Internazionale

Stati Uniti: con Trump, i grandi padroni nella stanza dei bottoni

Donald Trump ha già scelto i suoi ministri, che dovranno ancora essere approvati dal Senato prima di costituire ufficialmente il suo governo. Le sue nomine mirano allo stesso tempo a soddisfare i più reazionari dei suoi sostenitori e a rassicurare la grande borghesia, i suoi miliardari ed i suoi banchieri, qualora alcuni di loro avessero preso sul serio le imprecazioni di Trump contro Wall Street nel corso della campagna elettorale.

John Kelly, il quinto generale in pensione scelto da Trump per partecipare al suo governo, ha fatto parte del SouthCom, l’organismo responsabile di tutte le azioni militari sul continente americano. Il SouthCom gli aveva affidato la responsabilità del carcere militare di Guantanamo. Kelly ha il chiodo fisso dell’immigrazione clandestina, che secondo lui potrebbe anche fare entrare negli Stati Uniti delle armi di distruzione di massa. È di questo personaggio che Trump vuole fare il suo Ministro degli Interni, incaricato di sorvegliare le frontiere e dare la caccia ai migranti.

Come ministro dell’ambiente, Trump ha scelto Scott Pruit, che ha fatto la sua carriera politica in Oklahoma, con l’aiuto finanziario della lobby del petrolio, potentissima in questo Stato. Del resto, Scott Pruit non crede al riscaldamento globale come conseguenza dell’azione umana. Esattamente come Trump che ha anche detto, durante la sua campagna, che si trattava di una farsa orchestrata dalla Cina per indebolire l’economia americana!

Dopo avere nominato un ex direttore della Goldman Sachs ministro delle finanze, Trump ha incaricato il n°2 della banca, Gary D. Cohn, di dirigere il suo gruppo di consulenti economici. Eppure era proprio contro la Goldman Sachs, come simbolo di Wall Street, che Trump il demagogo si era scagliato durante la campagna. Ora non fa altro che rispettare una tradizione, poiché sia Bill Clinton che Bush erano andati a cercare il n°2 di questa banca per farne il loro consulente economico.

Infine, la scelta del ministro degli esteri, che si faceva attendere tanto sembrava delicata per Trump, è molto simbolica. Si tratta di Rex Tillerson, il presidente della ExxonMobil, il gruppo petrolifero che opera in una cinquantina di paesi. Trump dice che Rex Tillerson è già un attore di portata mondiale ed ha relazioni con molti grandi di questo mondo. Ma ciò che pone un problema ad un certo numero di politici, anche nel campo repubblicano, sono le sue strette relazioni con la Russia di Putin. Invece, il fatto che il principale rappresentante degli Stati Uniti all’estero sia il presidente di una multinazionale del petrolio non sembra creare grande fastidio, Infatti è ovvio che i politici che hanno occupato lo stesso posto hanno sempre difeso accanitamente gli interessi di questi trusts e più generalmente dei grandi padroni americani, fino a mettere al mondo a ferro e a fuoco.

Tutti questi ricchi capitalisti al governo, presidente della ExxonMobil in testa, potranno servire direttamente i loro interessi senza doversi preoccupare di trovare dei politici adatti a questo ruolo. È vero che prima Trump deve ottenere l’approvazione dei senatori, e forse alcuni si sentiranno offesi nel vedere questi miliardari assumersi direttamente tanti incarichi e a sopprimere così tanti “posti di lavoro” fra i loro servi patentati.

D. C. (14 dicembre 2016)


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