Internazionale

Haiti: I lavoratori alzano la testa

(Da “Lutte de classe” n° 156 – Dicembre 2013)

Il 10, 11 e 12 dicembre 2013, la zona industriale di Port-au-Prince ad Haiti era in ebollizione. Migliaia di lavoratori provenienti dalla zona industriale hanno percorso le strade della capitale per esigere che i loro salari fossero portati a 500 gourde al giorno (8,32 euro al tasso di cambio attuale). Questo paese ha conosciuto molte altre manifestazioni imponenti dopo quelle che, nel 1986, hanno fatto cadere la dittatura dei Duvalier. Ma l’originalità delle manifestazioni di dicembre 2013 risiede nel loro carattere puramente operaio, con delle rivendicazioni che riguardano i lavoratori. Questo non è successo che due volte nel recente passato, nel luglio 1991 e nell’agosto 2009.

Una vera e propria provocazione ha costituito la scintilla che ha provocato l’esplosione di rabbia. Nonostante il salario minimo sia stato fissato, qualche tempo fa, a 300 gourde al giorno, i padroni più potenti, quelli delle imprese della zona industriale, fornitori o appaltatori delle catene di distribuzione statunitensi, hanno continuato a pagare 250 gourde (4,16 euro). Invece di richiamare all’ordine i padroni della zona industriale, un organismo ufficiale, il Consiglio Superiore dei salari (CSS), ha preso la decisione di raccomandare che il salario minimo sia fissato definitivamente a ...225 gourde (3,74 euro) ! Questa decisione provocatoria ha fatto esplodere la rabbia. La rivendicazione che si è imposta tra i lavoratori è stata quella di un salario minimo di 500 gourde. Si tratta ancora di una somma modesta (8,32 euro) per giornate di lavoro di dieci, se non dodici ore. Per il padronato locale, tuttavia, come per i dirigenti ed i commentatori politici, è una rivendicazione inaccettabile. Ed i grandi padroni di Haiti – il paese più povero e con i salari più bassi delle Americhe - hanno intonato la canzone ben conosciuta : « Questo nuoce alla nostra competitività », brandendo la minaccia di delocalizzazione (ci si chiede veramente dove).

All’indomani delle giornate di mobilitazione i padroni hanno reagito in due modi che conoscono bene: la repressione ed i tentativi di corruzione. I lavoratori più in vista nelle manifestazioni sono stati licenziati, come pure quelle e quelli –spesso gli stessi- che hanno creato dei sindacati nelle loro imprese. Altri sono stati avvicinati da uomini dei padroni.

Gli articoli qui di seguito, comparsi sul giornale La Voix des Travailleurs [La Voce dei Lavoratori] pubblicato dai nostri compagni dell’Organizzazione dei lavoratori rivoluzionari- Unione comunista internazionalista (OTR-UCI), nel numero del 31 gennaio 2014, trattano di queste giornate di mobilizzazione e delle manovre attorno alla creazione dei sindacati. Abbiamo anche scelto nello stesso numero due brevi articoli significativi del comportamento dei capitalisti di questo paese.

L’editoriale – I lavoratori hanno alzato la testa, è una conquista significativa per il futuro!

I tre giorni di mobilitazione operaia nelle strade di Port-au-Prince per esigere aumenti salariali a 500 gourde al giorno continuano a far scorrere inchiostro e saliva. Si tengono persino delle conferenze-dibattito qua e là sul salario minimo ! Non passa settimana senza che il più grande quotidiano locale, Le Nouvelliste, pubblichi un articolo sull’argomento. Le terribili condizioni di lavoro in queste fabbriche che lavorano in subappalto, comparabili a dei veri lavori forzati, sono ormai di dominio pubblico. Il vero volto di questi padroni avidi, i cui profitti vengono prima della vita di migliaia di lavoratori e dei loro figli, viene sempre più alla luce del giorno. La maschera sta cadendo: i vari Apaid, Baker – che rappresentano l’avanguardia della loro classe sociale - loro che tutto il giorno divagano sui diritti dell’uomo, sulla democrazia, su un nuovo contratto sociale, sono sempre più riconosciuti dal resto della società come delle sanguisughe della classe operaia, dei rapaci che si arricchiscono condannando migliaia di lavoratori e i loro figli ad una morte lenta attraverso salari ridicoli e lavoro forzato.

