Internazionale

Fare dei migranti i nostri fratelli di classe

{(Da “Lutte de Classe” n° 170 (settembre-ottobre 2015)} Nemmeno tre mesi dopo aver rifiutato il piano di ripartizione di 60.000 profughi proposto dal presidente della Commissione europea, Hollande e Merkel si sono accordati sulla richiesta agli stati membri dell'asse­gnazione di quote obbligatorie di migranti per ogni paese. Questo cambiamento si spiega ovviamente con l'accelerazione del flusso di profughi che scappano dal Medio Oriente o dall'Africa orientale. Ciò è stato facilitato dal­l'emozione suscitata nella popolazione per il susseguirsi di drammi in cui centinaia di persone muoiono, annegate nel Mediter­raneo o asfissiate in qualche autoveicolo. Non può che essere confortante lo slancio di solidarietà che si è espresso in vari paesi dell'Europa, già visto a Lampedusa o nel sud d'Italia dopo naufragi drammatici. Né i muri di filo spinato eretti al passaggio delle centinaia di migliaia di profughi siriani diretti in Europa, né la brutalità poliziesca in Mace­donia o Ungheria sono riusciti ad arrestarli. I principali dirigenti dell'Unione europea han­no fatto, perciò, di necessità virtù aprendo parte delle loro frontiere. Ma non è la genero­sità ad averli ispirati. Hollande, cinicamente, ha approfittato del­l'evento per annunciare che ormai i caccia francesi stanno per colpire il suolo siriano. Le loro bombe terrorizzeranno un po' di più ancora gli abitanti delle regioni già sotto la dittatura dello Stato islamico e getteranno sulle strade dell'esilio nuove colonne di pro­fughi. In questa ostentata esibizione di generosità, Hollande è stato superato dalla Merkel. Il go­verno francese si è impegnato ad accettare 24.000 profughi supplementari in due anni, mentre la Germania ne aveva accolti 20.000 in un solo fine settimana e si dichiarava pronta ad accogliere più di 500.000 immigrati all'anno nei prossimi anni e, forse, fino ad 800.000 nel 2015. La Germania, tuttavia, ristabilendo di colpo i controlli alle sue fron­tiere, ha sbattuto la porta dinanzi ai nuovi arrivanti, dimostrando a sua volta con quale facilità gli stati dell'Unione europea possono tornare indietro su uno dei rari aspetti posi­tivi dell'Unione stessa. Si è forse in presenza di una momentanea frenata che non rimetterà in discussione le promesse d'accoglienza che hanno valso alla Merkel di cambiare sembianza in pochi giorni, sostituendo all'immagine del castiga­matti della Grecia quella della dirigente euro­pea più generosa ed umanista? È possibile, perché queste promesse, se è vero che pongono allo Stato tedesco una serie di pro­blemi pratici, non sono però contrarie agli interessi della grande borghesia di questo paese. {Il grande padronato pronto a fare la spesa} È innegabile che il fabbisogno di mano­dopera qualificata del padronato tedesco, in un paese con la popolazione invecchiata, contribuisce alla "generosità" della Merkel e del suo ministro dell'Economia Schäuble. Così, il Presidente della Daimler ha dichia­rato: "la maggior parte dei profughi è gio­vane, ben formata e molto motivata. È esat­tamente quello che ricerchiamo". Questi vor­rebbe poterli reclutare direttamente nei centri d'accoglienza. Il presidente della Federazione degli industriali tedeschi, da parte sua, richiede la semplificazione delle procedure amministrative per permettere l'assunzione dei richiedenti asilo. In Francia, Pierre Gattaz, il capo del Medef, la Confindustria francese, non fa che ripren­dere lo stesso concetto quando scrive su Le Monde: "l'accoglienza dei migranti è un'op­portunità per il nostro paese", poiché "spes­so hanno un alto livello d'istruzione, sono giovani e formati". Sarebbe quindi il caso di mettere in atto "l'immigrazione scelta" cara al Medef... Se, dagli anni '70, la politica ufficiale di tutti i governi è consistita in un controllo rigoroso dell'immigrazione, non è così per un padro­nato che è sempre stato reticente ad osta­colare gli spostamenti di lavoratori. Tale poli­tica è il risultato di una corsa alla demagogia xenofoba dei dirigenti politici spronati dalla crescita dei partiti di estrema destra. Tutti i governi, di sinistra come di destra, incapaci di contrastare l'aumento della disoccupa­zione, puntano a trovare dei capri espiatori e inaspriscono la divisione tra i lavoratori ripetendo fino alla nausea che "non si può accogliere tutta la miseria del mondo". Con Hollande e il suo primo ministro Valls, è scomparsa anche la sottile vernice che distingueva ancora vagamente la sinistra go­vernativa dalla destra su tale questione. Ed è comunque buffo che, nonostante la pres­sione dell'ala più di destra del suo partito, in particolare la CSU bavarese, la dirigente di destra Merkel appaia oggi più umanista del­l'uomo “di sinistra" Hollande. Nel merito, non ci sono più divergenze tra Hollande e Merkel sulla crisi dei migranti di quante ve ne fossero sulla crisi greca. I ruoli del buono e del cattivo sono stati invertiti per un breve momento. Ma essi sono all'unisono quando rifiutano di accettare i migranti eco­nomici. Vogliono installare campi di smi­stamento in Italia, Grecia o Ungheria, oppure in Turchia, in Libia o in altri paesi di transito. Come se scappare dalla miseria sia meno legittimo che scappare