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Stati Uniti: California, l’acqua più preziosa dell’oro

Pubblichiamo qui sotto la traduzione di un articolo di Class Struggle n°84 (novembre-dicembre 2014), rivista trimestrale pubblicata dall’organizzazione trotskista americana The Spark..

Nel novembre scorso, gli elettori californiani hanno in gran parte approvato il lancio di un prestito obbligazionario di 7,1 miliardi di dollari per finanziare un nuovo progetto sulla gestione delle risorse idriche. Questo prestito obbligazionario è stato richiesto sia dai democratici che dai repubblicani, come pure dagli ambienti d’affari, nonché sostenuto da molti sindacati e da un pugno di gruppi ecologisti.

Per ottenere il sostegno degli elettori, i democratici ed i repubblicani hanno inserito nel progetto di prestito alcune sovvenzioni riguardanti l’acqua potabile ed il risanamento delle acque contaminate. Ma la maggior parte dei fondi andrà alla costruzione di nuove dighe e serbatoi. Cosa esattamente sarà costruito non è stato precisato nel progetto presentato agli elettori. Questa decisione, non a caso, sarà presa a porte chiuse da un comitato nominato dal governatore democratico Jerry Brown. Tutto ciò, naturalmente, allo scopo di occultare i gruppi di interesse che si celano dietro alla costruzione di queste nuove dighe e serbatoi, il cui costo sarà sostenuto dai contribuenti.

La California possiede già l’infrastruttura più sviluppata al mondo per la raccolta e la fornitura d’acqua: 1.400 dighe, migliaia di chilometri di acquedotti e pompe abbastanza potenti da potere attingere l’acqua e farle varcare i 1.000 metri di altitudine dei monti Tehachapi. Questo sistema consuma il 5 % di tutta l’elettricità dello Stato. Quasi tutti i fiumi dello Stato, piccoli e grandi, comportano almeno una diga. Tuttavia, nonostante questa riorganizzazione gigantesca della natura, ulteriori dighe, canali, gallerie e serbatoi stanno per essere costruiti.

Perché costruirne di più? La domanda supera l’offerta, dicono. La popolazione, in particolare nelle regioni del sud, dove si verificano meno precipitazioni, continua ad aumentare, mentre le riserve d’acqua diminuirebbero a causa di ciò che viene presentato come un periodo di grave siccità che dura ininterrottamente da quattro anni. Ma entrambi gli argomenti risultano falsi.

Tutta l’acqua è davvero consumata dalle 25 milioni di persone circa che vivono nella parte sud dello Stato? Sono loro ad esaurire le magre risorse idriche? L’imbarazzante piccolo segreto è che l’utilizzo personale dell’acqua rappresenta soltanto una goccia nell’oceano. Il consumo domestico conta per meno dell’8% del consumo totale e si tratta della quantità d’acqua consumata dai 38 milioni di abitanti dello Stato, di cui molti concentrati nelle grandi metropoli come Los Angeles, nel golfo di San Francisco e a San Diego. Il commercio, l’industria e gli arredamenti paesaggistici dello Stato contano ancora per il 12% nel consumo d’acqua. In totale, tali consumi rappresentano soltanto il 20 % di tutta l’acqua utilizzata.

In realtà, c’è abbastanza acqua in California per le necessità, nel corso di un anno di consumazione media , di 318 milioni di persone, cioè per quasi tutta la popolazione degli Stati Uniti, (inclusi nel calcolo l’utilizzo dell’acqua delle lavastoviglie e quello per la cura dei giardini privati).

Inoltre, nonostante l’aumento continuo della popolazione di circa 150.000 persone all’anno in California del Sud, il consumo totale d’acqua degli abitanti e delle imprese è diminuito di almeno il 20% negli ultimi due decenni, probabilmente per ragioni diverse, fra queste le riforme delle norme d’impianto idraulico ed altre disposizioni di protezione di base. E questo calo del consumo va avanti.

In realtà la domanda non risulta dall’aumento della popolazione, ma viene direttamente dalle grandi imprese agricole della California che utilizzano già l’80 % dell’acqua. Una sola coltivazione, quella delle mandorle, assorbe più acqua dei 38 milioni di abitanti dello Stato.

Il problema non risulta neanche dalla siccità. La California ha storicamente conosciuto siccità periodiche, di cui alcune molto rigorose. Quindi la vera questione è di sapere chi si accaparra l’acqua e come quest’ultima viene utilizzata.