È sempre più difficile per loro presentarsi come difensori del popolo, imprenditori che danno lavoro, perché quelli che dicono di far vivere con questi lavori precari sono sempre più poveri, mentre loro sono sempre più ricchi.

Con questi tre giorni di mobilitazione, i lavoratori hanno cominciato a svelare la vera natura di questa classe di parassiti che si presentano davanti alla società in guanti di velluto, mentre sono in realtà dei veri dittatori nelle loro imprese, arrivando perfino a impedire che i lavoratori soddisfino i loro bisogni fisiologici, con la scusa che ciò ritarderebbe la catena di produzione. Nonostante siano continuamente intimiditi e tartassati, gli operai hanno comunque manifestato e gridato al mondo la loro miseria.

Alla ripresa del lavoro, venerdi 13 dicembre 2013, dopo i tre giorni di manifestazioni, molti lavoratori sono stati licenziati, accusati dai loro padroni di aver preso una parte attiva nella mobilitazione. La maggior parte di loro sono responsabili sindacali o lavoratori militanti sindacali. Charles Henry Baker ha licenziato otto operai, la famiglia Apaid più di una dozzina, Richard Coles una mezza dozzina. Quasi tutti i lavoratori licenziati hanno commesso un solo crimine , quello di voler mettere in piedi un sindacato nelle loro fabbriche per permettere ai lavoratori di riunirsi e riflettere sui loro problemi. I padroni si sono vendicati perché, secondo loro, i sindacati – a cui sono allergici - erano la punta di diamante della mobilitazione operaia all’inizio del mese di dicembre.

Ma nonostante i padroni mostrassero le unghie e i denti, nonostante la repressione, i lavoratori non si sono scoraggiati. Gli operai iscritti al sindacato e licenziati non hanno accettato le compensazioni legali legate ai licenziamenti ed hanno scelto di battersi quasi tutti per essere reintegrati ai loro posti, continuare a far funzionare il loro sindacato, rivendicare i 500 gourde e condizioni di lavoro migliori. Questo ha disorientato un po’ i loro padroni, per nulla abituati a questo tipo di resistenza e di reazione.

Questi lavoratori hanno per di più moltiplicato i loro interventi sulla stampa per denunciare i loro licenziamenti arbitrari ed illegali, che considerano come una punizione per aver alzato la testa. Di fronte alle domande dei giornalisti per dar loro il diritto di rispondere, i padroni si sono messi sulla difensiva, mentendo spudoratamente ed arrivando perfino a negare i licenziamenti, spiegando come quei lavoratori che in occasione delle conferenze stampa e delle varie interviste avevano mostrato i loro tesserini, non facessero parte delle loro imprese.

Grazie alle nuove tecnologie informatiche, ai social network, la notizia ha rapidamente attraversato le frontiere. Degli haitiani che vivono negli Stati Uniti come pure in Brasile hanno telefonato ai loro cari che lavorano nella zona industriale di Port-au-Prince per manifestare la loro solidarietà nella lotta contro Apaid, Baker, Coles e associati. I sindacati di altri paesi mandano dei messaggi di solidarietà anche ai lavoratori licenziati per la loro appartenenza sindacale e la loro partecipazione alla mobilitazione.

I padroni hanno sempre preso delle misure per far tacere gli operai e nascondere lo sfruttamento vergognoso a cui li sottopongono, in modo che la loro avidità non venga divulgata e rimanga all’interno delle mura delle officine. I lavoratori hanno svelato il segreto ed i padroni cominciano ad essere a disagio perché sono sempre più riconosciuti per quello che sono, e non per quello per cui vorrebbero farsi passare.

