Internazionale
Cento anni fa: Russia agosto – settembre 1917

Il colpo di stato mancato di Kornilov

Sei mesi dopo la rivoluzione di febbraio 1917, il generale Kornilov, nominato dal governo provvisorio di Kerenskij alla testa degli eserciti, si proclamò salvatore della santa Russia. Voleva instaurare la sua dittatura e sbarazzarsi della rivoluzione. Per ciò doveva prima allontanare lo stesso Kerenskij. Quest’ultimo, che se lo aspettava, non ebbe altra via di uscita che chiamare in aiuto il proletariato della capitale e le sue organizzazioni, compreso il partito bolscevico. Ma senza aspettare, furono i marinai di Kronstadt, gli stessi che erano sbarcati a Pietrogrado per affrontare i temibili cosacchi della divisione “Selvaggia”, a entrare in azione. Fecero uscire dal carcere Trotskij ed altri dirigenti del partito bolscevico. In 48 ore, questi coordinarono lo sciopero generale e la mobilitazione dei Soviet contro il colpo di Stato.

Il giornalista inglese Albert Rhyss Williams ne dà una testimonianza nel suo libro “Attraverso la rivoluzione russa”:

“La borghesia, sostenuta dagli alleati e dallo stato maggiore, era anche lei determinata a continuare la guerra. Ne attendevano tre cose: 1° la guerra avrebbe continuato a dar loro profitti enormi basati sui contratti stipulati con l’esercito. 2° in caso di vittoria, avrebbe fruttato loro, come parte di bottino, gli Stretti e Costantinopoli. 3° sarebbe stato un mezzo per evitare di rispondere alle imperiose richieste delle masse per la terra e per le fabbriche.

Praticavano la saggezza della grande Katarina che diceva: “Per salvare il nostro Impero dall’impero del popolo, il mezzo è di dichiarare una guerra e così di sostituire la passione nazionale alle aspirazioni sociali”. Ora, le aspirazioni sociali delle masse russe mettevano in pericolo il potere borghese sulla terra ed il capitale. Ma, se la guerra fosse proseguita, il momento di rendere conto alle masse sarebbe stato rimandato. Le energie assorbite dalla guerra non avrebbero consentito di continuare la rivoluzione. La parola d’ordine “proseguiamo la guerra fino alla vittoria” raccoglieva l’adesione della borghesia.

Ma il governo di Kerenskij non poteva controllare i soldati. Non rispondevano più all’eloquenza romantica di questo personaggio. La borghesia cercò un uomo d’armi. “La Russia deve avere un uomo energico che non tollererà la pazzia rivoluzionaria, ma che governerà con il guanto di ferro. Abbiamo bisogno di un dittatore”, dicevano.

Come uomo d’armi, scelsero il generale Kornilov. Alla conferenza di Mosca, aveva conquistato il cuore della borghesia chiedendo una polizia di ferro e di sangue. Di sua propria iniziativa, aveva introdotto la pena di morte nell’esercito. Con le mitragliatrici aveva massacrato battaglioni di soldati refrattari ed aveva gettato i loro corpi irrigiditi nei canali. Dichiarava che solo un rimedio di questa energia poteva guarire le malattie della Russia.

Il 9 settembre (27 agosto per il calendario russo di allora – NdR), Kornilov pubblicò la seguente proclamazione: “Il nostro grande paese agonizza sotto pressione della maggioranza bolscevica dei Soviet. Il governo Kerenskij agisce in accordo completo con lo stato maggiore tedesco. Coloro che credono in Dio e nelle chiese preghino il signore di fare il miracolo di salvare la nostra patria”. Ritirò dal fronte settantamila – di cui molti erano musulmani -, la sua guardia del corpo turca, dei cavalieri tartari e dei circassi montanari. Gli ufficiali giurarono sulle spade che, quando avrebbero preso Pietrogrado, i socialisti atei sarebbero costretti a terminare la costruzione della grande moschea sotto pena di essere fucilati. Con aerei, autoblindo inglesi e la Divisione Selvaggia assetata di sangue, Kornilov avanzò su Pietrogrado in nome di Dio e di Allah. Ma non prese la città.

In nome dei Soviet e della rivoluzione, le masse si alzarono come un solo uomo per la difesa della capitale. Kornilov fu dichiarato traditore e fuorilegge. Gli arsenali furono aperti e cannoni messi tra le mani degli operai. Brigate di guardie rosse circolarono nelle strade, trincee furono scavate, barricate furono erette in fretta. C’erano nelle file della divisione Selvaggia socialisti musulmani che, in nome di Marx e di Maometto, esortarono i montanari a non marciare contro la rivoluzione. Le loro ragioni e le loro argomentazioni prevalsero. Le forze di Kornilov si sciolsero e il dittatore fu fatto prigioniero prima di avere sparato un solo colpo di cannone. I borghesi furono afflitti nel vedere che la speranza della controrivoluzione svaniva così facilmente sotto i colpi della rivoluzione.

I proletari si trovavano incoraggiati nella stessa misura. Vedevano quanto potenti erano le loro forze e la loro unità. Sentivano di nuovo quale solidarietà legava tutte le frazioni delle masse lavoratrici. Le trincee e le fabbriche si applaudivano. I soldati e gli operai non dimenticarono di rendere un omaggio speciale ai marinai per il ruolo importante che giocarono nell’affare”.

La dimostrazione era fatta: per salvare la rivoluzione, occorreva sbarazzarsi rapidamente del potere della borghesia, concentrando il potere nelle mani degli operai e dei contadini poveri.


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