Internazionale
Russia 1917 – dopo la rivoluzione di febbraio

Lenin: “questo governo non darà né la pace né il pane né la libertà”

Dopo la vittoria della rivoluzione russa di febbraio 1917, Lenin ancora in esilio in Svizzera può seguire gli avvenimenti solo dalla stampa borghese. In cinque lettere inviate al giornale bolscevico Pravda, analizza la situazione in un modo che mette a soqquadro il clima di conciliazione creatosi all’indomani della caduta dello zarismo e dell’installazione di un governo provvisorio nelle mani della borghesia. Kamenev e Stalin, responsabili del giornale, osano pubblicare solo una di queste lettere da lontano.

“Com’è potuto accadere questo "miracolo": che in soli otto giorni (...) sia crollata una monarchia che si era mantenuta per secoli e che, nonostante tutto, aveva resistito per tre anni, dal 1905 al 1907, alle grandiose battaglie di classe di tutto il popolo?

La prima rivoluzione (1905) aveva dissodato profondamente il terreno, sradicato pregiudizi secolari, ridestato alla vita e alla lotta politica milioni di operai e decine di milioni di contadini, rivelato le une alle altre e al mondo intero tutte le classi (e tutti i principali partiti) della società russa nella loro vera natura, nella connessione reale dei loro interessi, delle loro forze, dei loro scopi immediati e dei loro scopi futuri.(...)
Questa rivoluzione di otto giorni è stata "recitata", se è consentita la metafora, dopo una decina di prove parziali e generali; gli "attori" si conoscevano tra loro, conoscevano la loro parte, il loro posto e il palcoscenico in lungo e in largo, conoscevano fin nelle minime sfumature le tendenze politiche e i metodi d’azione. (…)
La monarchia zarista è stata battuta, ma non ha ancora ricevuto il colpo di grazia. (…)

Per combattere efficacemente la monarchia zarista, per assicurarsi realmente la libertà, non solo a parole, non solo nelle promesse dei ciarlatani (...), non sono gli operai che devono sostenere il nuovo governo, ma è invece il governo che deve "sostenere" gli operai!(...)

La nostra è una rivoluzione borghese, diciamo noi marxisti, e quindi gli operai devono aprire gli occhi al popolo dinanzi alla mistificazione dei politicanti borghesi, insegnargli a non credere alle parole, a contare soltanto sulle proprie forze, sulla propria organizzazione, sulla propria unità, sul proprio armamento.
Il governo (...), anche se lo volesse sinceramente (ma solo dei bambini possono credere alla sua sincerità), non potrebbe dare al popolo né la pace né il pane né la libertà.

Non la pace, perché è un governo di guerra, un governo di continuazione del massacro imperialistico, un governo di rapina, che vuole saccheggiare l’Armenia, la Galizia, la Turchia, occupare Costantinopoli, riconquistare la Polonia, la Curlandia, la regione Lituana, ecc. (...)

Non il pane, perché è un governo borghese. Nel migliore dei casi darà al popolo, come ha già fatto la Germania una "fame genialmente organizzata". Ma il popolo non sopporterà la fame, il popolo saprà, e probabilmente presto, che il pane c’è, ma che per averlo bisognerà prendere misure che non s’arrestino dinanzi alla santità del capitale e della proprietà fondiaria.

Non la libertà, perché è il governo dei grandi proprietari fondiari e dei capitalisti, un governo che teme il popolo (…)

Diremo perché la parola d’ordine di questo momento, il "compito del giorno", debba essere: "Operai, avete compiuto miracoli di eroismo proletario, popolare, nella guerra civile contro lo zarismo; dovete adesso compiere miracoli nell’organizzazione del proletariato e di tutto il popolo per preparare la vostra vittoria nella seconda fase della rivoluzione". (...)

Dobbiamo ancora porre un problema: chi sono gli alleati del proletariato nella rivoluzione in atto?

Il proletariato ha due alleati: anzitutto, in Russia, la grande massa dei semiproletari e, in parte, dei piccoli contadini, che ammonta a decine di milioni e comprende la stragrande maggioranza della popolazione. Questa massa ha bisogno di pace, pane, terra e libertà.(...)

Il secondo alleato del proletariato russo è il proletariato di tutti i paesi belligeranti e di tutti i paesi in generale. Esso è oggi in gran parte schiacciato sotto il peso della guerra, e troppo spesso parlano in suo nome i socialsciovinisti, che anche in Europa sono passati dalla parte della borghesia (...). Ma ogni mese di guerra imperialistica è venuto emancipando il proletariato dalla loro influenza, e la rivoluzione russa accelererà inevitabilmente e su larga scala tale processo.

Con questi due alleati il proletariato può marciare e (...) marcerà prima verso la conquista della repubblica democratica e la completa vittoria dei contadini sui grandi proprietari fondiari (...), e poi verso il socialismo, che solo darà ai popoli martoriati dalla guerra il pane, la pace e la libertà.”


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