I lavoratori iscritti al sindacato, da parte loro, non demordono. Nonostante i licenziamenti dei responsabili sindacali, le minacce di licenziamenti e le pressioni di tutti i tipi, continuano a riunirsi, a rinforzare la loro organizzazione sindacale, in vista di rivendicare la reintegrazione dei loro compagni di lavoro, cosa insolita in questa categoria di imprese. Hanno, inoltre, organizzato delle raccolte di soldi per aiutare i loro compagni licenziati da più di un mese. Anche questa cosa è una novità.

150 anni dopo la fondazione dell’associazione internazionale dei lavoratori, gli operai di Haiti devono ancora lottare per strappare il diritto elementare della libertà sindacale. Eppure nel quadro della legge HOPE/HELP firmata dai padroni, questi ultimi sono pagati ed anche profumatamente per riconoscere e accettare la libertà sindacale.

Certi padroni cercano di usare il bastone e la carota, tentando di offrire dei vantaggi ai lavoratori più coscienti per corromperli e rompere così il movimento di resistenza. Hanno ottenuto uno sprezzante rifiuto. Nonostante la precarietà della loro situazione, dovuta ai bassi salari, questi lavoratori hanno capito la manovra e non hanno ceduto al tentativo di corruzione da parte dei padroni, che ora si ritrovano sia imbarazzati che disorientati. In occasione delle mobilitazioni precedenti, nel luglio 1991 e nell’agosto 2009, il morale degli operai si era abbattuto in poco tempo, ma oggi non è più così. Al contrario, ne sono usciti rafforzati. Ecco la spiacevole sorpresa per questi mascalzoni ! Ecco cosa li tormenta, in attesa di trovare un nuovo metodo appropriato per piegare la resistenza.

Quello che sfugge alla comprensione di questi rapaci, è la nascita di una coscienza di classe collettiva da parte dei lavoratori. Questa mobilitazione del mese di dicembre ha fatto capire ai lavoratori che possono tener testa ai padroni e difendersi contro le loro offensive. Hanno anche capito che la sola maniera di farlo è di organizzarsi per agire collettivamente, piegando dalla loro parte i rapporti di forza. Ecco un passo decisivo e un salto di qualità che è stato fatto nello sviluppo della coscienza di classe dei lavoratori della zona industriale!

Battendosi per le 500 gourde e per la reintegrazione dei loro compagni licenziati, i lavoratori sono coscienti di battersi per una causa che riguarda tutti i lavoratori: quelli che sono minacciati oggi e quelli che lo saranno domani.

I 15.000 – 20.000 lavoratori, tra cui una maggioranza di giovani operai, che sono scesi in piazza a Port-au-Prince all’inizio del mese di dicembre, sono una dimostrazione che la classe operaia esiste effettivamente ad Haiti. Con la grande simpatia che hanno trovato negli strati poveri della popolazione dei differenti quartieri popolari che hanno attraversato nel percorso, e tra gli studenti di alcune facoltà, i lavoratori hanno dimostrato che hanno la capacità di essere alla testa di una vera lotta rivoluzionaria ad Haiti.

Speriamo che questa presa di coscienza, che comincia timidamente a nascere tra la classe operaia, vada crescendo, che i più combattivi tra questi lavoratori prendano l’iniziativa della costruzione di un vero partito rivoluzionario, indispensabile nelle future lotte della classe operaia per il miglioramento delle loro condizioni di vita ed il rovesciamento del capitalismo.

Parassiti della classe operaia!

Avventurieri di tutte le specie, opportunisti sempre in agguato, non hanno perso l’occasione offerta dal Dipartimento del Lavoro Americano, attraverso Better Work ed il Centro di Solidarietà, per farsi un nome e cospirare, per quanto possibile, ai danni della classe operaia. In effetti, si sono visti spuntare come funghi falsi sindacati con alla testa dei piccoli notabili che si dicono amici dei lavoratori, quando hanno saputo che potevano riuscirci grazie alla legge HOPE/HELP firmata dopo il terremoto del 12 gennaio 2010. Col pretesto di aiutare gli operai a formarsi ed ad organizzarsi, questi autoproclamati capi della classe operaia hanno tessuto una grande ragnatela, hanno messo in piedi un sistema il cui obiettivo primo è di blandire e corrompere i più combattivi della classe operaia, cercando di raccogliere nello stesso tempo le briciole che cadono dalla tavola dei capitalisti.

