Internazionale
Francia

Lutte ouvrière nella campagna presidenziale

Da Lutte de classe n°178 - settembre-ottobre 2016

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Lutte ouvrière (Lotta operaia) presenterà all’elezione presidenziale di aprile-maggio 2017 la candidatura di Nathalie Arthaud.

Dal 1974, la nostra organizzazione è presente in tutte le elezioni presidenziali. Dal 1974 al 2007, Lutte ouvrière è stata rappresentata da Arlette Laguiller, e dal 2012 da Nathalie Arthaud. Il contesto politico ha conosciuto molti cambiamenti dalla nostra prima candidatura. Anche le condizioni legali per candidarsi alla presidenziale sono state modificate, e non in senso positivo. Se nel 1974 bastava, per candidarsi, avere raccolto le firme di 100 eletti, oggi la legge ne esige 500. Diverse altre modifiche riguardanti la procedura di candidatura, adottate nell’aprile scorso, mirano a rendere più difficili le candidature delle correnti minoritarie. A ciò si aggiungono le pressioni degli apparati dei grandi partiti sugli eletti per scoraggiarli a firmare per candidati minoritari.

Grazie al senso democratico di sindaci eletti quasi esclusivamente in piccoli comuni, e grazie al loro coraggio nel resistere alle pressioni, fino ad oggi siamo riusciti a superare questi ostacoli, e speriamo che così sarà per la prossima elezione presidenziale.

Candidandoci sistematicamente, rispettiamo una tradizione ben consolidata nel movimento comunista rivoluzionario. Questa tradizione lo distingue da altre correnti rivoluzionarie, come gli anarchici o gli estremisti di sinistra, che respingono la partecipazione alle elezioni.

Pur combattendo nella classe operaia “i pregiudizi democratici borghesi e parlamentaristi” – a maggior ragione l’elettoralismo –, Lenin riassumeva questa tradizione in una formula concisa: “la partecipazione alle elezioni politiche ed alle lotte parlamentari è obbligatoria per il partito del proletariato rivoluzionario”.

Nei periodi rivoluzionari, in cui la mobilitazione fa emergere organizzazioni democratiche di classe come i consigli operai, la partecipazione alle elezioni della borghesia diventa una questione tattica:   presenza o boicottaggio (vedere l’atteggiamento di Lenin rispetto alle elezioni alla Duma durante le varie fasi della rivoluzione del 1905). Ma, a prescindere da questi periodi eccezionali, le campagne elettorali fanno parte delle battaglie politiche che un’organizzazione comunista rivoluzionaria deve condurre. Le offrono l’occasione di difendere, dinanzi ad un pubblico più ampio del solito, il suo programma e le posizioni che corrispondono agli interessi politici della classe operaia. La portano ad affrontare i vari partiti della borghesia in questo contesto. È anche un mezzo per verificare quale riscontro queste posizioni trovano nell’elettorato operaio, ed in generale nelle classi popolari.

Le elezioni sono un termometro, diceva Lenin a suo tempo. Non sono però uno strumento di misura passivo: danno all’elettorato la possibilità di esprimere una scelta. Rispetto ad altre elezioni in Francia, l’elezione presidenziale ha il vantaggio di permettere questa scelta in modo generalizzato in tutto il paese.

Non discuteremo qui sul valore molto relativo di tale indicazione. Tutta una parte della classe operaia, i lavoratori stranieri, non ha il diritto di voto, e ciò è sufficiente a rendere in gran parte deformato il riflesso elettorale dello stato d’animo e del livello di coscienza politica degli sfruttati.

Certamente, poiché ogni elezione presidenziale si è svolta in un contesto politico concreto, il nostro asse d’intervento elettorale e i nostri argomenti sono stati legati alle circostanze date. Siamo tuttavia intervenuti in tutte le elezioni come comunisti rivoluzionari e per difendere una politica di classe.

Nel 1974, visto lo stato d’arretratezza politica della Francia, quello che segnò innanzitutto la nostra prima partecipazione era il fatto che Arlette Laguiller era la prima donna ed il primo lavoratore a candidarsi in un’elezione presidenziale. La candidatura di una donna in questa “Repubblica di uomini”, come diceva allora Arlette Laguiller, era una novità.

