Internazionale

Spagna: tra due nazionalismi

Dopo settimane di tensioni, manifestazioni e scontri, il dirigente catalano di destra Carles Puigdemont che aveva preso la testa del movimento per l’indipendenza ha annunciato il 10 ottobre che occorreva fare retromarcia e rimandare a più tardi qualunque decisione sullo statuto della Catalogna.

Nonostante la protesta dei deputati del CUP che è l’ala radicale del movimento catalanista, Puigdemont ha chiamato a riannodare il dialogo con il governo di Madrid. Quali saranno le reazioni delle correnti che compongono il movimento indipendentista, quale sarà la risposta del Primo Ministro Mariano Rajoy? In ogni caso quest’ultimo ha segnato un punto a suo favore.

Nel braccio di ferro che lo oppone ai dirigenti indipendentisti catalani, Rajoy ha riavuto la meglio, in particolare dopo che la maggioranza delle grandi banche che avevano la sede in Catalogna hanno deciso di trasferirla in altre città di Spagna e dopo che molte grandi imprese hanno fatto la stessa scelta.

Un altro elemento aveva fatto pendere la bilancia. L’8 ottobre, una manifestazione ha raccolto centinaia di migliaia di persone a Barcellona dietro slogan che rifiutavano l’indipendenza. I dimostranti che innalzavano bandiere spagnole hanno fatto da contrappeso alle manifestazioni indipendentiste delle settimane precedenti. Questa manifestazione non era ufficialmente organizzata da Madrid ma ha rafforzato la posizione del governo centrale. Ha raccolto persone che volevano semplicemente dire che rifiutavano gli obiettivi avventurosi di Puigdemont e dei suoi, ma anche vari gruppi di destra e d’estrema destra.

Un’altra cosa, che ha conseguenze più pesanti per le classi popolari di tutto il paese, è l’autorevolezza che hanno guadagnato Rajoy ed il suo partito, il Partito popolare (PP), ed il fatto che Rajoy sia riuscito a unire attorno a sé la gran parte delle forze politiche.

Così, la domenica 8 ottobre, la bandiera spagnola non si è vista soltanto a Barcellona e Madrid. È stata esposta alle finestre di tutto il paese, non soltanto nei quartieri chic ma anche in molte zone popolari, dimostrando che i due nazionalismi spagnolo e catalano si stanno rafforzando l’un l’altro.

Per il momento, sono i dirigenti spagnoli che hanno avuto la meglio, tanto più che i dirigenti catalani non hanno trovato i sostegni che speravano da parte dell’Unione europea. Ma qualunque sarà l’esito della crisi, le classi popolari ne faranno le spese se affidano le loro speranze ed i loro interessi ad uno dei due campi. Si troveranno più divise, disorientate, indebolite di fronte ai loro nemici. Poiché questi ora potrebbero avere le mani più libere per imporre il loro potere e la loro politica antioperaia sia in Catalogna che nel resto della Spagna.

H. M.


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