Fignolé Saint Cyr è uno di questi prototipi. Attraverso un processo per ora molto opaco, si dice rappresentante della classe operaia assieme ad altri due ladroni, nel Consiglio superiore dei salari. È a capo di un ramo della Centrale autonoma dei lavoratori haitiani (CATH) la cui legittimità è contestata da leader storici come Jean Auguste Mesyeux, Armand Pierre etc.

Nella zona industriale, nel settore dei subappalti, è riuscito a riunire e a guidare in qualche fabbrica qualche piccolo gruppo di lavoratori ai quali dà il nome di sindacato. Queste piccole organizzazioni gli danno la legittimità di vendersi ai padroni, di giocare il ruolo di intermediario tra padroni e lavoratori. Anche all’estero, i dirigenti di alcuni sindacati internazionali gli stendono il tappeto rosso come leader della classe operaia haitiana e gli forniscono ogni sorta di aiuto per aiutare i lavoratori in difficoltà.

Nella zona industriale, Fignolé intrattiene rapporti molto intimi con i padroni. Spesso dimostra agli operai che può chiamare un padrone come Cliford Apaid in ogni momento. Da parte sua Apaid gestisce i conflitti nella sua impresa servendosi di questo intermediario. Nelle riunioni è sempre lui il portavoce dei lavoratori ed il moderatore. I lavoratori iscritti al sindacato hanno raramente diritto alla parola.

Ai sindacalisti, Fignolé promette mari e monti: viaggi all’estero, miglioramento delle loro condizioni di vita. Insegna loro i codici di buona condotta verso i padroni : non bisogna guardarli negli occhi, dice, perché è grazie a loro che lavoriamo. Se avete un problema, non dovete fare altro che rivolgervi a me.

I suoi contatti con i responsabili sindacali nelle officine si limitano a delle chiamate per trasmettere ordini. I suoi contatti con Better Work, Centro Solidarietà, gli permettono di trovare i soldi per organizzare degli incontri con i lavoratori, spesso di domenica negli hotel lussuosi della capitale. Sono serviti dei pasti, ed alla fine di questi incontri agli operai sono distribuiti dei rimborsi spese per i trasporti.

Qualche settimana prima delle raccomandazioni del CSS, Fignolé aveva partecipato a due sit-in nella zona industriale per rivendicare un salario di 500 gourde.

Dando prova ai padroni di poter sempre bloccare gli operai, e nello stesso tempo mostrando ai lavoratori di essere il loro difensore, il loro avvocato, le attività di Fignolé erano sul filo di un rasoio ; il suo doppio gioco era ad alto rischio. Anche se certi lavoratori cominciavano ad avere sospetti su di lui, è stata la sua firma in calce alle raccomandazioni del CSS, che fissano il salario minimo a 225 gourde, che lo ha smascherato completamente. Preso in trappola dai padroni, Fignolé è stato uno dei più acerrimi sostenitori del salario di 225 gourde sulla stampa. Mentre gli operai sfilavano nelle strade, Fignolé complottava con i padroni per spezzare il loro movimento. Su ordine dei padroni, dai quali riceve regolarmente soldi ed altri vantaggi, è persino riuscito ad organizzare davanti al parco Sonapi una manifestazione di una ventina di disoccupati dei quartieri che ha maggiormente foraggiato, per giustificare e rivendicare le 225 gourde contestate dai lavoratori.

Benché sia stato uno dei più attivi in questi due anni, Fignolé non è certo il solo a voler monetizzare i suoi legami con i lavoratori. Altri imbroglioni sono nascosti nell’ombra. È compito dei lavoratori mostrarsi cauti e vigilare. Il loro credo deve essere : l’emancipazione dei lavoratori deve essere l’opera dei lavoratori stessi.

