Internazionale

Terzo sciopero nazionale nella grande distribuzione

Corrispondenza dal Carrefour (Pavia)

Lo scorso 28 maggio è stato sciopero nazionale della grande distribuzione, sotto lo slogan #FuoriTutti.
Si tratta della terza mobilitazione nel giro di pochi mesi e come negli altri casi è stata giustamente indetta di sabato per tentare di amplificarne al massimo l’efficacia, essendo questo il giorno di maggior affluenza di clienti.
Gli scioperi del 7 novembre e del 19 dicembre passati avevano, fondamentalmente, la stessa motivazione di quello che ha appena avuto luogo: il rinnovo del contratto che manca da oltre due anni, fatto inedito in questo comparto.
La situazione nel settore della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) è tale per cui vigono, a parità di mansioni e tipologie di lavoro, differenti inquadramenti a seconda che l’azienda per cui si lavora sia sotto Federdistribuzione o Confcommercio (Lidl, Mediaworld, Unieuro), sotto Confesercenti (parte di Conad) o Distribuzione Cooperativa (le Coop).
La principale differenziazione si concentra però tra Confcommercio e Federdistribuzione, perché quest’ultima il 23 dicembre 2011 ha deciso di operare in forma autonoma rispetto alla prima.
Secondo dati del 2015, gli addetti nelle imprese inquadrate da Federdistribuzione (nomi noti come Carrefour, Auchan, Ikea, Leroy Merlin, Esselunga, Decathlon...) ammontano a circa 300 mila unità, distribuiti su una rete di 15 mila punti vendita (di cui la metà circa in franchising).
L’ultimo sciopero nazionale è stato indetto dalle tre sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dopo che ad aprile si sono interrotti i negoziati data la distanza delle parti.
Federdistribuzione offre ai propri dipendenti un contratto con una disparità sia economica che normativa evidente rispetto a quello in essere di Confcommercio. Il contratto rinnovato con Confcommercio nel marzo 2015 prevede un aumento della massa salariale di circa 3000 euro al 31 dicembre 2018. L’offerta di Federdistribuzione arriva a circa 1800 euro (in un caso si tratta di circa 85 euro lordi al mese di aumento, cui si arriva in diversi passaggi, mentre nell’altro di circa 45 euro lordi).
Per tentare all’ultimo di scongiurare lo sciopero, cosa non riuscita, Federdistribuzione ha dato indicazione alle proprie aziende di erogare nel mese di maggio, a titolo di anticipo sui futuri aumenti, 15 euro (però si consideri che una quota notevole dei lavoratori nei supermercati sono part-time, quindi percepiranno meno). Una “mancetta” che non ha colmato le distanze tra la parte padronale e i sindacati, che restano ampie...anche perché non si tratta solo sul salario.
Sono in corso peggioramenti del sistema di inquadramenti attraverso l’utilizzo della leva del Jobs Act (Renzi ha fatto davvero un bel servizio alla borghesia italiana), sul sistema di Welfare (assistenza e previdenza integrativa) ed infine sugli orari di lavoro.
In particolare il gruppo francese Carrefour sta introducendo, per primo in Italia, l’apertura notturna, l’h24, facendo sì che la questione delle fasce orarie e dei turni si intrecciasse strettamente a quella del contratto.
Nella provincia di Pavia ci sono circa 15 mila addetti interessati al rinnovo del contratto. Nella giornata di sciopero si è tenuto un presidio con volantinaggio davanti al centro commerciale di San Martino Siccomario (PV), cui hanno partecipato qualche decina di lavoratori.
I dati complessivi di adesione allo sciopero variano nientemeno che di un decimale, a dimostrazione di come essi siano dati politici: Federdistribuzione attribuisce il 6,5% di adesioni, la Cgil ne stima il 60%. La verità starà nel mezzo? Difficile da dire.
La sensazione empirica dalla città di Pavia è che quel sabato non fosse impossibile andare a fare la spesa. Per la provincia è comunque plausibile un’adesione al 35-40%, con situazioni più partecipate ad altre in cui c’è stato chi ha scioperato, coraggiosamente, da solo.
Detto questo, un segnale è stato certamente lanciato e la situazione preannuncia sviluppi nella lotta di classe futura. É un dato incontrovertibile infatti che un intero comparto di classe salariata, di moderno proletariato -molto ampio numericamente, discretamente concentrato e anche mediamente giovane-, sta vivendo un evidente peggioramento della propria condizione di lavoro.
Lo slogan di Carrefour Italia è “Ogni giorno è positivo”. Se il 28 maggio è stato un passo avanti nella ricostruzione di una coscienza di classe dei lavoratori, allora quel giorno è stato certamente più positivo degli altri.


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