La nostra compagna non aveva neanche bisogno di riprendere il discorso delle femministe borghesi. La sua semplice presenza era una dimostrazione della differenza tra una corrente comunista ed il personale politico della borghesia che, oltre a difendere un sistema sociale basato sullo sfruttamento, ostentava la propria misoginia come molte altre porcherie reazionarie.

Il carattere di classe della nostra presenza

Abbiamo sempre rifiutato di annegare il carattere di classe della nostra candidatura in un complesso di rivendicazioni ed obiettivi diversi che emanassero da varie categorie di oppressi, anche quando questi obiettivi e rivendicazioni erano completamente legittimi.

Abbiamo avuto questa discussione in passato, in particolare con correnti che, come noi, facevano allora riferimento al trotzkismo e portavano avanti le preoccupazioni e le rivendicazioni di varie categorie, a volte i carcerati e le loro condizioni di detenzione, a volte la situazione delle minoranze sessuali perseguitate, a volte la solidarietà con un popolo oppresso. Pur condividendo la solidarietà con gran parte di queste battaglie, non volevamo che lo sfruttamento della classe operaia apparisse solo come una causa fra tante.

C’era un motivo fondamentale: non volevamo porci come rappresentanti di nessuna di queste categorie oppresse specifiche, ma come rappresentanti della coscienza di classe operaia. Il futuro della società e tutte le forme di oppressione che ne derivano dipendono in ultima analisi dalla capacità del proletariato di ricollegarsi alla sua prospettiva storica, che è il rovesciamento dell’ordine capitalista.

Un partito operaio comunista rivoluzionario dovrebbe assumersi la maggior parte di queste battaglie pur integrandole, quando ciò è possibile, nella battaglia fondamentale del proletariato per la sua emancipazione. Non ci sarebbero allora né ambiguità, né subordinazione a correnti che, pur combattendo contro queste forme di oppressione, sono integrate nella società capitalista.

Ma non siamo in questa situazione e, per un’organizzazione che non è ancora seriamente radicata nella classe operaia, con tutto ciò che questo significa in termini di credito e di influenza politica, è vitale rimanere sul terreno di classe se vuole andare avanti su questa base.

A maggior ragione, la scelta di campo degli interessi dei lavoratori non può essere sacrificata all’accodamento dietro i vari politici della borghesia, anche se a sinistra della sinistra.

La fedeltà alle idee della lotta di classe e la volontà di “far sentire il campo dei lavoratori”, che hanno caratterizzato tutte le nostre campagne per l’elezione presidenziale, hanno permesso l’affermazione nel corso degli anni di una corrente politica che si ritrova in questa idea. Questo si riflette in modo variabile nei nostri risultati elettorali. Secondo il contesto del momento, una parte di quelli che avevano votato per la nostra candidata ha votato in modo diverso, allontanandosi dall’asse fondamentale dei nostri interventi elettorali. Ma, qualche volta eterogenea e comunque minoritaria, questa corrente esiste e si afferma.

L’elezione presidenziale del 2017

La prossima elezione presidenziale avrà in comune con le precedenti il fatto di veder confrontarsi uomini politici la cui ambizione è di governare il paese nell’ambito della società capitalista, cioè per conto della borghesia. Con tutte le elezioni precedenti, svoltesi durante la Va Repubblica, avrà in comune che le diverse opinioni suscettibili di esprimersi al primo turno verranno amputate, filtrate, incanalate, per arrivare ad un secondo turno in cui verrà scelto colui che - in ogni caso - avrà il compito di opprimere il popolo per conto della borghesia.

Ciò che tuttavia è cambiato nel tempo, e soprattutto nel corso degli anni passati, nei quali al governo sono stati partiti di sinistra, è il discredito di questi ultimi agli occhi dell’elettorato popolare, i cui voti avevano permesso loro di accedere alla presidenza della Repubblica o al governo, con Mitterrand, Jospin e infine Hollande.

