Internazionale

FCA. Marchionne cancella il piano di prodotto

Posticipati al 2020 gli obiettivi produttivi già previsti per il 2018. Fortemente compromesso il rientro di tutti i cassintegrati

Ancora una volta il "marinaio" Marchionne non ha mantenuto le promesse.

L’a.d. di FCA, nella teleconferenza con gli analisti finanziari svoltasi a Londra il 26 gennaio scorso a margine del CdA, ha annunciato un importante quanto preoccupante cambio di strategia.

In sintesi, vengono confermati e persino incrementati gli obiettivi finanziari del gruppo a scapito di quelli produttivi, con conseguenze gravissime per i lavoratori FCA in Italia e, in particolare, nel torinese. In sostanza, viene posticipato il lancio dei nuovi modelli Alfa e si cancella con un colpo di spugna l’obiettivo di produrre 7 milioni di veicoli per il 2018. Una vera e propria doccia fredda per i lavoratori di Mirafiori, Grugliasco, Modena, Cassino e Pomigliano tuttora coinvolti nell’uso di ammortizzatori sociali. Per una volta dobbiamo credere a Marchionne quando aveva affermato che "un modello pagava il successivo". Il rinvio dei nuovi modelli Alfa avrà, in altri termini, un "effetto domino" su tutti gli altri.

Il piano precedente doveva "assicurare" il rientro in fabbrica di tutti i lavoratori entro il 2018. L’annuncio di Marchionne sposta tutto al 2020, vale a dire sine die, dal momento che si dovrebbe avere la sfera di cristallo per leggere il futuro contesto economico e finanziario in cui si muoverà FCA, sia per il mutevole andamento del mercato dell’auto sia perché non ci è dato sapere oggi quale sarà la situazione manageriale e proprietaria del gruppo nel 2020.

Di certo c’è che, oggi, la crisi è ben lungi dall’essere risolta. Per parlare solo del territorio torinese, la FIOM ricorda che tra pochi mesi scadrà la mobilità per circa 12000 lavoratori del settore manifatturiero, per altrettanti la cassa integrazione straordinaria e per circa 18000 quella in deroga. A Torino, l’organico del solo Polo del Lusso FCA (Carrozzeria di Mirafiori, Maserati, ex ITCA) in cinque anni è calato di oltre 1000 unità. Il solo stabilimento di Mirafiori conta 1500 lavoratori delle Carrozzerie ancora in cassa integrazione praticamente a zero ore ed è fondato il timore che quelli delle Presse e delle Meccaniche li possano raggiungere.

È di questi giorni la notizia che la Direzione del personale sta convocando lavoratori di Mirafiori in cassa integrazione per proporre loro incentivi alle dimissioni. Altro che rientro assicurato per tutti! Alla Maserati di Grugliasco si è passati dalle 36000 vetture prodotte nel 2014 alle 26000 nel 2015. Non stanno meglio i lavoratori della fabbrica di Pomigliano, dove circa 2500 lavoratori, la metà dell’organico complessivo, sono tuttora soggetti ai contratti di solidarietà.

In questo quadro suonano alquanto stonate le affermazioni ottimistiche e soddisfatte di FIM e UILM sugli effetti benefici, a dir loro, degli accordi separati stipulati con FCA, come pure le reiterate richieste FIOM all’azienda di lanciare nuovi modelli.

Serve ben altro! Innanzitutto occorre ricostruire un rapporto di forza deteriorato da anni di sconfitte e cedimenti con rivendicazioni che unifichino lavoratori occupati e quelli in cassa integrazione. La rotazione della cassa e il pagamento a tutti del premio di risultato (oggi non viene pagato a chi lavora meno di 11 giorni al mese e 64 in un trimestre) potrebbero essere un buon punto di partenza per una lotta che miri a redistribuire il lavoro tra tutti con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

M.I.


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