Internazionale
Supermercati aperti e fabbriche funzionanti a ferragosto; proposte di rinuncia “volontaria” a parte del salario. Le aziende ormai trascurano spesso i consueti passaggi con le rappresentanze sindacali e vanno al dunque direttamente con i dipendenti. Anche questo nuovo approccio ha ricevuto il suo bravo battesimo anglofono: abbiamo il “jobs act” e abbiamo l’“one to one”.

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La sua prima uscita dopo le ferie il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi l’ha fatta come ospite alla Festa (ribattezzata) dell’Unità di Milano. E prima di tutto ha tenuto a puntualizzare quali siano le sue opinioni circa le organizzazioni dei lavoratori: “Il Sindacato in Italia mediamente è stato un fattore di ritardo: ha fatto ritardare tanto l’efficienza e la competitività complessiva del Paese.” (Il Fatto Quotidiano, 28.8.15). La lapidaria affermazione è arrivata a proposito di una delle polemiche estive sul lavoro, diffusamente dibattuta sulla stampa con accenti sarcastici nei confronti degli operai, dopo che la Electrolux aveva richiesto alle sue maestranze di lavorare anche il giorno di Ferragosto. Si trattava dell’unico sabato di agosto non lavorativo per l’azienda svedese, che aveva chiesto (e ottenuto) un accordo sindacale per la fabbrica di Susegana, in provincia di Treviso, secondo il quale tutti gli altri sabati sarebbero stati lavorativi, con una maggiorazione del 50% più 2 euro l’ora. Ma evidentemente non era ancora sufficiente, tanto che la direzione aveva chiesto ai lavoratori di passare in fabbrica anche il ferragosto, nonostante la contrarietà della Rsu.

Per giorni i quotidiani ci hanno tenuto al corrente di tutti i passaggi. Hanno parlato di “tabù di Ferragosto”; hanno parafrasato il proverbio: “Ferragosto, lavoro mio non ti conosco” (Corriere Economia, 5.8.15), hanno ironizzato sulla grigliata in famiglia “meglio che 70 euro netti di retribuzione straordinaria festiva” (Corriere Economia, 12.8.15), sottintendendo quanto fosse deplorevole la scarsità di adesioni – poco più di 30 dipendenti – alla richiesta di lavorare nel giorno festivo. Infine hanno esultato per l’obiettivo – parzialmente – raggiunto dall’azienda, interpellando anche i dipendenti assenti per ferie, e chiedendo il rientro anticipato per il giorno di ferragosto. Rivolgendosi testa a testa ai lavoratori (one to one!) e senza coinvolgere i sindacati, l’azienda ha ottenuto il rientro di un centinaio di operai, che hanno fatto funzionare due linee, una a regime, l’altra a operatività ridotta. “La ripresa va agguantata quando c’è e non ci sono super-festività che tengano. Anche se questo finisce per essere pagato con una maggiore flessibilità”, è il commento trionfante del Corriere Economia alla vigilia di ferragosto.

Gli fa eco il giudizio di Squinzi – sempre in occasione dell’ospitata alla festa milanese del Pd – che ha ribadito il concetto: “Un sindacato moderno dovrebbe avere la capacità di rispondere in tempi utili perché non si perdano le opportunità di lavoro.”

Bastasse!…la Rsu dell’Electrolux aveva già accettato di lavorare per il Santo Patrono, per il 6 gennaio e tutti i sabati di agosto. Ma evidentemente non basta mai, nemmeno in un’azienda come la Electrolux, che sulla base del ricatto occupazionale aveva già ottenuto poco più di un anno fa i contratti di solidarietà, sostenuti dal Governo con la decontribuzione fiscale.

C’è anche di peggio. Con lo stesso stile (one to one!) la Bridgestone di Bari, in una lettera melliflua dell’Amministratore delegato, si è rivolta ai suoi dipendenti con un “Cara collega, caro collega”, chiedendo di firmare una scrittura privata contenente la rinuncia a scatti di anzianità, compenso sostitutivo del cottimo, indennità di turno, contingenza e altre indennità varie, compresa quella per la doccia. Si tratterebbe di un’appendice dell’accordo firmato dai sindacati un paio di anni fa, con il quale si evitò la chiusura dello stabilimento accettando il taglio di 377 operai su 950 entro fine 2015, e un taglio medio di 400 euro in busta paga.

Ancora una volta: bastasse!...Stavolta si richiede di accettare il taglio di ulteriori 200 euro, perché -secondo l’Amministratore delegato - “manca l’ultimo miglio” al percorso di tagli iniziato nel 2013. (Corriere Economia, 20.8.15). Stavolta però gli operai della Bridgestone non hanno accettato l’imposizione: il 75% di loro ha rifiutato di firmare la rinuncia a parte del suo salario. Alla riapertura della fabbrica, i lavoratori hanno risposto alle richieste dell’azienda con uno sciopero di 4 ore per due giorni consecutivi.

Il ricatto dell’occupazione è uno dei metodi che hanno le imprese per imporre le loro condizioni, ma non mette mai al riparo dalle incertezze del futuro. Anzi: nella maggior parte dei casi, dopo aver ottenuto tutto quello che potevano ottenere, le imprese non si fanno nessuno scrupolo a pretendere ancora di più o addirittura a chiudere definitivamente le fabbriche.

Aemme


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