Internazionale
Francia

Macron all’attacco contro il mondo del lavoro

Il governo francese ha pubblicato a fine agosto i decreti con cui vuole fare passare le sue modifiche del codice del lavoro. È un attacco frontale contro il mondo operaio.

L’attacco principale consiste nel demolire il contratto di lavoro, permettendo al padronato di rimetterlo in discussione quando vuole, come vuole. Potrà farlo con “accordi aziendali” di fronte ai quali i lavoratori dovranno inginocchiarsi, sotto la pressione della disoccupazione e la minaccia di dovere trovarsi per strada. Con la riduzione e la fissazione di tetti per le indennità in caso di licenziamento, il padronato avrà la garanzia che anche se questo sarà riconosciuto pretestuoso e senza giusta causa, non dovrà pagare caro.

Il fatto che il padrone detti la sua propria legge nell’impresa è una realtà vecchia come il capitalismo. Ma il movimento operaio aveva imposto alcuni limiti. L’obbiettivo di questi decreti è di farne carta straccia. La ministra del lavoro Pénicaud prende a pretesto gli interessi delle piccole imprese per giustificare questa riforma del codice del lavoro. I mass media mostrano piccoli padroni che considerano i militanti sindacali come guastafeste che gli impediscono di sfruttare tranquillamente i lavoratori e si rallegrano all’idea di poter imporre tutto ciò che vorranno ai loro salariati. Ma non occorre lasciarsi ingannare. È il grande padronato che comanda ed è per suo conto che il governo agisce.

Ci sono già le misure che lo favoriscono direttamente. Per esempio, una multinazionale che realizza miliardi di profitti su scala mondiale potrà dichiarare che una delle sue filiali nel paese è in difficoltà e chiuderla, non avendo quasi più nulla da giustificare ed ancora meno compensazioni da pagare. Il governo conduce l’offensiva contro i lavoratori per conto della classe capitalista nel suo complesso e saranno i più potenti a guadagnarci di più.

I dirigenti dei sindacati operai si sono prestati durante l’estate alla sceneggiata dei finti negoziati. Adesso Laurent Berger della confederazione CFDT (paragonabile alla Cisl) ha detto che “era deluso” da questi decreti, e Jean-Claude Mailly della confederazione FO (paragonabile alla Uil) si è rallegrato “di avere bloccato tante cose”, aggiungendo che poteva andare ben peggio. Questi dirigenti sindacali parlano come cattivi avvocati dopo un processo perso.

Da parte sua la confederazione CGT (paragonabile alla Cgil) ha chiamato a fare sciopero e manifestare il 12 settembre, il che almeno da ai lavoratori l’occasione di protestare. Certamente una direzione sindacale che cercasse di mobilitare e unire la classe operaia nella lotta contro un tale governo non dovrebbe limitarsi ad annunciare una semplice giornata d’azione. Dovrebbe preparare un vero piano di mobilitazione e di riscossa. Ma questa giornata permetterà almeno di fare sentire la protesta.

È si tratta soltanto della prima battaglia che si rende necessaria contro questo governo. Ce ne saranno altre. Pierre Gattaz, il rappresentante del grande padronato, ha detto che questa legge sul lavoro dovrà essere “emblematica del quinquennio Macron”. Dopo l’aumento del prelievo sui salari annunciato durante l’estate, il governo stesso ha annunciato le sue prossime offensive, a cominciare da quella contro l’indennità di disoccupazione. Padronato e governo non lasciano ai lavoratori altra scelta che lottare.

In realtà il potere di Macron e del suo governo è fragile. Potrà essere fermato se i lavoratori si mostreranno decisi e determinati. Prima del 1968, de Gaulle era presentato come incarnazione di “un potere forte” e questa considerazione fungeva da pretesto alle direzioni sindacali dell’epoca per giustificare la loro passività. Ma non ha impedito l’esplosione del maggio 1968 e gli scioperi che si sono estesi a macchia d’olio in tutto il paese. Sarà questo genere d’esplosione di lotta operaia che renderà ai lavoratori la coscienza della forza sociale immensa che rappresentano quando si battono tutti insieme per i loro interessi di classe.

Macron non è de Gaulle. Già si vedono i limiti della sua autorità. Sarà contestato da tutte le parti. Ma l’opposizione che conterà davvero sarà quella che verrà dalla classe operaia e rafforzerà il suo campo sociale. Comunque i lavoratori non potranno contare che sulle loro mobilitazioni, sul loro proprio terreno: nelle fabbriche, sui posti di lavoro e nelle piazze.

A. F.


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