Internazionale

Gran Bretagna: la falsa alternativa del Brexit

Scritta alla vigilia del referendum del 23 giugno sull’uscita o no della Gran Bretagna dall’Unione Europea (Brexit), e dopo l’assassinio della deputata laburista Jo Cox, pubblichiamo la presa di posizione dei nostri compagni del gruppo trotskista britannico Worker’s Fight .

A prescindere dallo stato di salute mentale del suo assassino, l’uccisione della deputata laburista del West Yorkshire, Jo Cox, riflette il clima avvelenato creato da anni di messaggi xenofobi dei governi e dei politici, che hanno fatto dei lavoratori immigrati dei capri espiatori.

Con la campagna per l’attuale referendum, il clima si è tanto caricato di paura e di odio che l’assassino, che i suoi vicini consideravano come “normale e servizievole”, ha ritenuto legittimo, in nome delle sue idee d’estrema destra, prendere due pistole e un coltello ed uccidere Jo Cox al grido di “prima di tutto la Gran Bretagna”... Perché? Probabilmente perché la deputata era conosciuta per aver sostenuto i bambini migranti che Cameron, il primo ministro, non voleva accogliere nel paese!

Da allora si è assistito ad una marea d’ipocrisia sopra il cadavere di Jo Cox: gli stessi politici che hanno attizzato le fiamme che hanno portato al suo omicidio, hanno versato lacrime sulla sua sorte ed inneggiato alla sua generosità.

Campagne xenofobe

È evidente il ruolo svolto da Nigel Farage e dal suo partito antieuropeo Ukip nella creazione di quest’atmosfera avvelenata. Lo dimostra il loro ultimo manifesto di campagna che mostra una fila ininterrotta di profughi che sembrano pronti ad “invadere” la Gran Bretagna, sotto lo slogan “il punto di rottura”. Non importa che la fotografia sia stata presa a migliaia di chilometri, sulla frontiera tra Croazia e Slovenia. È solo una menzogna allarmistica di più dell’Ukip a proposito dei profughi, dopo tante altre su questo argomento dall’inizio di questa campagna.

Alcuni esponenti euroscettici della destra conservatrice, come il ministro della Giustizia Michael Gove o l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, provano ora a prendere le distanze da Farage, per paura che arrechi pregiudizio alla campagna di quelli che vogliono lasciare l’Unione Europea. Ma anche loro hanno una parte di responsabilità nel clima che Jo Cox ha pagato con la vita. Dall’inizio della campagna, questi rappresentanti ufficiali del campo del Brexit hanno utilizzato in modo crescente i pregiudizi anti-immigrati, con metodi vicini a quelli dell’Ukip.

Come sarebbe potuto andare diversamente? Questo referendum è stato organizzato da Cameron per placare la preoccupazione causata dall’Ukip nell’ambito del suo partito conservatore, in particolare quella dei politici più destri che temono di perdere le loro poltrone. Ma lungi dall’ostacolare la sporca demagogia anti-immigrati dell’Ukip, Cameron vi ha contribuito, come ha fatto per anni.

Ben prima della crescita elettorale dell’Ukip, Cameron si dilungava sul mito del “turismo sociale” che sarebbe stato praticato dai lavoratori venuti dagli altri paesi dell’Unione europea, con il sostegno isterico dei giornali tabloid conservatori. Dietro c’era una logica politica che non aveva nulla a vedere con i fatti.

Prima ancora, Cameron aveva accusato i disoccupati ed i poveri di essere un peso per i servizi pubblici, piuttosto che di parlare dei tagli di cui facevano le spese. Poi ha indicato i lavoratori europei come altri capri espiatori da rendere responsabili della debolezza del sistema sanitario e dei nuovi tagli nei finanziamenti sociali.

Durante questa campagna del referendum, si è visto nuovamente Cameron ricordare a tutti che rimaneva euroscettico, spiegando che il miglior modo di lottare contro l’immigrazione era di restare nell’Unione Europea, cosa che avrebbe dato più mezzi per controllarla grazie alle “concessioni” ottenute l’anno scorso.

Le due estremità di uno stesso bastone

Così, i due campi rappresentano le stesse politiche che, in passato, sono consistite nello stringere la vite sui lavoratori per fare loro pagare la crisi causata dai padroni. Ambedue rappresentano, in un modo o nell’altro, la stessa politica futura che consiste nel aizzare una parte della classe operaia contro un’altra – “i britannici” contro “gli immigrati” – in modo da impedirgli di solidarizzare contro il nemico comune.

Il loro referendum è un caso classico del gioco “con testa guadagno io, con croce perdi tu”. Il magnate dei mass media Rupert Murdoch che sa perfettamente utilizzare le istituzioni politiche della borghesia a suo vantaggio, lo illustra a meraviglia. Da un lato l’edizione inglese del suo quotidiano a grande tiratura The Sun sfoggiava una chiarissima linea pro-Brexit . Ma in Scozia ed in Irlanda del Nord, The Sun ha cambiato titolo per non essere troppo impopolare. E contemporaneamente un altro giornale di Murdoch, il serio e classico Times, si aggiungeva al campo anti Brexit. I Murdoch di questo mondo sono sempre i vincitori di questi giochi politici.

I lavoratori devono mantenersi a distanza da questa falsa scelta tra due modi diversi di essere fregati. Il solo modo di andare avanti è di prepararsi a combattere il loro nemico interno, i padroni, i loro governi ed il loro sistema, unendosi, a prescindere dalla loro nazionalità, contro tutte le divisioni che i capitalisti vogliono creare nelle loro file!

Workers’Fight


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