Internazionale

Un po’ di lotte nell’Istituto dell’ ”ora esatta nazionale”

Venerdì 12 febbraio l’assemblea dei dipendenti INRIM (Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica, nato dalla fusione degli ex Istituti Galileo Ferraris e Colonnetti), riunita per ribadire il disinteresse da parte dei vertici verso le richieste dei dipendenti, ha deciso di terminare il proprio turno di lavoro uscendo alle 13 dall’istituto in segno di protesta.

L’assemblea ha dichiarato, nella mozione votata dalla maggioranza dei lavoratori, la volontà, in caso di ulteriori silenzi da parte della dirigenza, di programmare altre forme di lotta più radicali quali il blocco delle lavorazioni in conto terzi e la proclamazione di uno sciopero. Tra i punti più urgenti delle richieste c’erano il recupero delle produttività arretrate a partire dal 2011, il recupero del periodo di maternità per i contratti a scadenza, l’adeguamento degli importi degli assegni di ricerca e la proroga dei contratti TD e degli assegni di ricerca in scadenza.

Purtroppo all’assemblea successiva i soliti carrieristi benpensanti sono riusciti a mettere in minoranza i colleghi più disposti alle lotte, svalorizzando (se non ridicolizzando) tutti i propositi di mobilitazione e invitando al solito “dialogo tra le parti”, lasciando i precari o i lavoratori in attesa di arretrati senza speranze e senza risposte.

Malgrado gli inviti alla moderazione, la settimana successiva i lavoratori hanno comunque organizzato un presidio, numericamente visibile e significativo, davanti alla sala consiglio nel corso di una riunione del CDA riuscendo a strappare una dichiarazione di nulla osta all’erogazione delle produttività arretrate da parte dei revisori dei conti, mentre sono stati spostati a data da definirsi gli altri importantissimi punti all’ordine del giorno dello stato di agitazione.

Non si può ancora cantare vittoria, ma sicuramente uno stato di agitazione che passi dalla comunicazione verbale all’azione non può che mettere la controparte nelle condizioni di prendere sul serio il malcontento dei lavoratori, indipendentemente dal fatto che si intenda o meno esaudire (e fino a che punto) le richieste di questi.

Corrispondenza Torino


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