Siccità o meno, il clima della California nella parte sud dello Stato, dove si concentra l’essenziale della produzione agricola, è sempre stato arido. Se l’agricoltura si limitasse alle coltivazioni compatibili con questo clima, non ci sarebbero penurie d’acqua e non ci sarebbe bisogno di costruire sempre più infrastrutture.

Ma in California, sono le grandi aziende agricole a decidere cosa e dove bisogna produrre, ed il governo le sostiene. Una gran parte della loro produzione agricola è concentrata nei 700 chilometri della Central Valley e sui suoi contrafforti, dove alcune zone ricevono meno precipitazioni del Sahel africano. Per poter fare crescere la maggior parte delle loro coltivazioni, si necessitano di enormi quantità d’acqua per l’irrigazione dei campi . Per rispondere a questi bisogni il governo ha concepito progetti enormi d’ infrastrutture e per la loro realizzazione non fa pagare quasi nulla a queste aziende.

Tutte le argomentazioni avanzate dai responsabili pubblici e dai mass-media mirano solo a convincere il pubblico ad approvare le spese per fornire ancora più acqua alle grandi imprese agricole.

Imperi industriali

La California è la zona agricola più importante degli Stati Uniti, essa produce più di un terzo delle verdure del paese e circa due terzi della frutta e frutta a gusci. La California è anche il primo Stato per la produzione di latte, ha superato il Wisconsin nel 1993. Inoltre si classifica fra i primi cinque stati per l’allevamento di polli e bovini.

Questa produzione è realizzata in grandi impianti di agricoltura industriale che si presentano al pubblico come semplici stabilimenti familiari. In realtà alcune di queste imprese detengono un quasi-monopolio sulle colture chiave. Ad esempio la società Paramount Farms, la più grande società agricola del paese, domina la produzione di mandorle e pistacchi del mondo intero. Altre aziende, organizzate in cooperative di esercenti, come Sunkist, Sun-Maid, Sun Sweet, Blue Diamond, controllano la trasformazione, la commercializzazione e la distribuzione delle proprie colture. Sono gestite a partire da sedi commerciali installate in città come San Francisco, Los Angeles e New York ed hanno uffici ovunque nel mondo. Tutte queste imprese sono collegate in vari modi ad altre imprese giganti del settore immobiliare, bancario, petrolifero e chimico, attraverso direzioni collegate, alleanze, holding finanziarie. Anche le società petrolifere sono diventate grandi produttori agricoli. Un gigantesco ranch di bestiame costruito alla fine dell’Ottocento è all’origine del conglomerato del petrolio e del gas Tenneco. Tutte sono legate all’università di California, le cui unità di ricerca forniscono loro, a spese dei contribuenti, nuove varietà di piante, macchinari agricoli, prodotti antiparassitari, ecc... In altri termini, la classe capitalista americana possiede e controlla la produzione agricola in California per i suoi profitti privati.

Baroni ladri, finanzieri, proprietari di miniere e speculatori

In California, l’agricoltura è sempre stata l’affare delle grandi imprese. Quando nel 1850 la California diventò uno Stato iniziò l’era dei cosiddetti “baroni ladri”. Mentre nella Nuova - Inghilterra e nel Midwest, l’agricoltura di sussistenza cominciava a lasciare il posto ad un’agricoltura commerciale, in California, i baroni ladri della ferrovia, i finanzieri di San Francisco, i proprietari di miniere, sommersi dal fiume di capitali provenienti dalla corsa all’oro e all’argento, si accaparravano terre immense dove coltivavano grano ed allevavano bestiame.

Nei primi anni la maggior parte delle terre era ancora nelle mani del governo americano, che distribuì 3,4 milioni di ettari “agli agricoltori”, per lo più grandi proprietari terrieri. All’inizio degli anni 1880, il governo federale concesse più di 4,4 milioni di ettari, cioè un decimo di tutta la terra californiana, alla Central (poi diventata Southern) Pacific Railroad. Per trarre vantaggio da questo tesoro, la ditta vendette gran parte di queste terre a grandi lotti, spesso ad alcuni dei suoi principali azionisti della ferrovia o a speculatori. Negli anni successivi, la ferrovia guadagnò ancora più soldi trasportando i raccolti che i baroni ladri coltivavano su queste terre. A cavallo fra i due secoli il trasporto di frutta era diventato, nell’attività della Southern Pacific, altrettanto importante del trasporto di passeggeri.