A Charles – Henry Baker piacciono i propri terroristi

Dopo le dichiarazioni di Charles Henry Baker, che qualificano i lavoratori come “terroristi” dopo i tre giorni di manifestazioni del mese di dicembre 2013, molti operai pensavano che Baker avrebbe abbandonato totalmente le attività di subappalto o che avrebbe assunto solo membri della propria famiglia per essere sicuro di non avere più a che fare con dei terroristi. Ma i lavoratori sono stati sorpresi all’inizio del mese di gennaio 2014. In piedi al centro del cortile dell’officina, col sorriso sulle labbra, Baker alias tigrone, augurava il benvenuto ai lavoratori.

Da bravo capitalista, Baker sa, meglio di chiunque, che ciò che fa crescere i suoi capitali non sono i soldi che ha ereditato dai suoi genitori, come continua tutto il giorno a ripetere agli operai dell’impresa, ma soprattutto il furto della forza lavoro degli operai.

Sfondarsi per “un toro”!

Clifford Apaid è molto lontano dal cedere di fronte alle richieste dei lavoratori. Sulla stampa, questo padrone aveva annunciato nel mese di dicembre 2013 che aveva acconsentito a fare dei grossi sacrifici accettanto di aggiungere 25 gourde al salario minimo degli operai. Nel mese di gennaio, al momento della ripresa delle attività nelle sue fabbriche, ha fatto aumentare tutti gli standard di lavoro giornalieri. Un premio sotto forma di un toro (33 cl di bibita energizzante) è distribuito ai lavoratori che arrivano allo standard prima degli altri.

PICCOLI imbroglionI al servizio dei padroni

I padroni della zona industriale non si fermano di fronte a nulla per portare al parossismo lo sfruttamento degli operai. Prima di tutto c’è un martellamento ideologico. Dalle sei del mattino fino all’uscita, i padroni mettono la musica a tutto volume in tutta l’area di lavoro. Prediligono le canzoni religiose, che esortano i lavoratori a disinteressarsi delle ricchezze materiali perché solo i poveri andranno in cielo. Sono reclutati diaconi e pastori per portare permanentemente la buona parola ai lavoratori. Nelle loro preghiere, ringraziando il buon dio che ha dato loro padroni così buoni, gli chiedono di dar loro la forza per realizzare le quantità gigantesche di lavoro che questi stessi padroni chiedono loro. Due o tre volte al giorno, sono organizzate per i lavoratori delle riunioni di preghiera in cui questi sedicenti pastori trasmettono il messaggio del padrone : bisogna comportarsi bene, evitare di spostarsi durante il giorno per andare in bagno, dicono. Sarete tanto meglio accettati in cielo quanto più rispettate il vostro padrone qui sulla Terra.

Ma non c’è solo questo. La repressione fisica, le molestie sessuali, il ricatto sono altre delle pietre angolari importanti nel dispositivo messo in opera dai padroni nelle officine. In effetti i padroni reclutano un certo numero di gorilla che chiamano supervisori. Dotati di poteri illimitati su tutti i lavoratori, il loro ruolo è quello di martellare psicologicamente e fisicamente i lavoratori in modo che producano il massimo possibile in una giornata di lavoro. Ingiurie, sessismo, il loro arsenale è enorme per umiliare, abbassare i lavoratori al livello dei cani, di bestie selvatiche. Tutte le loro sevizie sono coperte dalla direzione delle imprese. Licenziano come meglio credono. Da Baker per esempio, a forza di minacce, obbligano delle operaie ad avere dei rapporti sessuali con loro. Se succede che rimangono incinte, sono licenziate. Uno di questi mascalzoni che chiamano Thalès, è oggi al servizio di Richard Coles. Quando era agli ordini di Cliford Apaid, spesso di mattina, si metteva all’ingresso dell’officina ed obbligava tutti gli operai ad abbassare la testa entrando, quelli che entravano con la testa alta rischiavano di farsi licenziare il giorno stesso.

Una volta acquistate queste capacità, questi individui non restano mai senza lavoro. Mentre dovrebbero essere in prigione per le numerose sevizie inflitte agli operai, i padroni li coccolano e se li scambiano perché li aiutino a spremere meglio i loro operai.

30 ottobre 2013


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