dalla guerra! Le grandi potenze imperialiste, con i loro inter­venti militari, sono direttamente responsabili della barbarie che dilaga in vaste regioni del mondo. Ma lo sono altrettanto per quanto riguarda il saccheggio ed il sottosviluppo che spingono milioni di donne e di uomini al­l'esilio. La selezione richiesta dai dirigenti europei, ammesso che si possa effettuare, è iniqua e prepara nuovi drammi umani. Come si può pensare che donne e uomini, riusciti ad arrivare alle porte dell'Europa a rischio della propria vita pagando un prezzo altissimo per il viaggio, accettino senza batter ciglio di essere riportati verso l'inferno che hanno lasciato? Qualunque siano i motivi della loro partenza, né i campi di raggruppamento né il filo spinato fermeranno i migranti. Tutti coloro che lo pretendono mentono o ci preparano un futuro sanguinoso. La destra, dove non è al governo e non deve quindi gestire l'arrivo massiccio dei profughi, può dare libero corso alla sua caccia agli elettori reazionari. In Francia, così, molti sin­daci, quelli di Roanne o di Belfort in parti­colare, hanno annunciato che accetteranno solo profughi cristiani, "per avere la certezza che non siano terroristi". L'ex presidente Sar­kozy non è stato da meno quando, in un'in­tervista del 10 settembre, si è opposto alle quote di profughi. Egli richiede, come Marine Le Pen del Fronte nazionale, la soppressione dell'Assistenza medica di Stato (AME) agli stranieri, restrizioni degli assegni familiari e di quelli per la casa, e vuole che si prenda in considerazione la possibilità di fare uno strappo allo ius soli . Riprende, infine, il pro­getto dei "campi di detenzione nei paesi peri­ferici all'area Schengen, per istruire le do­mande d'ingresso in Europa come profugo politico". Sarkozy promette di ristabilire i controlli di frontiera tra i paesi dello spazio Schengen per i cittadini non europei. Hollande lo aveva preceduto bloccando a fine giugno i migranti africani a Ventimiglia. E non c'è voluto molto tempo perché, dalla Germania all'Ungheria, alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, la libera circolazione in Europa andasse in pezzi. La crisi dei migranti rivela che le divergenze d'interessi e di politica tra gli stati dell'Unione europea, e non solo tra l'est e l'ovest del continente, si approfondiscono sempre più. Anche il progresso innegabile che ha rap­presentato, almeno per i cittadini europei, la possibilità di libera circolazione su gran parte del continente senza essere fermati alle frontiere, così come previsto dagli accordi di Schengen, rischia di scomparire. L'Europa borghese regredisce e potrebbe anche scop­piare. {{Per la libertà totale di circolazione, senza ostacoli e senza visto}} I lavoratori, all'Europa delle frontiere, del filo spinato e dei campi, devono opporre il diritto alla libertà di circolazione e di stanziamento , senza ostacoli né visto. Tutti i lavoratori sono migranti potenziali, alla ricerca di un posto di lavoro e di un posto per vivere in balia delle crisi e delle chiusure di imprese. Per questo non hanno patria. I lavoratori coscienti non devono permettere che i loro avversari, padroni liberali o nazio­nalisti di ogni risma, facciano dei profughi i loro concorrenti o i loro nemici. Pur senza parlare della piccola frazione di classe ope­raia già contaminata dalla demagogia della destra estrema, molti lavoratori, anche se colpiti dalla sorte subita dai migranti, ripren­dono nondimeno il falso luogo comune per cui "qui già non c'è abbastanza lavoro per tutti, quindi accoglierli non si può". Si sba­gliano e armano i loro avversari. Il padronato, fin dalla nascita del capitalismo, per peggiorare lo sfruttamento, non ha mai smesso di utilizzare l'arma della divisione, di aizzare i lavoratori qualificati contro quelli che non lo sono, le donne contro gli uomini, i lavoratori arrivati dalle campagne contro quelli insediatisi prima di loro. Oggi, esso vorrebbe opporre i precari ai lavoratori di ruolo, i lavoratori distaccati venuti da Polonia o Portogallo ai lavoratori nazionali, e adesso i migranti a tutti gli altri. Di fronte a questa divisione, i lavoratori coscienti hanno sempre opposto l'unione di tutti i lavoratori e l'internazionalismo. I migranti non sono affatto responsabili dei 25 milioni di disoccupati ufficialmente regi­strati nell'Unione europea. La disoccupa­zione non trae origine da un'eccedenza di manodopera, ma dalla rapacità della bor­ghesia che aumenta la produttività, restringe le capacità produttive e preferisce speculare piuttosto che produrre le merci necessarie per soddisfare i bisogni di tutti. Per porre termine all'ecatombe della disoccu­pazione e fermare l'impoverimento delle classi popolari, l'unica strada è quella di con­testare alla borghesia la sua dittatura sul­l'economia e sulla società. Non c'è possibilità di migliorare il sistema. I migranti, spinti dalla disperazione, decisi a sopravvivere, pronti a varcare centinaia di chilometri a piedi per raggiungere la Ger­mania o la Svezia, non si lasceranno fer­mare. Dobbiamo fare di loro i nostri alleati ed i nostri fratelli di battaglia contro il padronato ed i suoi leccapiedi governativi. 14 settembre 2015

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