Molti di questi impianti erano praticamente dei domini feudali, che contavano decine o centinaia di migliaia di ettari. I grandi proprietari terrieri utilizzavano migliaia di lavoratori migranti mantenendoli in uno stato di servitù e di povertà terribile. Talvolta affittavano le loro terre a piccoli agricoltori o ad altri grandi proprietari terrieri. Il ranch di bestiame Miller-Lux è stato classificato fra le 200 imprese più ricche del paese. I baroni del grano introdussero mietitrici a vapore e aratri polysoc per lavorare la terra. La loro produzione era destinata alla popolazione sempre più crescente che arrivava attirata dalla corsa all’oro ed all’argento, nonché ai lavoratori impiegati nella costruzione delle ferrovie. Un gran numero di lavoratori migranti fu fatto arrivare dall’Asia. Le produzioni agricole eccedenti venivano spedite grazie ad una rete ferrata e marittima in piena espansione che arrivava fino a Liverpool, in Inghilterra. Il commercio del grano California-Liverpool fu una delle ragioni principali della comparsa dei clippers, i velieri rapidi di trasporto merci. Dopo l’ avvento della ferrovia transcontinentale nel 1869, per i grandi proprietari terrieri fu possibile spedire la frutta verso est. Fu possibile inoltre trasportare la frutta via mare quando quest’ultima era secca o in conserve. Alla fine degli anni 1870, i vagoni frigoriferi aprirono loro nuove opportunità di vendita in tutto il globo.

All’inizio del ventesimo secolo, la maggior parte della produzione proveniva dal nord della valle centrale di California, laddove l’acqua era più abbondante. Ma l’accesso all’acqua è sempre stata una priorità assoluta. I baroni terrieri acquisirono tutto il terreno possibile lungo i fiumi allo scopo di garantire acqua a sufficienza per il bestiame, per l’inondazione periodica delle valli alluvionali, per la coltura dell’erba medica e del fieno, scontrandosi violentemente tra di loro per il controllo dell’acqua. Cominciarono ad utilizzare l’irrigazione per aumentare il raccolto sulle loro terre. Gli speculatori ed i grandi proprietari terrieri si introdussero anche sul mercato dell’immobiliare tramite operazioni sull’acqua e sulle terre. Suddivisero e vendettero una parte del loro patrimonio incassando grandi i profitti derivati dalla fornitura di dighe, di canali, di fossati e dai diritti sull’acqua.

In qualche occasione ciò causò vere e proprie catastrofi. Ad esempio, nel 1901, la società di sviluppo del Colorado scavò una breccia nella riva del fiume e costruì un canale per irrigare una parte della Imperial Valley, vicino alla frontiera messicana, dove vendeva terre. Ma dopo una serie di inondazioni nella prima metà del 1905, il Colorado straripò proprio nel punto in cui fu costruita la breccia, lasciando il suo vecchio corso ed inondando la colonia agricola. E.H. Harriman, che controllava le ferrovie dell’Union Pacific e del Southern Pacific, fece arrivare un esercito di esperti e di operai e grosse quantità di materiale, ma ci vollero ben due anni per arginare l’inondazione e ricondurre il fiume nel suo corso. Fatturò questi lavori ad un prezzo estremamente salato.

Sempre a cavallo fra i due secoli, fu introdotto un nuovo metodo per captare più acqua per l’irrigazione con l’ausilio di nuove pompe potenti, elettriche ed a benzina. I proprietari terrieri cominciarono a sfruttare le grandi falde acquifere ricche di considerevoli quantità d’acqua sotterranea ed estesero nuovamente le colture nella Central Valley creando così nuove ed abbondanti fonti di ricchezza. Successivamente, una serie di periodi di siccità dal 1918 agli anni 1920 spinsero gli agricoltori a pompare intensamente. Ciò abbassò considerevolmente la falda freatica e rese il costo del pompaggio proibitivo. I grandi agricoltori approfittarono della crisi per consolidare la loro ricchezza. Così Joseph Di Giorgio, che aveva costruito un grande ranch nella Central Valley dopo aver fatto fortuna nell’importazione di banane dall’America centrale, riacquistò le terre dei suoi vicini quando i loro pozzi si svuotarono. Scavò poi nuovi pozzi ed utilizzò pompe a benzina gigantesche. Così attrezzato, attingendo l’acqua che nessun altro poteva raggiungere, Di Giorgio si costruì un feudo personale. Ma l’eccesso di pompaggio provocò un disastro ambientale. Il suolo si abbassò in superficie, schiacciando e compattando strati geologici acquiferi che non si sarebbero mai più potuti riempire.

