Internazionale

L’esecuzione di Sacco e Vanzetti

Gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, immigrati italiani in America, morivano sulla sedia elettrica novanta anni fa, in una prigione di Boston. Era il 22 agosto. Si concludeva così una lunga battaglia, non solo legale ma anche politica, iniziata con il loro arresto nel 1920.

L’entrata in guerra degli Stati Uniti, nel 1917, incontrò una decisa contestazione da parte di buona parte del movimento operaio. I socialisti, gli anarchici e il sindacato rivoluzionario degli Industrial Workers of the World (IWW) furono i più attivi tra gli antimilitaristi e animarono un’accesa campagna contro la coscrizione. Comprendendo pienamente la natura imperialista della guerra mondiale, in corso in Europa già da 3 anni, gli IWW scrivevano: “Capitalisti d’America, combatteremo contro di voi, non per voi! Nessuna potenza al mondo può far combattere la classe operaia se essa si rifiuta!”. Centinaia di militanti furono arrestati per avere incoraggiato la diserzione, per poi essere condannati a lunghe pene detentive nel corso di grandi processi.

Alla fine della guerra, il paese fu investito da un’ondata di scioperi e di proteste. Una vasta repressione fu condotta sotto la direzione del procuratore generale Alexander Palmer, con molti arresti e retate, i cosiddetti Palmer Raids. Nel 1919, 249 russi furono espulsi verso il loro paese. Nel gennaio 1920, 4.000 persone furono arrestate, detenute per lunghi periodi, ed espulse. Il Congresso restrinse drasticamente l’immigrazione, fino ad allora relativamente libera in un paese in larghissima parte costruito grazie ad essa. Gli italiani, gli ebrei e gli asiatici furono particolarmente presi di mira. Il Ku Klux Klan conobbe una nuova crescita e sviluppò una vasta attività. Di questa “attività” faceva parte l’assassinio di neri e di militanti sindacali. Il Klan arrivò ad avere 4,5 milioni di aderenti nel 1924.

Fu in questo contesto che nella primavera del 1920 un tipografo anarchico, Andrea Salsedo, fu arrestato a New York, interrogato in un palazzo del F.B.I. e trovato morto sul marciapiede dopo essere caduto dal 14° piano, caduta che l’F.B.I. qualificò come… suicidio. Due amici di Salsedo, Sacco e Vanzetti, anche loro militanti anarchici della regione di Boston, furono arrestati il 5 maggio 1920 ed accusati di rapine e dell’omicidio di un cassiere e di una guardia. Nicola Sacco, nato nel 1891, e Bartolomeo Vanzetti, nato nel 1888, erano immigrati arrivati nel 1908, fra due milioni di italiani giunti negli Stati Uniti nel primo decennio del secolo. Rispettivamente “buon calzolaio” e “misero pescivendolo”, come diceva Vanzetti, negavano gli omicidi.

Durante il processo, l’accusa fece ricorso a testimoni sotto ricatto. Al termine del processo, nel luglio 1921, Sacco e Vanzetti furono condannati a morte. In fondo, erano colpevoli di essere anarchici e stranieri, in un periodo di contestazione sociale al quale la borghesia americana voleva porre termine. Seguirono una serie di ricorsi in appello. Inutilmente. Nove persone testimoniarono che all’ora del crimine Sacco era in un’altra città, e sei altre che Vanzetti stava vendendo pesce in un altro posto. “Questo uomo, benché forse non abbia commesso il crimine che gli è attribuito, è tuttavia colpevole moralmente, perché è il nemico delle nostre istituzioni”, disse il giudice Thayer. E il sistema giudiziario americano confermò la condanna dei due uomini.

In un primo tempo limitata, la mobilitazione per Sacco e Vanzetti si allargò. La loro condanna diventò il simbolo dell’ingiustizia. Nel contesto di riflusso del movimento operaio alla metà degli anni 1920, l’Internazionale comunista in corso di stalinizzazione se ne appropriò. Spesso in concorrenza con le proteste degli anarchici, organizzò in molti paesi una campagna per i due militanti.

Nel 1926 e 1927, le manifestazioni si moltiplicarono, in particolare negli Stati Uniti, in Canada, in Europa, ma anche in Sudafrica, in America latina, Giappone e Australia. La mobilitazione fu al vertice nell’agosto 1927. A Copenaghen, migliaia di dimostranti affrontarono la polizia. A Ginevra, almeno 5.000 persone attaccarono la sede della Società delle nazioni (SDN), rovesciando automobili americane e distruggendo i locali della American Express.

Nonostante tutto questo, nella notte del 22 agosto 1927, Sacco e Vanzetti furono giustiziati. In un’ultima lettera a suo figlio Dante, al quale si rivolgeva chiamandolo “figlio e compagno”, Nicola Sacco scrisse: “…dividi sempre le tue gioie con quelli più infelici, più poveri e più deboli di te e non essere mai sordo verso coloro che domandano soccorso. Aiuta i perseguitati e le vittime perché essi saranno i tuoi migliori amici, essi sono i compagni che lottano e cadono, come tuo padre e Bartolomeo lottarono e oggi cadono per aver reclamati felicità e libertà per tutte le povere cenciose folle del lavoro. In questa lotta per la vita tu troverai gioia e soddisfazione e sarai amato dai tuoi simili”.

Nel 1977, Sacco e Vanzetti sono stati riabilitati su richiesta dell’allora governatore del Massachusetts, Michael Dukakis. Ma già da mezzo secolo erano stati giudicati innocenti dal movimento operaio cosciente, che aveva condotto una campagna per questi due militanti, vittime dello Stato americano e della sua giustizia di classe. Una giustizia che, negli anni successivi, non ha certo abbandonato l’abitudine di allestire montature, si trattasse dall’esecuzione dei comunisti Ethel e Julian Rosenberg nel 1953 o dell’incarcerazione del militante nero Mumia Abu-Jamal dal 1981.

M. B.


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