Internazionale
Francia

Quale spazio per il Fronte Nazionale al servizio della borghesia?

Da Lutte de classe n°172 (Dicembre 2015 - gennaio 2016)

La crescita elettorale accelerata del Front National rende più complicata la tradizionale alternanza tra due partiti borghesi a vantag­gio di una forma di tripartitismo che, appena nato, si trasforma in un’opposizione FN di fronte ad una coalizione destra-sinistra. Per ora il cordone sanitario instaurato da tempo dai dirigenti della destra nei confronti del FN, e di nuovo riaffermato da Sarkozy con la for­mula "né FN né PS", prosegue nonostante la spettacolare crescita del FN.

Nessuna frontiera ideologica tra destra e Fronte Nazionale

Non esistono differenze fondamentali tra i quadri del FN e quelli di Les Républicains (LR), nuovo nome del partito di Sarkozy, neanche nel campo delle idee. Sarkozy, per farsi eleggere nel 2007, aveva attratto gli elettori del FN riprendendone il linguaggio e parte del programma. Christian Estrosi, can­didato della destra presentato nella regione PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) come un baluardo contro il FN, parlava ancora poco tempo fa di "quinte colonne islamiste" presenti nelle banlieues, mentre Nadine Mo­rano, allontanata in extremis dopo le sue di­chiarazioni sulla Francia, definita “paese di razza bianca", è sempre dirigente di LR. Lau­rent Wauquiez ha ripreso in queste settima­ne i discorsi del FN sulla sicurezza e le sue ignominie sui disoccupati "assistiti" per farsi eleggere alla testa della regione Alvernia-Ro­dano-Alpi. I due partiti, FN e LR, hanno cor­teggiato durante la campagna delle elezioni regionali gli ambienti anti-aborto e cattolici che hanno manifestato contro il matrimonio gay. Al livello dei piccoli notabili locali, la po­rosità è ancora più grande. Il FN ha già ac­colto nelle sue file molti transfughi della de­stra e, man mano che i suoi risultati elettorali si trasformeranno in poltrone e possibili punti di partenza per carriere politiche, questo par­tito attrarrà gli ambiziosi a cui il lezzo nauseabondo del programma della famiglia Le Pen non dà fastidio.

In molti paesi d’Europa, la destra e l’estrema destra hanno coabitato nell’ambito di uno stesso governo. Negli Stati Uniti, l’ala destra dei repubblicani, attualmente rappresentata da Donald Trump, farebbe quasi passare Marine Le Pen per una sinistroide. Sarah Pa­lin ex candidata repubblicana alla vicepresi­denza americana, ex governatrice dell’Ala­ska ed esponente del Tea Party, ha espres­so la sua ammirazione per Marion Maréchal-Le Pen, che paragona a Giovanna d’ Arco! Ma in Francia, per ragioni storiche - la con­trapposizione tra i fautori di De Gaulle e quel­li di Pétain, poi tra i gollisti ed i sostenitori dell’Algeria francese e della difesa dell’impe­ro coloniale - e per ragioni politiche più pro­saiche, la destra tradizionale finora ha rifiuta­to di tendere la mano al FN e di condividere il potere. Alcuni tentativi in passato, ad esem­pio in occasione dell’elezione dei presidenti di regione nel 1998, hanno fatto cilecca.

Ciò non significa che non ci saranno riavvici­namenti in un prossimo futuro. La crescita elettorale del FN non sarà arrestata né dai "fronti repubblicani", né dal suicidio politico del PS. Ora, finché la vita politica rimarrà nel campo elettorale e parlamentare, questa cre­scita presto o tardi porrà all’ordine del giorno la questione della partecipazione del FN alla gestione delle istituzioni politiche e della spartizione dei posti attorno alla mangiatoia. Essendo il FN fondamentalmente un partito borghese, profondamente rispettoso dell’or­dine sociale in generale e degli interessi pa­dronali in particolare, gli altri partiti, alla fine, gli lasceranno uno spazio .