L’acqua e l’energia

Per captare ancora più acqua per i loro impianti, i grandi proprietari terrieri si rivolsero al governo affinché costruisse e finanziasse massicci progetti d’infrastruttura.

Il primo grande progetto di fornitura d’acqua del governo fu concepito nella città di Los Angeles in occasione del più grande furto d’acqua e di terre della storia, raccontato nel film Chinatown (1974).

Los Angeles, con il suo clima mediterraneo, è in realtà più secca di Beirut. Nel 1905, una coppia di speculatori, legata sia alla municipalità che al governo federale, elaborò un piano per far fortuna rapidamente il cui scopo era fornire una quantità enorme d’acqua alla città. Ottennero da un servizio comunale, il Dipartimento dell’acqua e dell’energia, l’invio di agenti per acquistare segretamente i diritti sull’acqua lungo il fiume Owens, situata ad oltre 300 chilometri al nord della città. Il fiume era alimentato dallo scioglimento delle nevi della Sierra Nevada ed i terreni adiacenti erano ricchi e lussureggianti. Gli agenti comunali ingannarono gli allevatori e gli agricoltori locali convincendoli a rinunciare ai loro diritti sull’acqua, con promesse di futuri guadagni e minacce su ciò che sarebbe avvenuto se non avessero firmato.

Le élite ricche di Los Angeles, compresi i proprietari del giornale Los Angeles Times, delle ferrovie, delle banche, delle società di tram ed elettricità, crearono segretamente un sindacato che comprò la totalità della valle di San Fernando, al nord di Los Angeles. Dopo l’annuncio dei progetti della città per captare l’acqua del fiume Owens, le loro proprietà raggiunsero rapidamente un prezzo pari a 40 volte quello d’acquisto. Per concludere l’affare, i funzionari ed il Los Angeles Times convinsero gli elettori ad accettare di pagare un acquedotto molto costoso che, attraversando un deserto inospitale, avrebbe dovuto canalizzare l’acqua del fiume Owens a Los Angeles, sostenendo che la città era confrontata ad un’immaginaria “penuria” d’acqua.

Nel 1913, l’acquedotto di Los Angeles divenne operativo. Ma durante i venti anni successivi, neanche una goccia di quest’acqua raggiunse Los Angeles. Tutto il discorso sulla penuria d’acqua risultò essere una menzogna. L’acqua rubata nella valle dell’ Owens e pagata dai contribuenti della città fu utilizzata invece per irrigare la valle di San Fernando proprietà dei monopoli, arricchendo questi ultimi smisuratamente. L’acqua fu utilizzata per trasformare il deserto in una corna d’abbondanza agricola. Il loro sindacato immobiliare, il Los Angeles Suburban Homes, utilizzò sistematicamente i benefici investendoli per acquisire ulteriori terre e creando la più grande periferia lottizzata del mondo. Per attirare i clienti verso queste case di periferia vuote, i promotori lanciarono promozioni in tutto il paese, incrementando la crescita della popolazione di tutta la regione. Gli speculatori guadagnarono ancora più soldi nella costruzione di ferrovie e di tram per servire questi sobborghi.

Inoltre molti investirono nei terreni agricoli. Poco dopo l’arrivo a Los Angeles dell’acqua del fiume Owens, alcuni di questi baroni della terra crearono il terzo più grande impero fondiario della storia dello Stato, il Tejon Ranch di 120.000 ettari, a cavallo fra la frontiera del nord della contea di Los Angeles e la contea di Kern.

Nei successivi dodici anni dell’ l’apertura dell’acquedotto, i funzionari di Los Angeles cercarono di placare la rabbia degli abitanti della valle dell’Owens prelevando l’acqua soltanto dopo soddisfazione delle necessità dei coloni. Ma negli anni 1920, la città cominciò a prelevare più acqua e la rabbia degli abitanti della valle crebbe. Los Angeles cominciò a comperare la maggior parte delle terre e dei diritti sull’acqua che ancora non deteneva, per accelerare la partenza dei residenti. Ma alcuni non partirono, cominciando una sorta di guerriglia, facendo esplodere più volte l’acquedotto con la dinamite. La città inviò allora guardie armate a 300 chilometri di distanza per proteggere l’acquedotto. Alla fine la città comprò le terre degli ultimi proprietari della valle e la trasformò in un deserto desolato, improprio all’agricoltura. In seguito, durante la seconda guerra mondiale, il governo americano sceglierà la questa valle desertica per costruire il primo dei dieci campi di concentramento di Giapponesi-americani, il centro di permanenza di Manzanar.