Questa sinistra istituzionale che al governo ha sempre servito la grande borghesia, ma il cui elettorato si reclutava essenzialmente fra i lavoratori dipendenti, è oggi screditata e respinta da una parte dei suoi elettori. Il fatto che il presidente uscente, non soltanto non abbia alcuna possibilità di essere rieletto, ma arrivi nei sondaggi a sfiorare solo la quarta posizione, è solo un pallido riflesso del disgusto o perfino dell’odio che il potere socialista ispira oggi anche a coloro che furono una parte del suo elettorato tradizionale.

Le illusioni suscitate da Mitterrand prima della sua elezione nel 1981, dopo anni di potere della destra, non hanno nulla di comparabile con il rigetto di Hollande dopo cinque anni di presidenza. La differenza non è nelle rispettive personalità di questi uomini, e ancora meno nella natura di classe della loro politica.

La differenza è invece importante tra i sostegni e gli agenti elettorali rispettivi dei due uomini fra i lavoratori. Mitterrand era stato eletto in gran parte grazie all’elettorato operaio. In quel momento il PCF era ancora potente, con numerosi militanti nella classe operaia. Si erano adoperati a raccogliere voti per conto di questo politico della borghesia, fra i più abili della IVa Repubblica.

Dopo cinque anni di potere segnati dalla sua politica antioperaia, Hollande non ha più questa capacità di seminare illusioni nelle classi popolari. Anche nel 2012, la sua elezione era soprattutto dovuta al rigetto di Sarkozy.

Inoltre Hollande non può contare sul PCF per fornirgli agenti elettorali fra i lavoratori. Il PCF ha perso credito nella classe operaia, precisamente a causa della sua subordinazione a Mitterrand ed alla sua politica. La sua capacità di influenzare l’elettorato operaio non ha niente a che vedere con quella che aveva all’epoca.

Dopo avere contribuito all’elezione di Hollande, il PCF l’ha risparmiato durante la prima parte della sua presidenza, tramite i suoi militanti presenti nella CGT. Alla fine ha dovuto prenderne le distanze, per mettersi in una condizione di semi-opposizione.

Oggi non è la strategia elettorale del PCF a cambiare, bensì i mezzi di cui dispone per attuarla. La direzione del PCF aveva utilizzato all’epoca tutta la sua influenza nella classe operaia per far eleggere Mitterrand, combattendo con forte ostilità tutti coloro che denunciavano allora il passato politico di quest’ultimo. Non ha più le stesse possibilità oggi. Ad una politica dalle conseguenze catastrofiche per la classe operaia è seguito lo spettacolo grottesco di un PCF in cerca di un candidato che lo voglia utilizzare come pedana.

Un’evoluzione generale verso la destra

Il fallimento elettorale annunciato di Hollande ed il discredito del PS si verificano tuttavia nel contesto di un’evoluzione verso destra. L’elettorato popolare è sconcertato, senza riferimento. Al massimo, si allontana dalla politica, e alle elezioni si rifugia nell’astensione. Al peggio, si gira verso Marine Le Pen poiché “non l’abbiamo mai provata”. È un modo di respingere i partiti dell’alternanza “che abbiamo provato anche troppo”. Questa evoluzione compromette sempre più l’alternarsi di destra e sinistra, che da mezzo secolo è il motore della democrazia parlamentare borghese in Francia.

È questa alternativa moribonda che provano a risuscitare tutti i grandi partiti della borghesia ed i loro candidati. Per quelli della destra si tratta di prendere il posto di una sinistra screditata. Per quelli della sinistra, oltre ai dissensi interni tra concorrenti più o meno compromessi dagli anni di Hollande, si tratta di provare a sopravvivere. Il loro unico argomento elettorale è che con la destra, tutto sarà peggio.

Il Fronte nazionale è stato finora escluso dall’alternativa destra-sinistra a livello governativo. Questa esclusione, dovuta in questo caso alla destra tradizionale, ha motivi che derivano dalla storia politica della Francia. In alcuni paesi europei però, partiti di destra estrema dello stesso tipo dell’FN sono stati o sono ancora associati al potere governativo, in alleanza con la destra classica o con il PS, come succede ogni tanto - in Austria per esempio.

