Internazionale

Fca. Marchionne annuncia il nuovo sistema retributivo aziendale

Bonus legati ai risultati. Obiettivo: partecipazione degli operai agli utili per farla finita con la contrapposizione tra capitale e lavoro. Così i lavoratori saranno più divisi e quindi più deboli

«Oggi è un giorno speciale: per la prima volta nella loro storia, Fiat e Chrysler tengono l’assemblea in un luogo diverso dagli Stati Uniti e dall’Italia Non è un dettaglio di poca importanza, è il segno che con Fca tutto è cambiato, per sempre». Così John Elkan, presidente di Fca, ha aperto l’assemblea degli azionisti svoltasi il 16 aprile ad Amsterdam, dove risiede la sede legale del gruppo dopo la fusione tra il Lingotto e la casa di Detroit (quella fiscale è nel Regno Unito). Il suo buon umore, però, non è solo dettato dai risultati del 2014 che registrano un fatturato pari a 96 miliardi di euro e un utile netto di 632 milioni per la gioia degli azionisti.
Nello stesso giorno, infatti, l’a.d. Marchionne è tornato a Torino per annunciare il nuovo piano retributivo a Fim e Uilm, firmatarie del contratto aziendale in vigore dal 2011 e diverso da quello di Federmeccanica. L’obiettivo, ha chiarito subito l’amministratore delegato, è far partecipare i dipendenti di Fca ai risultati dell’azienda. «Questo nuovo sistema – egli ha affermato – rappresenta un significativo passo in avanti nel coinvolgimento delle persone per raggiungere i risultati del piano industriale». Non solo, ma esso significa, a dettaq di Marchionne, l’inizio per Fca di una nuova era nelle relazioni industriali finora basate su sterili contrapposizioni tra capitale e lavoro. Quei giorni – egli avverte – sono finalmente finiti».
Il nuovo sistema retributivo, già usato in Ferrari e che prende spunto da quello presente alla Volkswagen e alla Porsche, prevede, per il prossimo quadriennio, due bonus addizionali al salario di base. Il primo, annuale, avrà un valore medio del 5% del salario base e potrà arrivare al 7,2%. Esso sarà legato ai risultati di efficienza produttiva del rispettivo stabilimento di appartenenza sulla base dei livelli raggiunti con il Wcm, modello di organizzazione del lavoro adottato da anni in Fiat, che fa diventare l’operaio artefice dell’azzeramento delle pause e dell’intensificazione dei ritmi. Il secondo bonus è invece condizionato al raggiungimento dei risultati ottenuti da Fca nell’area Emea (Europa, Medio Oriente, Africa) previsti nel piano strategico 2015-2018. In questo caso, il compenso per il quadriennio sarà del 12% del salario base, ma che potrà arrivare fino al 20%. Un operaio specializzato, parola (sic!) di Marchionne, guadagnerà fino a 7.000 euro in più in quattro anni e, se le performance fossero superiori alle attese, il bonus potrebbe giungere a 10.700 euro. Se invece gli obiettivi non saranno raggiunti, gli operai si dovranno accontentare di 330 euro l’anno.
Le cifre roboanti, sciorinate di fronte a sindacalisti pronti a bere tutte le frottole raccontate da Marchionne & Co., sono tutte sulla carta in quanto la loro elargizione è rigidamente condizionata al solito "andamento del mercato". D’altra parte, le uniche cifre certe sono i 60 milioni di euro di premi percepiti nel 2014 dallo stesso Marchionne oltre allo stipendio di 6,6 milioni di euro annui: 24,7 milioni di premio per il successo della fusione Fiat-Chrysler, 12 milioni da riscuotere alla fine della carica e 1,62 milioni di azioni che ai corsi attuali valgono circa 23 milioni di euro. Diciamola tutta, Fca ha riconosciuto al suo amministratore delegato di essere riuscito a far sì che un’azienda con il bilancio in rosso nel 2004 oggi macini utili importanti. Come? Tagliando i posti di lavoro. Gli occupati di Fiat auto in Italia, infatti, da 44.653 del 2003 oggi sono diventati 23.000. Quelli rimasti lavorano di più e in condizioni peggiori. Sta tutta qui la "bravura" di mister Marchionne!
Ciò che deve davvero mettere in guardia i lavoratori è, tuttavia, il nuovo tentativo messo in atto dai vertici di Fca di coinvolgerli nell’accettazione del sistema di sfruttamento camuffato da una sedicente "partecipazione agli utili". Il risultato immediato sarà la competizione tra lavoratori e la loro conseguente divisione. Un assaggio significativo c’è stato di recente alla Maserati di Grugliasco, dove, nel gennaio scorso, Fca ha "premiato" i 2.700 operai della fabbrica torinese con un bonus di 300 euro in busta paga per la vendita di 35.000 vetture a fronte delle 6000 vendute mediamente nei due anni precedenti. Niente premio, invece, per gli operai della Maserati di Modena, che hanno scioperato per 4 ore contro tale esclusione. In marzo, dunque solo tre mesi dopo, gli stessi lavoratori dello stabilimento di Grugliasco hanno provato sulla propria pelle quanto sia stato effimero quel premio. Fca, infatti, accampando una riduzione dei programmi produttivi e dei volumi, ha deciso di ricorrere alla cassa integrazione dal 23 marzo al 31 luglio 2015. Si tornerà, inoltre, a lavorare su dieci turni anziché sugli attuali 12. A chiarire il senso del premio agli operai di Grugliasco, non senza una facile chiaroveggenza, è Diodato Pirone in un articolo pubblicato su Il Messaggero il 19 dicembre scorso quando afferma che «i 300 euro per i dipendenti della Maserati hanno un valore simbolico molto superiore a quello puramente economico... A sentire gli addetti ai lavori il premio di Grugliasco è l’antipasto di ciò che nei prossimi mesi – con il rinnovo del contratto aziendale diverso da quello di Confindustria-Federmeccanica – accadrà in tutte le 46 fabbriche italiane di Fca (auto) e di Cnh (camion e trattori): ogni stabilimento avrà buste paga diverse sulla base della dinamica della produttività. Ciò vuol dire che sul tavolo della trattativa si discute di aumenti calcolati sul grado di "miglioramento" della produttività partendo da basi inevitabilmente diverse da fabbrica a fabbrica».
Lo stesso Pirone, in un altro articolo scritto il 16 aprile scorso, ritorna sull’argomento riportando la notizia della nuova politica retributiva di Fca. «Il caso Fiat... - così egli scrive - dimostra che c’è un’alternativa: capitale (privato) e lavoro possono crescere insieme. Uno slogan ancora impopolare in Italia. Ma in Fiat le carte cominciano a cantare e non solo per Fiat. Bisognerà farsene una ragione». Non ci dobbiamo stupire di tanta solerte acquiescenza alla dottrina capitalistica di giornalisti come Pirone. I pennivendoli della borghesia non mancano mai.
Ai lavoratori serve sì un’alternativa, ma quella di una vera contrapposizione tra capitale e lavoro non più viziata dalle compatibilità e dai sacrifici a fondo perduto per conquistare condizioni di vita e di lavoro che ne favoriscano l’unità.

M.I.


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