Gli speculatori immobiliari di Los Angeles utilizzarono abbondantemente l’acqua della valle dell’Owens. I promotori riempirono la regione di case individuali con prati all’inglese e piscine per ricchi. Tutto fu irrigato abbondantemente : i giardini paesaggistici lussureggianti, i campi da golf, e anche le aiuole verdi lungo le strade. Fu dato vita ad un sogno artificiale nel totale rifiuto del carattere arido del clima.

Puntando ad un’ulteriore sviluppo, nel 1930 i magnati del settore immobiliare spinsero affinché il Dipartimento dell’acqua e dell’energia convincesse nuovamente i contribuenti dell’importanza di sostenere economicamente un nuovo progetto che prevedeva di captare l’acqua del lago Mono, al nord della valle dell’ Owens. Ancora una volta, dichiararono che Los Angeles si trovava di fronte ad un’ ennesima quanto fantomatica “penuria” d’acqua.

A tutti i livelli, federale, statale e comunale, il governo ha fornito l’acqua ai baroni ladri, a scapito della popolazione di Los Angeles e di tutte le zone che ne beneficiavano.

La spartizione delle acque

A partire dalla fine degli anni 1930, il governo federale e quello dello Stato investirono in tre grandi progetti, la cui costruzione sarebbe durata 40 anni. Per utilizzare l’acqua del fiume Colorado, il governo federale costruì un sistema che sfruttava la diga Hoover. Quest’ultima, completata nel 1936, fu una delle prime e più alte al mondo costruite in calcestruzzo. Nonostante il fiume Colorado attraversi sette Stati (Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, nuovo-Messico, Arizona e California), ed il Messico, i baroni della terra ed i promotori della California, che erano di gran lunga più potenti, fecero in modo che quasi tutta l’acqua fosse utilizzata a loro vantaggio. Il governo federale e quello dello Stato di California, in una serie di partnership complesse, concretizzarono due altri progetti: il progetto federale di Central Valley (CVP), cominciato nel 1933, e il progetto per l’acqua dello Stato di California (SWP), quest’ultimo attuato negli anni 1960 e diventato il più grande progetto di Stato del paese per l’acqua. Questi due progetti prevedevano una rete tentacolare di dighe, di stazioni di pompaggio e di canali per inviare l’acqua del nord ad oltre 650 km più al sud, verso i terreni agricoli, ed in misura minore, verso le città. Nel 1972, la città di Los Angeles ha anche costruito un secondo acquedotto per sfruttare una vasta falda acquifera sotterranea sotto la valle dell’Owens, provocando le peggiori catastrofi ambientali della regione.

I grandi progetti federali, la diga Hoover e la CVP, funsero da simboli per il New Deal di Roosevelt ed i suoi giganteschi progetti d’infrastruttura, il cui obiettivo proclamato era lo sviluppo del sud-ovest arido. Fu detto che le piccole aziende familiari sarebbero state aiutate dall’arrivo dell’acqua federale. Ma il vero obiettivo di questi progetti del governo era di arricchire l’agro-business, i grandi proprietari terrieri e gli speculatori fondiari.

Secondo la legge federale, i principali vantaggi di questi progetti sarebbero andati ai piccoli proprietari. Solo le aziende di meno di 65 ettari avrebbero dovuto ottenere l’acqua del governo federale a prezzi sovvenzionati e bassi. Le più grandi avrebbero dovuto pagarla al prezzo intero. La legge impediva anche ai proprietari non residenti di beneficiare dell’acqua sovvenzionata. Ma i rappresentanti del governo non applicavano queste restrizioni, oppure lo facevano ma chiudevano gli occhi sugli escamotage giuridici quali partnership ed assemblaggi fittizi che i grandi proprietari terrieri utilizzavano per ovviare alla legge. Nel 1982, il governo federale decise di evitare ai grandi proprietari gran parte di questi arzigogoli giuridici per beneficiare dell’acqua sovvenzionata, alzando il limite ufficiale a 380 ettari ed eliminando le restrizioni per i proprietari terrieri non residenti.