In Francia, il FN ha saputo fare un argomento elettorale di questo ostracismo di cui è vittima da parte degli altri partiti della borghesia. Il suo rifiuto dell’alternativa destra-sinistra è diventato una qualità agli occhi di una parte crescente dell’elettorato, precisamente perché anch’essa respinge i partiti dell’alternativa.

Occorre osservare che, a suo modo e benché sia un prodotto puro del sistema, Emmanuel Macron prova ad appoggiarsi alla stessa evoluzione dell’elettorato. Nonostante i loro percorsi rispettivi siano stati ben diversi, l’ambizione politica del giovane banchiere somiglia a quella dell’anfitrione pubblico italiano Beppe Grillo, almeno in quanto ambedue prendono le distanze con l’opposizione destra-sinistra.

In realtà, pur presentandosi come un partito anti-sistema, il FN presenta alla borghesia un’offerta politica suscettibile di sostituire l’alternativa tradizionale. All’opposizione sinistra-destra si sta sostituendo, sul filo delle elezioni, l’alternativa tra i vecchi partiti di sinistra e di destra, e il FN.

Le elezioni possono fungere da valvola di sicurezza solo se offrono agli insoddisfatti della politica governativa l’illusione che possono cambiarla, votando per quelli che sono all’opposizione.

Finché resta un partito di destra estrema che partecipa al gioco parlamentare, il FN può rivelarsi un salvatore del parlamentarismo borghese. Questa nuova alternativa, che emerge di elezione in elezione e si è concretizzata in particolare in occasione delle elezioni regionali del 2015, si produce tuttavia sullo sfondo di un’evoluzione reazionaria, e riflette una scivolata sempre più a destra della vita politica del paese.

Per la borghesia, il fronte repubblicano che si è opposto all’FN in occasione del secondo turno delle elezioni regionali di dicembre 2015 implicava di fatto la subordinazione dei partiti di sinistra alla destra. Il Partito socialista e il Partito comunista hanno dato il loro contributo affinché, alla rivalità tra la sinistra e la destra, si sostituisse la rivalità tra la destra e la destra estrema.

Se Alain Juppé uscirà vittorioso dalle primarie della destra, e se il secondo turno dell’elezione presidenziale lo opporrà a Marine Le Pen, non è difficile prevedere la scelta che farà gran parte della sinistra riformista, PCF compreso. Basta ricordarsi del loro voto per Chirac nel 2002!

Proprio mentre né la destra né la sinistra hanno ancora designato il loro candidato, si sa già intorno a quale asse si svolgerà la loro campagna elettorale. Il quotidiano di destra Le Figaro ha titolato recentemente: “il terrorismo al cuore della battaglia destra-sinistra”. All’epoca dell’alternativa destra-sinistra, i due blocchi cercavano di distinguersi l’uno dall’altro, almeno a parole, ognuno cercando di andare nel senso delle preoccupazioni della maggior parte del proprio elettorato, pur preparandosi a governare, l’uno come l’altro, per conto del grande padronato e dei finanzieri. Anche queste sottili distinzioni ora passano in secondo piano. Sia i capi della destra che quelli della sinistra alimentano l’immenso inganno che consiste nel ridurre i problemi di una società di 65 milioni di individui alla “minaccia terrorista”.

Così facendo, si trovano sullo stesso terreno dell’FN. Quest’ultimo può compiacersi non solo di avere imposto ai grandi partiti i suoi temi elettorali, ma anche di averli trascinati nella stessa demagogia di basso livello, xenofoba, nazionalista, anti-immigrati che imputridisce tutta la vita sociale.

A giudicare dal suo discorso dell’8 settembre scorso, Hollande tenta di rispondere ergendosi a difensore della democrazia e della repubblica di fronte al terrorismo, cancellando nel suo discorso tutto ciò che potrebbe evocare qualsiasi questione sociale. Lo fa nella speranza che il suo credito risalga al punto da indurlo a candidarsi senza il rischio di un risultato ridicolo? Lo fa per preservare un futuro al PS e tentare di impedire che sia dilaniato da una serie di rivalità? Comunque questo è il contesto politico in cui si presentano le prossime elezioni.

