Internazionale

Turchia: mobilitazione per i diritti delle donne

Dopo lo stupro e l’omicidio di una studentessa nel sud della Turchia, delle manifestazioni si sono svolte in diverse città del paese.

I manifestanti volevano rendere omaggio alla giovane studentessa massacrata, ma anche denunciare la crescente violenza e le violazioni dei diritti delle donne. Infatti secondo le organizzazioni femministe gli omicidi di donne sono aumentati negli ultimi dieci anni per arrivare a quasi 300 vittime nel 2014. La maggior parte delle aggressioni sono il fatto dei mariti o di un membro maschio della famiglia e compiuti in nome “dell’onore", per imporre relazioni sessuali o per impedire alle donne di chiedere il divorzio.

Associazioni e partiti d’opposizione accusano il governo di Erdogan di volere ignorare la recrudescenza delle violenze contro le donne. Quel che è certo è che questo governo conservatore e religioso, che è salito al potere nel 2002, da allora ha moltiplicato le prese di posizione più reazionarie, in particolare riguardo ai diritti delle donne.

Mentre dal 1983 l’aborto è consentito in Turchia fino a dieci settimane di gravidanza, Erdogan lo ha paragonato ad un omicidio, mentre il sindaco di Ankara ha perfino dichiarato: "ha peccato la madre, si suicidi lei"!

Il partito di Erdogan, Akp (Partito di giustizia e sviluppo), pretende anche difendere la decenza del vestiario. Così la presentatrice di un gioco televisivo è stata licenziata per aver indossato un abito troppo scollato, con l’insistenza del partito di cui un portavoce ha dichiarato il giorno dopo: "Questo vestito non era accettabile. Noi non entriamo nella vita delle persone, ma questo era troppo”.

Infine, in una conferenza lo scorso novembre, Erdogan ha detto che la religione aveva definito la maternità come funzione della donna nella società, aggiungendo: "La parità tra uomini e donne è contraria alla natura umana. Non si può chiedere a una donna di uscire e di scavare la terra, è contrario alla sua natura delicata”.

Fortunatamente, il ritorno indietro che il governo Erdogan vorrebbe imporre non passa senza reazioni.

N. C


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