Ma tale riorganizzazione dello scenario poli­tico non può avvenire senza porre una serie di problemi alla borghesia ed al suo personale politico tradizionale.

Per quanto riguarda il personale politico, la sinistra, seguendo una lunga tradizione che risale almeno a Guy Mollet e al Partito socia­lista degli anni Cinquanta, è pronta a suici­darsi politicamente, a scomparire per molti anni dopo aver perso tutti i suoi elettori, per far adottare, costi quel che costi, le misure ri­chieste dal padronato. Hollande e Valls, in­tensificando la guerra di classe contro i lavo­ratori, hanno consumato la loro rottura con l’ala popolare del loro elettorato. Inoltre, mol­tiplicando le dichiarazioni sulla sicurezza e le posizioni guerrafondaie, essi hanno rotto con quelli ancora affezionati ad alcuni valori pro­gressisti. Oggi hanno metabolizzato tali rot­ture e fanno decisamente rotta verso destra, sperando di conquistare l’elettorato del cen­tro o della destra moderata.

La destra, da parte sua, fa propri gli slogan di basso livello che fungono da idee al Fronte nazionale, ma una parte sempre più sostan­ziale dei suoi elettori preferisce l’originale alla fotocopia. Una parte dell’elettorato della de­stra tradizionale, composto da padroncini, ar­tigiani, agricoltori o liberi professionisti, vota ormai per il FN. È significativo che la destra non abbia realmente approfittato della mani­festazione di rifiuto di Hollande al potere. I regolamenti di conti e i battibecchi sulla stra­tegia, iniziati nell’ambito di LR fin dal giorno dopo le elezioni, tra chi è pronto a correre dietro il FN e chi vuole giocare la carta del "raggruppamento repubblicano", mostrano queste esitazioni.

Le riserve della grande borghesia

La borghesia , dal canto suo, non ama il pro­gramma economico presentato dal FN, la sua retorica anti-europea ed il suo ostentato protezionismo . Un altro svantaggio del FN sta nella debolezza e nell’inesperienza dei suoi quadri. I suoi responsabili, mantenuti fuori dagli esecutivi ai vari livelli del sistema rappresentativo, hanno avuto poche occa­sioni di legarsi alla borghesia media o gran­de, di mostrarsi affidabili e di rassicurarla. Da questo punto di vista, con 358 consiglieri re­gionali invece di 118 uscenti, che si ag­giungono a 62 consiglieri provinciali eletti in primavera, a 15 sindaci e 24 eurodeputati eletti nel 2014 ed a due deputati e due sena­tori, il FN potrà guadagnare rispettabilità.

Bruno Bonduelle, erede del gruppo agroali­mentare che ha il suo nome e grande bor­ghese del Nord, ha preso posizione contro l’arrivo di Marine Le Pen al vertice della sua regione. In una lettera intitolata "no Pasa­ràn" (sic), ha denunciato il rischio che essa sia boicottata dai capitalisti americani o tede­schi in caso di vittoria della Le Pen. Pierre Gattaz, dirigente del Medef (Confindustria francese), ha fustigato "l’irresponsabilità" del programma del FN paragonandolo con il pro­gramma comune della sinistra nel 1981. "Il ritorno della pensione a 60 anni, l’aumento dei salari di 200 euro, il ritorno al franco, l’au­mento delle tasse sull’importazione, (...) è esattamente l’opposto di ciò che occorre fare", ha dichiarato Gattaz. Egli sa benissimo che nel 1981 Mitterrand e la sinistra non han­no aspettato molto per dimenticarsi del loro programma. Al potere, Le Pen e il FN faran­no anch’essi ciò che il padronato dirà loro di fare. Ma non è così semplice fare voltafaccia da un giorno all’altro , soprattutto in un perio­do di crisi in cui la tabella di marcia fissata dal padronato per i governi lascia pochi mar­gini. È per questo che il grande padronato preferirà, finché sarà possibile, evitare l’arri­vo del FN al potere. Ed è per questo che Bonduelle concludeva la sua lettera con un appello alla lista arrivata terza a ritirarsi a fa­vore della seconda. Chiedeva chiaramente un’alleanza destra-sinistra per fronteggiare il FN.