Il prezzo dell’acqua per le grandi aziende agricole rappresentava una frazione minuscola, il 5 o il 10 %,di ciò che pagava la popolazione delle città. Il governo federale trasferiva il costo ai contribuenti di tutto il paese, mentre il governo dello Stato e gli organismi locali aumentavano le fatture d’acqua e le imposte fondiarie dei residenti delle zone urbane della regione. Durante una ventina d’anni, le città del sud della California pagarono per l’acqua che non utilizzavano, quest’ultima dirottata verso le grandi aziende che invece la utilizzavano pressoché gratuitamente.

Quando queste grandi dighe furono costruite, rappresentanti del governo e dei media si congratularono per l’elettricità che sarebbe diventata così poco costosa che la gente avrebbe potuto fare addirittura a meno dei contatori elettrici. Ma quando l’elettricità arrivò sulle linee, era costosa. Gran parte di ciò che la gente pagava per l’elettricità serviva ancora una volta a ridurre le fatture d’acqua delle grandi aziende agricole.

L’arrivo dell’acqua sovvenzionata dal governo alle grandi aziende agricole aumentò il loro valore istantaneamente, provocando spesso una speculazione frenetica. Il guadagno andò a vantaggio delle gigantesche aziende della Standard Oil e di altre società petrolifere, della Southern Pacific Railroad e la sua filiale immobiliare, ed alle società fondiarie derivanti dai vecchi imperi della carne e del grano del secolo precedente. Le loro aziende agricole ed i loro ranch erano situati in alcune regioni più secche ad ovest di Central Valley, lontano dalle zone di scioglimento delle nevi e dai fiumi della Sierra Nevada. Grazie all’acqua sovvenzionata, queste grandi imprese poterono aprire terre immense all’agricoltura.

Risparmiare l’acqua non era certo nel DNA di queste aziende agricole industriali. Quando l’acqua sovvenzionata cominciò ad arrivare, esse non ridussero il pompaggio dell’acqua delle falde acquifere sotterranee, anche se così facendo ne esaurivano le risorse. La nuova acqua sovvenzionata fu utilizzata per coltivare nuove terre, pur continuando a pompare l’acqua dalle falde per irrigare le terre già coltivate.

Nulla è cambiato oggi. Venti anni fa, i grandi agricoltori hanno ottenuto dal congresso sgravi fiscali per sovvenzionare nuove e migliori tecnologie d’irrigazione. In seguito tutta l’acqua risparmiata grazie ad un’irrigazione più efficace è servita a mettere in coltura sempre più terre. Di fronte all’attuale siccità i grandi agricoltori continuano ad intensificare il pompaggio dell’acqua sotterranea. Alcune aziende agricole pompano a 800 metri sotto terra un’acqua che si trovava lì da migliaia di anni, causando in alcune regioni un ribasso annuale medio di 30 centimetri degli strati geologici svuotati.

I frutti della ricchezza

La California ha utilizzato l’acqua sovvenzionata e le terre recentemente irrigate per dominare gran parte della produzione di frutta e verdura del paese, anche se queste colture erano e sono prodotte a prezzi ben più convenienti nelle zone più umide dove le piogge sono abbondanti.

Ma l’agro-business utilizza anche l’acqua sovvenzionata dal governo per altre colture assurde e ancora più costose in acqua. Ad esempio, una delle principali produzioni dell’agro-business è sempre stata il fieno e l’erba medica, graminacee comuni per l’alimentazione animale che possono essere coltivate in qualsiasi clima non arido. Ma in California, i campi sono molto irrigati. L’agro-business produce molta erba medica in un deserto, l’Imperial Valley, alla frontiera con il Messico, in un calore torrido senza umidità, dove le temperature raggiungono spesso i 50 gradi d’estate. Poiché il governo fornisce l’agro-business in quantità praticamente illimitate d’acqua, che è fortemente sovvenzionata e proveniente dal fiume Colorado distante 150 chilometri , è possibile produrre enormi quantità di erba medica in eccedenza. Mentre i funzionari e i mass-media deploravano la gravità della siccità, l’agro-business esportava 600.000 tonnellate di erba medica dall’Imperial Valley verso il Giappone e la Cina. Come in molti hanno sottolineato, ciò che l’agro-business esporta a migliaia di chilometri è l’acqua sovvenzionata dal governo, contenuta nell’erba medica.

