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Fiat

Da Melfi a Torino, sfruttamento massimo!

Dopo anni in cui gran parte dei lavoratori è stata lasciata a casa, ecco che la Fiat (o scusate, la Fca – Fiat Chrysler Automotives) dice di aver bisogno di tutti o quasi, e quasi sempre. Stando a Marchionne la produzione dovrebbe riprendere in tutti gli stabilimenti. Il bisogno sarebbe tale che Melfi, dice trionfale la direzione, diventerà “la prima fabbrica europea dell’auto che lavorerà a ciclo continuo”.

Vuol dire che per produrre auto si dovrebbe lavorare secondo turni massacranti (20 turni in totale), mattina, pomeriggio e notte, senza mai un fine settimana libero, senza riduzione d’orario né reale aumento di salario. 1000 operai verrebbero assunti “a tutele crescenti” secondo le disposizioni del “Jobs Act” di Renzi. Inizialmente, però, le assunzioni sarebbero interinali e, solo in un secondo tempo, come si legge nel comunicato FCA del gennaio scorso, «una volta stabilizzati i volumi produttivi e in ragione dell’andamento della domanda e dei risultati negli oltre 100 mercati dove le vetture saranno vendute, potrà essere proposto il nuovo contratto a tutele crescenti». A chiarire che il Jobs Act sarà un graditissimo regalo del governo Renzi alla Fiat è lo stesso Marchionne quando ha affermato che «un sistema di regole che supporta la gestione di una potenziale contrazione di mercato aiuta moltissimo». È evidente il riferimento alla possibilità di licenziare senza più i vincoli dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Insomma, con il Jobs Act, i lavoratori saranno sotto ricatto permanente di licenziamento... mentre la Fiat, potrà incassare i sostanziosi incentivi previsti per queste assunzioni.
Gli sgravi contributivi fissati dalla legge di stabilità del dicembre 2014, infatti, permetteranno ai padroni di risparmiare fino a 8060 euro annui per ogni lavoratore assunto. Le stesse direzioni di Cgil, Cisl e Uil, pur responsabili di non mobilitare i lavoratori contro i provvedimenti del governo (Cgil e Uil non chiamano alla lotta dallo sciopero generale del 12 dicembre scorso, mentre la Cisl addirittura si è dichiarata favorevole al Jobs Act), ammettono che, con il Jobs Act, il rischio di licenziamenti a catena è reale. Secondo uno studio della Uil, tale rischio sarebbe determinato dalla combinazione degli sgravi contributivi di cui beneficeranno i padroni con l’abolizione dell’articolo 18. Gli indennizzi dovuti ai lavoratori licenziati previsti dal contratto a tutele crescenti sarebbero infatti di molto inferiori agli sgravi fiscali previsti dalla legge di stabilità. In cifre, i benefici ai padroni potranno variare dai 763 euro ai 5000 euro se si licenzia il primo anno, dai 12000 euro ai 15000 euro se si licenzia alla fine dei tre anni. Queste sì, ma per i padroni, sono davvero “tutele crescenti”!

Far lavorare a basso prezzo, secondo turni e ritmi insostenibili per sfruttare al massimo gli impianti, senza nessuna considerazione per le condizioni di vita dei lavoratori, fa loro capire che se non accettano li si potrà facilmente sostituire. Questa è la concezione della direzione Fiat!

E a Torino cosa succederà? Già la parte dei cassintegrati di Mirafiori che è stata trasferita alla Maserati di Grugliasco lavora in condizioni pressoché simili a quelle prospettate a Melfi. La stampa annuncia che altri 1500 cassintegrati dovrebbero riprendere a lavorare in autunno sulla linea del nuovo suv della Maserati. Invece, i 2000 cassintegrati restanti dovrebbero aspettare la fine del 2016 per lavorare di nuovo, quando partiranno nuove linee di montaggio a Mirafiori. In quali condizioni? Quelle della Maserati e quelle che si cerca di imporre a Melfi ne danno già un’idea!

Ma ecco poi la ciliegina sulla torta: sempre secondo la stampa, tra i cassintegrati Fiat ci sarebbero 1500 lavoratori “inidonei” a cui sarà difficile trovare un posto lungo le catene di montaggio. Di questi, molti soffrono di malattie professionali come l’infiammazione del tunnel carpale, dovute appunto ad anni di lavoro sulle linee. Ad essi si è già dato un nome: sono lavoratori “Rcl” cioè a “ridotte capacità lavorative”. La minaccia è chiara: questi potrebbero essere licenziati e magari sostituiti con nuovi assunti secondo le disposizioni del “Jobs Act” e con gli incentivi previsti dalla nuova legge!

Per la Fiat gli operai sono lavoratori “usa e getta”. Sono lasciati a casa quando fa comodo all’azienda, devono lavorare in condizioni bestiali quando il mercato comanda, a prezzo di lasciarci la salute e qualche volta la pelle. E se così diventano “inidonei” a causa delle condizioni massacranti imposte dall’azienda, allora niente da fare: il padrone non li vuole più!

Tutti i lavoratori hanno bisogno di un salario decente e quindi di lavorare. Ma devono anche poter fare un lavoro che non li distrugga e consenta loro di vivere davvero e dignitosamente. Chi sono questi padroni che pretendono che nel 21° secolo una cosa del genere non sia possibile e che il lavoro “moderno” significa tornare alle condizioni di sfruttamento dell’Ottocento? Spetta alla direzione Fiat organizzare la produzione in modo che tutti possano lavorare, compresi quelli a cui ha già rovinato la salute, e senza rovinare la salute di chi ce l’ha ancora. È evidente che è possibile.

Per anni il padrone ha imposto le sue condizioni e ha fatto pagare i danni ai lavoratori. Adesso tocca ai lavoratori imporre le proprie! Lavorare tutti, in condizioni decenti, con salari decenti, questo deve essere l’obiettivo comune di tutti i lavoratori Fiat, da Torino al Meridione.

Corrispondenza Torino


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