Far sentire la scelta di campo dalla parte dei lavoratori

Ci candideremo come in passato in nome degli interessi politici a breve e a lungo termine della classe operaia. E il primo di questi interessi politici è precisamente di affermarsi come una classe sociale dagli interessi opposti a quelli della borghesia. Ciò implica di opporsi a tutti i candidati futuri o già dichiarati che si collocano sul terreno della società capitalista, a prescindere dall’etichetta politica, sinistra, destra o destra estrema, che sfoggiano per attrarre l’elettorato. Ma ciò implica anche di opporsi a tutti coloro che pretendono di risuscitare la sinistra.

In una prefazione all’edizione americana de La situazione della classe operaia in Inghilterra, scritta nel 1887, Engels descriveva così l’evoluzione della coscienza della classe operaia, evoluzione alla quale aveva partecipato al fianco di Marx: “nei paesi europei, ci sono voluti alla classe dei lavoratori anni ed ancora anni per capire completamente che è una classe distinta e, nelle condizioni esistenti, una classe permanente della società moderna. E sono occorsi ancora anni perché questa coscienza di classe la conducesse a formarsi in un partito politico distinto, indipendente ed ostile a tutti i vecchi partiti politici formati dalle varie frazioni della classe dominante”.

Questo testo, che riassumeva i progressi compiuti all’epoca grazie a decenni di lotte, di battaglie politiche, di tentennamenti e di progressi della coscienza di classe, appare oggi come un’indicazione sulla strada da intraprendere. Questa constatazione ricorda le conseguenze catastrofiche sul movimento operaio del fallimento e del tradimento della socialdemocrazia prima, della decomposizione staliniana poi. “La crisi della direzione rivoluzionaria” di cui parlava Trotsky nel 1938 è ancora e sempre lontana dall’essere risolta.

Ma nonostante il lavoro di demolizione operato dalla socialdemocrazia e dallo stalinismo sulla coscienza della classe operaia, la storia non riparte completamente da zero.

L’evoluzione del capitalismo non ha eliminato l’opposizione tra la classe capitalista e la classe operaia. Al contrario, l’ha inasprita. Non solo in campo economico, in cui la contraddizione è più evidente oggi di quanto sia mai stata in passato, tra la possibilità della società di controllare la propria vita economica e la sua incapacità a farlo. Tutti gli altri campi della vita sociale mostrano segni di putrefazione, di regresso verso la barbarie.

Per questo è essenziale, per il futuro della società, che le idee emerse dall’esperienza delle battaglie passate della classe operaia non scompaiano e si affermino.

L’esistenza di una corrente che mantiene questa eredità è preziosa per il futuro. Per quanto minoritaria, soprattutto se misurata con uno strumento così poco affidabile come le elezioni, rappresenta però le speranze di migliaia di donne e uomini che condividono le idee di emancipazione sociale, di rifiuto della società capitalista odierna, e ci tengono ad affermare che appartengono al “campo dei lavoratori”. Essi partecipano, fosse anche solo passivamente, alla trasmissione della tradizione comunista rivoluzionaria, ed alla sua permanenza nella vita sociale e politica, in contro-corrente con la sua evoluzione reazionaria.

Nessuno può prevedere oggi lungo quale strada si ricostruirà un vero partito comunista rivoluzionario, capace di riconquistare a queste idee una parte significativa delle masse operaie. La sola certezza è che questa storia ancora da scrivere non sarà puramente elettorale. Passerà per lotte in cui la classe operaia riprenderà fiducia in se stessa e nella sua capacità di mobilitarsi per difendere i propri interessi di classe. Le forze necessarie alla costruzione di un partito comunista rivoluzionario sorgeranno dalla classe operaia stessa. Solo allora, intervenendo nella vita politica sulla base dei suoi interessi di classe, la classe operaia si ricollegherà alla sua prospettiva storica: distruggere l’organizzazione capitalista della società per una società senza classi e senza sfruttamento.

15 settembre 2016


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