L’operazione di seduzione del FN nei confronti del padronato

A partire dal 2011 e dalla sostituzione di Le Pen padre con la figlia, il FN, al fine di allar­gare il suo elettorato, aveva adeguato il suo discorso per sedurre gli operai e le classi po­polari. Marine Le Pen, alla sua propaganda tradizionale fatta di odio dello straniero, di razzismo anti-immigrati o anti-musulmani, aveva aggiunto alcuni argomenti sui lavora­tori poveri, "francesi" ovviamente, che lavora­no sodo e sono mal pagati. Era giunta al punto di promettere il ritorno della pensio­ne a 60 anni e lo smic (salario minimo) a 1.500 euro. Naturalmente, si è sempre pre­murata di non essere troppo precisa sull’ap­plicazione di queste misure. Ma ciò era già troppo per la frazione del suo elettorato com­posta da padroncini reazionari. Quanto ai grandi padroni, "perception is reality" (la per­cezione è realtà) come ha scritto Bonduelle e, anche quando si deve mentire agli elettori, ci sono parole da non usare!

La risposta del FN alle critiche padronali è stata un’operazione di seduzione nei loro confronti. Alle parole di Gattaz ha risposto un comunicato in cui si afferma che "Nel nostro programma, non c’è il ritorno alla pensione a 60 anni. Non ci sono aumenti di 200 euro, ma un riduzione degli oneri sociali sui bassi salari compensato da un aumento del 3% delle tasse sulle importazioni". Il comunicato si concludeva con un invito al dibattito per convincere i padroni che non avevano nulla da temere da un arrivo del FN al potere. Il 5 novembre, il giornale Le Monde scriveva: "Preoccupati di sedurre gli elettori di destra, i dirigenti frontisti mettono le rivendicazioni so­ciali e l’uscita dall’euro nel dimenticatoio". In diverse regioni, i capilista del FN hanno fat­to passare avanti i candidati dirigenti azien­dali . Come tutti i loro concorrenti, hanno pro­messo ai padroni nuovi aiuti. Nella regione Alvernia-Rodano-Alpi, il candidato del FN ha così dichiarato, al termine di un pranzo con il padrone della Michelin: "L’ho rassicurato sul fatto che il FN era l’amico degli imprenditori".

Un partito profondamente anti-operaio

Dopo essere riuscito nell’impresa di creare un proprio elettorato nell’ambiente operaio, quando il suo nucleo storico era costituito dai nostalgici dell’Algeria francese o di Pétain, dai cattolici tradizionalisti o dai fautori dell’“identità nazionale”, quando i suoi quadri sono feroci anticomunisti, il FN, con queste dichiarazioni d’amore al padronato, mostra il suo vero volto. È quello di un partito borghe­se, più reazionario ma, in definitiva, simile sotto molti aspetti ai suoi concorrenti, un par­tito parlamentare che aspira ad acquisire po­sizioni all’interno e alla testa dello stato borghese. È ciò che, ingenuamente, una mili­tante del FN della città di Hénin-Beaumont ha così riassunto: "Occorre smettere di dire che siamo un partito di teste rasate, abbia­mo tra di noi dei dirigenti aziendali".

Allo stesso tempo, i successi elettorali del FN rafforzano tutti coloro che, nel suo seno o alla sua ombra, si preparano ad utilizzare metodi più autoritari per imporre la loro politi­ca, cioè metodi fascistizzanti. La recente tra­gicommedia in seno alla famiglia Le Pen ha ricordato che le due tendenze coabitano in questo partito.

