Internazionale
Stati Uniti:

Il veleno del razzismo e della xenofobia

{Questo articolo è tradotto dall’editoriale del quindicinale trotskista americano The Spark del 9 gennaio, pochi giorni prima dell’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati uniti.}

In un certo qual modo, Trump fa ciò che gli altri politici e dirigenti d’azienda hanno sempre fatto: mentire a proposito della creazione di posti di lavoro.

Prima di Trump, George W. Bush e Barack Obama avevano promesso di salvare i posti di lavoro nell’automobile, stanziando aiuti enormi ai costruttori nel 2008 e 2009. Nondimeno i padroni hanno allora chiuso fabbriche di automobili, distruggendo centinaia di migliaia di posti di lavoro e devastando intere città operaie. A quelli che conservavano il loro posto, i padroni hanno imposto un consistente peggioramento delle condizioni di lavoro, con il sostegno del governo e di questi stessi politici.

A questo Trump aggiunge discorsi apertamente razzisti. Prima, i repubblicani, i democratici, i dirigenti sindacali avevano propagato queste menzogne solo in modo implicito. Trump lo fa in modo aperto, spargendo un veleno che aizza i lavoratori gli uni contro gli altri.

I lavoratori degli altri paesi non rubano i posti di lavoro agli operai degli Stati Uniti. In tutte le fabbriche automobili, il numero degli occupati è diminuito ed i ritmi sono aumentati nel corso degli anni. Il volume di produzione non vi è mai stato così alto. È accaduto lo stesso nelle altre industrie. Oggi, i lavoratori degli Stati Uniti producono, con otto milioni di operai in meno, due volte più di quanto producevano trenta anni fa.

Questi posti di lavoro sono stati tolti ai lavoratori dai capitalisti, nel corso di una guerra di classe che ha consentito enormi guadagni di produttività. Ciò non risulta solo dall’evoluzione tecnologica, ma dall’avere imposto agli operai di lavorare più duro e più a lungo, aumentando i ritmi e gli straordinari obbligatori, diminuendo le pause, ecc.

Ciò non si è prodotto soltanto negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, anche in Cina e nel Messico, che la gente come Trump accusa di avere preso i posti degli americani. In tutti questi paesi, i lavoratori affrontano la stessa guerra di classe, condotta spesso dalle stesse grandi aziende americane che vi distruggono i posti di lavoro pur aumentando la produttività, provocando l’aumento della disoccupazione.

I lavoratori degli altri paesi non sono i nemici, bensì gli alleati dei lavoratori americani, nonostante quanto Trump ed i capitalisti vorrebbero fare credere loro.

Insieme, i lavoratori del mondo producono ricchezze sufficienti per fare a meno della disoccupazione e dare a tutti un tenore di vita dignitoso. Ma queste ricchezze sono nelle mani della classe capitalista, delle sue banche e delle sue grandi aziende. Prestando credito alle menzogne di Trump i lavoratori rimarrebbero disarmati di fronte ai loro veri nemici.

The Spark (La scintilla)


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