Internazionale

LA CRISI NON RIGUARDA SOLO LA LUCCHINI

Quella che segue è una corrispondenza inviataci da un operaio di Piombino. La pubblichiamo con piacere invitando i lavoratori che leggono “L’Internazionale” a fare altrettanto.

Il 2008 ha segnato l’inizio della crisi voluta dal grande sistema capitalistico.
Anche l’azienda dove lavoro ha compiuto delle scelte che hanno portato, negli anni, ad un grande ridimensionamento dello stabilimento di Piombino.
Lavoro infatti alla S.O.L., azienda produttrice di gas tecnici (quali ossigeno, azoto ed argon), la cui esistenza è legata quasi esclusivamente alla vita della Lucchini, essendo il cliente primario.
La S.O.L. ha altri stabilimenti produttivi a Mantova, Salerno e Verona mentre altre filiali sono sparse in tutto il territorio nazionale. All’estero esistono stabilimenti produttivi in Belgio, Macedonia, Slovenia, Bulgaria mentre filiali si trovano in Spagna, Francia, Inghilterra, India, Marocco, ecc... Insomma, un’azienda presente davvero in tutto il mondo.
Il suo bilancio economico è sempre stato positivo (l’azienda è quotata in Borsa e quindi è facilmente consultabile on line), anche se negli ultimi anni si è verificata una ovvia contrazione dovuta alla situazione generale.
Quindi parliamo di un’azienda sana, sufficientemente attenta negli anni anche ai diritti dei lavoratori. Obiettivamente un altro mondo rispetto a ciò che è rappresentato dall’azienda che si trova dall’altra parte della strada principale di entrata in Piombino.
Nonostante ciò, abbiamo perso il 50% dei posti di lavoro, non abbiamo ancora la certezza di un futuro, siamo in completa balia di un signore venuto dall’Algeria che, per ampliare il suo mercato agroalimentare, è stato caldamente invitato a mantenere la produzione di acciaio, settore a lui totalmente sconosciuto.
Ed il suo atteggiamento non tranquillizza affatto i dipendenti Lucchini. Gli incontri con le parti sindacali sono rinviati a più riprese e, da quanto si legge sulla stampa, si parla di assunzioni che verranno formalizzate attraverso singoli colloqui, con azzeramento degli scatti di anzianità e con eliminazione della 13ma mensilità. Tanto per citarne solo due. Insomma, è arrivato il Jobs Act !!!
Con questo futuro che si prospetta si sarebbe dovuta verificare una presa di posizione forte dei lavoratori, anche da quelli non direttamente coinvolti da questa operazione, quindi anche dai miei colleghi. Invece… Quando ti trovi a dover spiegare perché è giusto fare sciopero, perché è utile convocare presidi permanenti per pubblicizzare ed ampliare le tue lotte a difesa del posto di lavoro, perché non possiamo fidarci esclusivamente delle istituzioni... capisci che la situazione è davvero disperata per la classe lavoratrice.
Ma ti accorgi che è ancora più disperata quando le reazioni dei colleghi di lavoro sono pari allo zero, anzi ti dicono che non servono a niente “perché le istituzioni (non solo quelle cittadine) ti dicono di aspettare e di avere assoluta fiducia nel loro operato”. Ma non è così! Dobbiamo fidarci di noi stessi, dobbiamo credere nella solidarietà, nella lotta contro chi vuole distruggere il nostro futuro.
Un collega, qualche mese fa, in seguito alla proposta di un presidio permanente mi ha detto: “potrei partecipare per un giorno, al massimo due, ma poi dovrei tornare a casa dai miei figli e continuare la mia vita normale”. Gli risposi che se non avesse lottato per i propri diritti e partecipato, dando così maggiore forza alla lotta collettiva, avrebbe corso il rischio di non vivere più la sua vita normale. Ebbene, oggi quel collega si trova trasferito fuori da Piombino e la sera non può vedere i suoi figli se non nel fine settimana.
Un esempio palese e sintomatico di lotta non fatta e di diritti persi, perché è stata persa la coscienza di base ma soprattutto la coscienza di classe, quella che ti faceva lottare per i tuoi diritti, per il tuo futuro e per quello dei tuoi figli.
Purtroppo, oltre alla coscienza di classe, è stato perso anche il valore del principio di solidarietà tra lavoratori. Forse la sua presenza non avrebbe invertito completamente la situazione, ma avrebbe potuto dare coraggio e forza agli altri lavoratori. Non c’è possibilità di successo se ci sono solo tante singole anime che lottano (o dovrebbero farlo) solo per il loro orticello, isolato nel deserto. E’ un orticello che verrà spazzato via velocemente se intorno ad esso non si costruirà una rete di orti sociali.
Oggi, 18 Marzo 2015, stiamo aspettando l’incontro che ci sarà domani a Roma tra funzionari del Ministero dello Sviluppo Economico e del Gruppo Cevital: purtroppo i destini di molti lavoratori non sono legati alle lotte di altri lavoratori ma alle scelte dei padroni.
Perché, cari COMPAGNI e care COMPAGNE, la lotta di classe non è finita e per ora, purtroppo, la stanno vincendo i padroni.
Ma ci sarà un pezzo della classe lavoratrice, che esisterà e resisterà sempre, che non abbandonerà mai il terreno della lotta e della speranza per un mondo migliore e che andrà avanti per la sua strada.
E che resisterà un minuto in più dei padroni.


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