Internazionale

Caso Panama papers: i miliardi nascosti del capitale

Con il caso dei cosiddetti Panama papers, si è sollevato un piccolo pezzo del velo sul funzionamento della finanza e dell’economia mondiali. Sulla base di una fuga di notizie raccolta da un giornale tedesco, un consorzio internazionale di giornalisti ha iniziato a spogliare le informazioni contenute in archivi provenienti dalla società panamense Mossack Fonseca, specializzata nell’evasione fiscale.

Più di un centinaio di giornali nel mondo hanno rivelato allo stesso momento nomi di privati, di imprese finanziarie o industriali, o di partiti politici, che si sono rivolti ai servizi di Mossack Fonseca. Tra i buoni clienti dell’agenzia panamense ci sarebbero il russo Putin, l’ucraino Poroshenko, il siriano Assad, il re del Marocco Mohammed VI o il premier britannico Cameron. Si vede che coloro che si fanno la guerra per popoli interposti sanno utilizzare le stesse agenzie per mettere al riparo le somme che rubano alla loro popolazione.

Oltre alcune star del calcio come Platini o Lionel Messi, molte grandi banche sono nominate: la UBS, il Crédit Suisse, la HSBC ed anche la Société générale. Dal 1977, quest’ultima avrebbe creato 979 società offshore tramite la Mossack Fonseca. Certamente Panama è uno dei centri più attivi dell’evasione fiscale. Un professore di diritto dell’università di Panama diceva così ai giornalisti: “In Panama, in materia di riciclaggio, si fa tutto: si lava, si risciacqua e si asciuga”. E si parla di una sola società, in un solo paradiso fiscale!

C’è da osservare che in queste liste, praticamente non si trovano nomi corrispondenti alle grandi fortune dei paesi ricchi. Ciò sottolinea quanto si tratta solo di una minima parte della realtà della frode fiscale. Evitare di pagare il fisco è il riflesso normale di ogni borghese, piccolo o grande. In questo gioco, i più ricchi e più potenti hanno mezzi efficienti per evitare di essere sotto i proiettori, anche in caso di fuga massiccia di notizie, anche perché spesso il paradiso fiscale ce l’hanno nel proprio paese.

In questi casi, gli stati e le grandi fortune fanno finta di giocare a gatti e topi. Gli stati vorrebbero recuperare una parte delle tasse che vengono evase, ma allo stesso tempo fanno di tutto per favorire i loro miliardari. Anzi, di fronte alla crisi economica profonda del loro sistema non sanno fare altro che lasciare la speculazione svilupparsi, sapendo bene che i paradisi fiscali come Panama e altri ne sono uno degli ingranaggi essenziali e dei buchi neri dove scompaiono le miglia di miliardi che essa produce.

P.R.


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