Internazionale

La protesta dei lavoratori livornesi torna in piazza

Preparata da un lavoro capillare di alcune settimane, si è svolta a Livorno un’altra grande manifestazione, dopo quella del 15 novembre scorso. Centinaia di lavoratori, di giovani, di disoccupati sono sfilati per le vie del centro portando all’attenzione della città alcune delle rivendicazioni più elementari e più importanti per le classi popolari.
Contro la disoccupazione ma anche contro chi ci specula sopra, cercando di imporre condizioni sempre peggiori ai lavoratori attraverso, per esempio, gli appalti al ribasso. Contro il Jobs Act di Renzi che già fornisce la cornice legale per il prossimo giro di vite sulle condizioni di lavoro.
In un quadro di quasi totale assenza di iniziativa da parte della Cgil e degli altri sindacati confederali, il Coordinamento dei Lavoratori livornesi, che è il promotore e l’organizzatore di questa iniziativa e di quella del novembre scorso, è riuscito a dare almeno l’occasione alla classe operaia, ai disoccupati, ai precari, a tutti i ceti popolari livornesi, di esprimere la propria protesta, di manifestare la propria esistenza non più solo come dato statistico.
Del Coordinamento fanno parte operai di varie categorie e il suo punto di forza, confermato nel corso di questi mesi, è proprio quello di superare gli steccati aziendali e di offrire un supporto alle lotte dei lavoratori di ogni singola azienda, per quanto piccola, mobilitando gli attivisti e i sostenitori del Coordinamento di altre aziende e categorie. La solidarietà di classe è uscita dall’ambito delle idee ed è diventata una realtà conosciuta e praticata da centinaia di lavoratori.
Questo fatto da solo ha un’importanza politica enorme. Bisogna tener conto che tutto si svolge al di fuori dei canali tradizionali, quelli dei sindacati e dei partiti, e questo aggiunge un altro importante elemento di educazione politica concreta per chi partecipa al movimento. Naturalmente parliamo qui di politica nel senso di principi , di consapevolezze, di elementi di orientamento che aiutano a comprendere i propri specifici interessi e la propria identità di classe di fronte alle classi possidenti e privilegiate e di fronte ai loro apparati politici, burocratici e di controllo sociale.
Certo, i limiti del Coordinamento ci sono e si vedono: esagerazione degli aspetti localistici, scarsa chiarezza sulle prospettive e sulle rivendicazioni più generali, ecc.
Ma si tratta di porsi di fronte a questa come di fronte ad esperienze analoghe non come “grilli parlanti” ma come militanti operai fra militanti operai che, nell’interesse stesso di questo giovane movimento, cercano di contribuire alla sua crescita e anche al suo ruolo come punto di riferimento per altre città ed altre regioni. Al comizio finale è intervenuta anche una lavoratrice di Firenze che ha sottolineato proprio il valore di esempio dell’esperienza livornese. Il suo auspicio è anche il nostro: che i lavoratori di tutte le città trovino le forze per mobilitarsi contro i licenziamenti e contro la riduzione dei rapporti di lavoro a livelli di completa inciviltà, che mettano all’ordine del giorno il loro diritto alla vita.

Corrispondenza Livorno


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