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