Oggi, quantità gigantesche d’acqua fortemente sovvenzionata hanno permesso all’agro-business californiano di diventare il primo produttore mondiale di mandorle, l’82 % del totale prodotto, un monopolio assoluto. Parecchie società finanziarie di Wall Street hanno comprato migliaia di ettari di deserto, vi hanno coltivato mandorle irrigando le terre con acqua sovvenzionata dal governo. Ma le mandorle hanno bisogno di molta acqua, il doppio del cotone e dei pomodori. E poiché le mandorle crescono sugli alberi, esse necessitano di un irrigazione continua. Non possono essere lasciate a maggese per un anno in caso di piogge deboli. Gli esperti parlano di una necessità d’acqua irrefrenabile. In realtà, l’acqua del governo permette innanzitutto all’agro-business di accrescere i propri profitti.

Le mandorle hanno sostituito il cotone come prima coltura in California, altra coltura che non fu esente di sprechi assurdi su tutti i livelli. Certamente, i grandi proprietari terrieri non avrebbero potuto produrre una tale mole di cotone senza gli aiuti e le sovvenzioni massicce del governo. La California è diventata il primo produttore di cotone del paese dopo l’arrivo dell’acqua governativa negli anni 1940. Il grosso della produzione era assicurato da poche grandi aziende agricole. La più grande, proprietà della società J.G. Boswell, contava oltre 100.000 ettari, cioè oltre 1.000 chilometri quadrati. Il suo cotone era coltivato sul suolo fertile di un vecchio lago, il lago Tulare, svuotato dal governo americano. Di una superficie di 2.000 chilometri quadrati, il lago Tulare era il più grande lago d’acqua dolce ad ovest del Mississippi. Il governo ha anche costruito dighe sui quattro fiumi che alimentavano il lago, per riempire serbatoi e fornire l’acqua per irrigare le colture, consumando una quantità pari ai bisogni di una città di tre milioni di abitanti. Ma le sovvenzioni non si sono fermate là. Quando il dipartimento americano dell’agricoltura dichiarò che c’era sovrapproduzione di cotone, le imprese agricole godettero anche delle sovvenzioni supplementari del programma di sostegno dei prezzi del governo federale, e alla Boswell toccò la parte del leone.

In altri termini, anche Boswell non coltivava davvero il cotone… bensì le enormi sovvenzioni governative. Così questa società i cui proprietari erano i discendenti di coltivatori di cotone schiavisti della Georgia, diventò la più grande impresa agricola del paese, e Boswell stesso fu a lungo membro del consiglio d’amministrazione di General Electric.

Infine, le grandi aziende agricole hanno utilizzato quantità enormi d’acqua sovvenzionata dal governo a fini speculativi. La famiglia Resnick, che possiede le aziende agricole Paramount, il più grande produttore di mandorle del mondo e la più grande impresa agricola del paese, controlla anche un potente ente chiamato banca dell’acqua della contea di Kern, un serbatoio d’acqua sotterranea nel posto più caldo e più secco del sud della Central Valley. Questa banca dell’acqua della contea di Kern è una sorta di Bank of America dell’acqua. La sua capacità le consentirebbe di fornire acqua alla città di Los Angeles per due anni. Negli anni 1980, lo Stato di California ha speso più di 70 milioni di dollari nella costruzione di questa banca dell’acqua. Ma nel 1995, il ministero delle risorse idriche di California, improvvisamente e senza alcun dibattito pubblico, l’ha trasferita ad un gruppo di imprese dirette dai Resnick e dai proprietari del gigantesco Tejon Ranch.

La banca dell’acqua permette di stoccare durante gli anni ordinari l’acqua fornita dal governo a prezzi sovvenzionati. Durante gli anni di siccità la banca vende l’acqua ad altri agricoltori o alle città ad un prezzo 10 o 20 volte superiore al prezzo d’acquisto. Spesso, prende l’acqua fornita dal governo a prezzi bassi per rivenderla ad altri enti governativi ad un prezzo molto più alto. Nel 2009, durante la siccità precedente, la banca dell’acqua controllata dai Resnick e dal Tejon Ranch ha incassato un profitto di 73 milioni di dollari vendendo acqua a Victorville, una zona periferica relativamente povera di Los Angeles.

Molti altri grandi agricoltori conservano l’acqua delle loro falde acquifere e la rivendono con profitto. Un articolo del Sacramento Bee, “la contea di Kern perno del commercio dell’acqua” (14 luglio 2002), descriveva come la famiglia Nickel, discendente dei baroni allevatori dell’Ottocento, guadagna milioni di dollari all’anno comprando l’acqua sovvenzionata dallo Stato e rivendendola a reti di distribuzione d’acqua dello Stato o a municipi con margini di guadagno enormi.

