Internazionale
Ma per gli operai sono più i timori che i motivi di soddisfazione

Fca. Primi rientri a Mirafiori

I primi operai rientrano a Mirafiori, dopo 5 anni di cassa integrazione, in vista dell’avvio della produzione del nuovo suv Maserati. In 300 hanno varcato i cancelli di Fca lunedì 7 settembre per seguire i corsi di formazione e realizzare i prototipi. La settimana successiva dovrebbero rientrare anche i 6oo lavoratori destinati alla produzione della Mito.
Non si è fatto attendere il tweet di Matteo Renzi che ha fatto i suoi "pelosi" auguri ai lavoratori di Fiat Mirafiori concludendo con l’immancabile hashtag "Italiariparte". Puntuali sono arrivate le dichiarazioni di giubilo di Fim, Uilm e Fismic, sicuri della piena occupazione a Mirafiori in breve tempo. Un pochino più cauta la Fiom, sempre in permanente attesa dell’auspicato modello toccasana che, come l’invisibile nemico del Deserto dei Tartari, non arriva mai.

L’entusiastica soddisfazione dei lacché di Marchionne, sempre pronti a reggere la coda dell’a.d. di Fca, non può di certo essere condivisa dagli operai. Quelli che rientrano dovranno sottostare a corsi di formazione che potrebbero essere il replay degli stage sostenuti dagli operai di Pomigliano ad inizio 2008. Furono corsi somiglianti più a scuole di rieducazione ideologica che di formazione professionale, con l’odiosa presenza di vigilantes deputati a controllare la disciplina e la diligenza dei "reclusi". Senza contare che la permanenza in produzione di questi lavoratori continuerà ad essere condizionata dal buon andamento del mercato delle vetture prodotte. Gli operai rimasti in cassa integrazione continueranno, anch’essi, a vivere nell’insopportabile incertezza del loro destino lavorativo. Non dimentichiamo che si sta parlando di modelli di lusso o, comunque, destinati ad una produzione molto limitata nei numeri.

L’unica certezza sta nel fatto che, quando e se si rientra in fabbrica, le condizioni di lavoro sono peggiori di quelle del passato a causa dei nuovi metodi di lavorazione, di contratti di lavoro che anziché aumentare le tutele le diminuiscono, di leggi che liberano i padroni da vincoli normativi e che offrono loro nuove opportunità di sfruttare di più e meglio i lavoratori.

Corrispondenza da Torino


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