Internazionale

Russia – Ancora una strage di minatori

Dopo l’ennesimo disastro minerario i minatori e i loro parenti hanno dato vita ad una manifestazione di protesta la sera del 14 maggio. I manifestanti, che chiedevano migliori condizioni di lavoro e il proseguimento delle attività di soccorso nei pozzi della miniera di carbone Raspadskaja, nella regione siberiana di Kemerovo, hanno bloccato la circolazione della vicina linea ferroviaria. La polizia, con i suoi reparti antisommossa, ha caricato i minatori e le loro famiglie. Gli arresti, secondo le agenzie di stampa russe, sono stati 28.

La notte fra l’8 e il 9 maggio, a distanza di quattro ore l’una dall’altra, due esplosioni hanno causato la morte di decine di minatori nella miniera di carbone di Raspadskaja. Al momento che scriviamo, le cifre ufficiali parlano di 66 morti accertati tra più di cento lavoratori investiti dal disastro. Le ricerche dei dispersi sono state sospese.

Le catastrofi minerarie in Russia si ripetono con inquietante regolarità. Non passa un anno nel bacino minerario del Kuzbass che non porti la sua quota di esplosioni mortali: 60 minatori morti nel 2004, 23 nel 2005, 30 nel 2006, 106 nel solo pozzo di Ulianovskaja nel 2007…

Davanti alle troupe televisive, il primo ministro russo Putin ha promesso "un’inchiesta molto dettagliata sulle cause di questo incidente e l’individuazione di tutti i responsabili" . L’inchiesta in questione , come d’abitudine, rischia di insabbiarsi o di cercare in qualche minatore "disattento" la causa delle esplosioni. La Procura ha aperto un’istruttoria e il Direttore della miniera ha dichiarato: "Sono interessato alle indagini sulle cause dell’incidente come i parenti delle vittime e spero che i colpevoli saranno puniti".

Ma i veri responsabili di quelli che bisogna ben chiamare degli omicidi collettivi e ripetuti di minatori non saranno sottoposto a inchieste. Per quanto le cause e i responsabili di questi drammi, ovunque gli stessi, siano ben conosciuti. Un minatore, intervistato da un cronista del canale televisivo russo Kvant dopo le proteste della sera di venerdì 14, ha sottolineato la totale indifferenza della direzione della compagnia mineraria per le vite dei propri dipendenti. "La cosa principale è che nessuno dei manager è venuto a scusarsi, non uno di loro".

Raspadskaja è la più grande miniera di carbone della Russia. Secondo gli analisti produce il 10% del minerale estratto nel Paese. Secondo il quotidiano Vedomosti negli ultimi cinque anni la proprietà avrebbe speso un miliardo di dollari in sistemi di sicurezza. Tuttavia i minatori intervistati dalle televisioni locali hanno dichiarato che i sensori che dovrebbero attivare il blocco automatico degli apparati elettrici nel caso che si formi un eccesso di metano, proprio per evitare le esplosioni, non funzionano quasi mai. Miniere come questa, comprate per un tozzo di pane da affaristi vicini al potere politico all’indomani del crollo dell’Urss, sfruttano soprattutto la mancanza di qualsiasi altra alternativa di lavoro. Chi vive in queste regioni lontane e inospitali non ha altra possibilità che accettare di rischiare la vita ogni giorno nel ventre della terra per portare a casa un magro salario.

La maggiore azionista di Raspadskaja è la società Evraz del miliardario russo più in vista del momento, Roman Abramovič . Questo magnate ha da tempo "delocalizzato" la sua fortuna. Segnatamente a Londra, dove possiede tra l’altro il club di calcio Chelsea e dove gestisce i suoi affari dalla sua villa lussuosa. Evraz significa Eurasia in russo. È un nome che calza a pennello ad Abramovič. A lui le delizie della vita dei ricconi europei, ai minatori, che gli assicurano il suo stile di vita, l’inferno asiatico di una vita da dannati.


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