Le mastodontiche infrastrutture e le accresciute capacità di produzione sono pervertite dalla corsa capitalista al profitto che è all’origine di questo spreco monumentale.

Distruggere per il profitto

L’influenza dell’agrobusiness sulle risorse idriche è all’origine di una catastrofe. Durante l’estate del 2014, parecchie migliaia di famiglie appartenenti a quasi due dozzine di comunità povere intorno alla regione agricola della valle centrale di California, si sono improvvisamente ritrovate senza acqua corrente. Non c’era più acqua al rubinetto e le attività ordinarie come azionare lo sciacquone, riempire un bicchiere d’acqua, lavare i piatti o fare la doccia dopo un duro giorno di lavoro, spesso sotto un calore tremendo, divennero di fatto impossibili. Tutto andava fatto con l’acqua in bottiglia. Le famiglie dovettero da un giorno all’altro, cominciare a spendere centinaia di dollari in detersivi alla lavanderia automatica o in stoviglie monouso.

Alcune di queste città sono astate messe in prime pagine dalla stampa nazionale ed anche internazionale. I bollettini d’informazione hanno cercato di servirsene per dimostrare a quale punto la siccità era spietata. Ma la siccità non c’entrava niente nei motivi per cui i pozzi, fiumi e ruscelli che alimentavano in acqua queste comunità erano a secco. Erano a secco perché le grandi imprese agricole avevano pompato talmente acqua che la falda freatica si era abbassata, mentre il governo svuotava migliaia di fiumi, paludi e laghi interi a vantaggio dei grandi agricoltori.

Queste politiche hanno implicazioni enormi per il futuro. I governi degli stati ed il governo federale pompano gran parte dell’acqua che forniscono alla Central Valley nel delta del Sacramento e del San Joaquin. Pompano talmente tanta acqua dolce nel delta, il più grande della costa del Pacifico, che distruggono grandi parti dell’ambiente naturale. Ciò ha contribuito al crollo del delta, alla distruzione completa della palude e delle isole, che si trovano adesso almeno a 7 metri sotto il livello del mare. Questo degrado aumenta rischi di diversa natura. Concretamente, l’unica cosa che impedisce al mare di invadere completamente il delta, sono le circa 1.100 vecchie dighe vetuste e screpolate che un terremoto o una tempesta violenta potrebbero facilmente distruggere. Come avvertiva Robert Bea, professore d’ingegneria industriale all’università di Berkeley in California, nel New York Times del 1° luglio 2011: “In termini di danni, di decessi e di costi a lungo termine, una rottura delle dighe del delta sarebbe molto più distruttiva di ciò che si è prodotto dopo l’uragano Katrina. È una bomba a scoppio ritardato”.

Ciò che è stato fatto al fiume Colorado è altrettanto distruttivo. Il governo americano ha costruito talmente tante dighe e serbatoi sul Colorado che ne ha fatto il fiume più controllato e più incanalato del pianeta, tutto questo per captare l’acqua prevalentemente a vantaggio dell’agro-business californiano. Il governo capta l’acqua di un’area che copre il 15 % degli Stati Uniti e che include il Wyoming, l’Utah, il Colorado, il Nuovo-Messico, il Nevada e l’Arizona, lasciando grandi parti di questi Stati a secco. Quando il Colorado raggiunge il Messico, non ha più nulla possa far pensare ad un grande fiume, perché praticamente non ha più acqua. Questo furto imperialista non ha solo distrutto il delta del Colorado sul mare di Cortez, trasformando 8.000 chilometri quadrati di ricche zone umide di fatto, in un deserto. Ha inoltre distrutto aziende agricole produttive e zone di pesca, con conseguente perdita dei posti di lavoro che ne derivavano, lasciando il posto al traffico di droga e alle gang.

“Dopo di me, il diluvio”, l’espressione del re di Francia potrebbe essere il motto di quelli che inseguono i profitti dell’agro-business californiano. Il loro solo interesse è di aumentare le loro ricchezze a breve termine e di allargare il loro dominio sui mercati interni e mondiali, e ciò contro gli interessi di tutta la popolazione. I lavoratori pagano il conto al governo affinché quest’ultimo possa attingere fino all’ultima goccia d’acqua dalle zone più remote e ciò solo a vantaggio dell’agricoltura capitalista che distrugge l’economia, l’occupazione e l’ambiente. Così è il sistema capitalista all’opera, un sistema la cui longevità ha da tempo superato l’utilità.

19 novembre 2014


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