Per ora la borghesia non ci tiene a favorire l’accesso del FN al potere. D’altra parte, la crisi la spinge ad esigere da tutti i governi una politica sempre più anti-operaia, che si metta immediatamente a sua disposizione una parte sempre crescente della ricchezza creata dai lavoratori. Questi attacchi finiranno per scontrarsi con le reazioni collettive e la resistenza dei lavoratori, dei disoccupati, dei pensionati. La concorrenza accanita in perio­do di crisi, le misure fiscali adottate dal go­verno per portare soldi alla grande borghesia colpiscono anche gli agricoltori, i padroncini e più generalmente la piccola borghesia. Di fronte ad un’esplosione sociale del mondo del lavoro o ad una radicalizzazione della piccola borghesia impoverita se non rovinata, di fronte all’immagine dei contadini mobilitati­si quest’estate, Bonduelle, Gattaz, Michelin ed i loro simili potrebbero scegliere di appog­giarsi al FN ma anche, se necessario, a gruppi fascistizzanti che potrebbero rafforzar­si intorno ad esso.

La crisi economica e le sue ripercussioni po­litiche, in particolare nel campo elettorale, hanno messo fine all’alternanza parlamenta­re classica facendo del FN il primo partito del paese. Il suo aggravarsi potrebbe condurre la borghesia ad usare mezzi extraparlamen­tari e violenti per imporre nuovi arretramenti sociali. Lo stato di emergenza, iniziato ed at­tuato dal governo PS, aumenta già i mezzi repressivi che non si esiterà a prolungare e ad usare contro i lavoratori in lotta. L’avanza­ta del FN rafforza, moralmente se non sul piano dell’organizzazione, gruppi o individui pronti a prendersela oggi con gli stranieri, domani con gli scioperanti, i lavoratori in lotta, i militanti sindacali.

Riprendere la lotta di classe

Non siamo oggi a questo punto, fosse altro perché non ci sono lotte collettive importanti. Ma se l’estrema destra è più forte, il movi­mento operaio è considerevolmente più de­bole e molto in ritardo. Molti militanti operai a noi vicini, militanti sindacali, simpatizzanti del PCF o del Fronte di sinistra, sono preoc­cupati dalla crescita elettorale del FN visibile anche attorno a loro, nella loro classe. Or bene, questi militanti, se la vogliono fermare, devono impegnarsi ad far attecchire di nuo­vo le idee della lotta di classe, la convin­zione che non esiste "un interesse naziona­le" e che la soluzione non è di "produrre fran­cese", l’idea che i lavoratori , hanno un pote­re considerevole perché fanno funzionare tutto nella società e perché producono tutto, e che i loro interessi sono diametralmente opposti a quelli dei proprietari di capitali. De­vono far attecchire di nuovo la convinzione che il proletariato è l’unica forza sociale ca­pace di porre termine alla dittatura del gran­de capitale e dei banchieri sull’economia, che non esistono salvatori supremi e che questo sovvertimento non sarà fatto con le elezioni.

Si deve ripartire da lontano, tanto queste idee, elaborate ed a lungo propagate dalle organizzazioni operaie che si richiamavano al socialismo e al comunismo, sono state sviate e poi abbandonate dai cosiddetti partiti socialisti e comunisti. Ciò che ha esatta­mente lasciato campo libero al FN nell’at­trarre una frazione dei lavoratori nella sua scia. Una gara di velocità è innegabilmente cominciata con la destra estrema. Ma non c’è un’altra strada.

A mostrare che le reazioni collettive possono emergere in qualunque momento, è il piccolo episodio di scontro sociale alla Air France, il 5 ottobre scorso. In quella circostanza, si sono visti ovunque nel paese lavoratori, mili­tanti operai, provare solidarietà ed orgoglio perché, almeno per una volta, alti dirigenti si erano dovuti rimangiare la loro arroganza e scappare senza camicia davanti alla rabbia dei lavoratori che rifiutavano di essere licen­ziati in silenzio.

17 dicembre 2015


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