Internazionale
(EX) LUCCHINI PIOMBINO

C’E’ UN “PIANO B” OLTRE I MIRAGGI?

Cevital prende tempo, rappresentanti sindacali e rappresentanti delle istituzioni prendono atto e si mostrano ancora speranzosi. Ma i contratti di solidarietà sono in scadenza.

Giusto un anno fa, a fine aprile l’altoforno delle Acciaierie di Piombino ha effettuato l’ultima colata, un trauma che non si dimentica facilmente. Tanto che quando – tra le altre cose – i manager di Cevital hanno cominciato a ipotizzare la sua riaccensione, qualcuno si era già avviato a sperare che si potesse ripristinare la produzione in tempi brevi, come se si potesse tornare a prima che l’introduzione dei contratti di solidarietà portasse i dipendenti Lucchini a lavorare pochi giorni al mese, e quelli dell’indotto a precipitare nella cassa integrazione, prima che una trattativa snervante partorisse un futuro ancora incerto. Incerto in tutto, perché fino alla fine di marzo la nuova proprietà algerina (peraltro non ancora perfezionata) aveva tenuto in piedi appunto anche la prospettiva della rimessa in funzione dell’altoforno. Di punto in bianco, nella cornice scenografica del Convegno sull’acciaio tenuto al Phalesia il 28 marzo, alla presenza di esperti e autorità varie, è arrivata la retromarcia, e con essa anche i dubbi (mai abbandonati, del resto) sulla sorte dei lavoratori coinvolti. La preoccupazione è tornata a rivolgersi ai contratti di solidarietà, in scadenza a fine aprile per i 2200 dipendenti ex Lucchini, e alla cassa integrazione, sul punto di esaurirsi per numerose ditte dell’indotto, un problema che riguarda 1500 lavoratori. A partire dal 5 aprile, la cassa integrazione è già scaduta per un paio di ditte, a cui presto se ne aggiungeranno progressivamente altre. Dopo la cassa integrazione, in assenza di eventi diversi nel frattempo, c’è solo il nuovo sussidio universale, dal vezzoso nome di Naspi, che sostituisce la vecchia indennità di disoccupazione.
Neanche due settimane dopo il convegno del Phalesia, Cevital avrebbe dovuto presentare il suo piano industriale al Ministero dello Sviluppo Economico, e subito dopo avviare il confronto con le parti sociali, per entrare nel concreto di un accordo sindacale sul passaggio dei lavoratori dalle dipendenze dell’amministrazione straordinaria a Cevital, o meglio Cevitaly, come pare si chiamerà.
Ma, di là delle chiacchiere, delle promesse e delle rassicurazioni, fatto sta che - come chiosa semplicemente il Sole 24 Ore del 12 aprile scorso “Il piano industriale di Cevital per Lucchini ancora non c’è”. O meglio, è poco più di quello che, secondo il quotidiano di Confindustria datato 10 aprile, i sindacati si erano trovati di fronte a fine gennaio: “al posto del piano industriale i rappresentanti dei lavoratori si sono visti presentare un foglio, contenente un elenco di obiettivi programmatici. Due mesi dopo il piano di Cevital resta ancora un oggetto misterioso”. Invece di un foglio, ora i fogli sono diventati una ventina. Ma la sostanza resta indefinita. Il responsabile della siderurgia in Fiom, Mauro Faticanti, sembra averlo capito: “Sono state ribadite le intenzioni, ma vogliamo vedere un piano che indichi i tempi, gli interventi e l’organico”.
I tempi in ogni caso non saranno brevi. E, quanto alle opere, il panorama non è migliore. Dovrebbero essere riattivati i tre laminatoi, per consentire il ritorno al lavoro di una parte degli operai oggi fermi, ma la scadenza, insieme alla cifra da investire resta “da dettagliare meglio”. Il primo forno elettrico, che secondo le notizie circolate tempo fa avrebbe dovuto essere già in ordine, sarà ordinato invece soltanto dopo la cessione definitiva, quindi nel migliore casi a giugno, dovrebbe iniziare a funzionare nel 2016 e cominciare a produrre acciaio nel 2017. Il secondo, non si sa. Anche la fase di formazione dei lavoratori destinati alle bonifiche dell’area dei vecchi impianti e allo smantellamento dell’altoforno, per la realizzazione del nuovo polo alimentare e della piattaforma logistica, non è chiara.
Nonostante ciò, forse in previsione della prossima tornata elettorale, il coro dei politici – dal Ministero, alla Regione, al Comune - rimane sul vago, approva e si dichiara soddisfatto, con qualche opportuna riserva sui dettagli da precisare, ma sempre nella piena fiducia che Cevital si affretterà a sciogliere gli ultimi dubbi nel giro di poche settimane. Ma i problemi dei politici non sono i problemi dei lavoratori. Per il momento questi ultimi hanno tutto da guadagnare a rimandare di mese in mese, soprattutto con la scadenza delle elezioni regionali dietro l’angolo. Passate quelle, forse – ma non è detto - saranno disposti a essere più chiari.
I rappresentanti sindacali sono evidentemente disponibili a concedere ancora tempo a Cevital. Forse perché non hanno un piano B, e non saprebbero che fare in alternativa? L’iniziativa viene lasciata totalmente alla proprietà, e si discute sul terreno che Cevital concede, e il Ministero prepara. Come, ad esempio, la richiesta di prolungare il periodo dei contratti di solidarietà, che probabilmente diventerà inevitabile, ma non varrà per tutti. Senza dubbio la prima necessità è quella che i lavoratori non siano ridotti sul lastrico, e gli stessi contratti di solidarietà in qualche modo lo assicurano. Resta da capire se l’attuale pazienza dei lavoratori derivi dal fatto che per il momento non sono stati costretti a confrontarsi con l’assenza del salario, o se a questo risultato abbia contribuito in misura determinante l’atteggiamento di piatta aspettativa dei sindacati, o le ottimistiche rassicurazioni degli amministratori.
Ma i lavoratori dovranno avere ben chiaro che possono contare solo su se stessi, che quindi è necessario mobilitarsi e organizzarsi fin da subito, e fin da subito chiedere chiarezza, tempi certi e garanzie.
Si è parlato di assunzioni a chiamata individuale, azzeramento degli accordi integrativi, mobilità interna e addirittura esterna negli stabilimenti del gruppo. Anche solo l’applicazione del nuovo Jobs Act è una minaccia grave per i nuovi dipendenti del gruppo algerino, molto più se sarà accompagnata dalla rinuncia ai diritti acquisiti, mantenendo solo la paga base. Con le aspettative che è ben cosciente di aver suscitato, Cevital non mancherà di rivendicare sostanziose contropartite. Ce n’è più che abbastanza per non rimanere inerti!


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