Internazionale
E’ ufficiale il via libera del Ministero dello Sviluppo Economico per la cessione della Lucchini di Piombino al gruppo algerino Cevital. Se n’è accorto anche il Presidente del Consiglio, che non ha mancato di farne oggetto di propaganda, in occasione dell’incontro con il presidente algerino Bouteflika, presente l’ormai nuovo padrone delle acciaierie Issad Rebrab

DAI PLUTOCRATI RUSSI ALL’INCOGNITA ALGERINA

A quanto pare, dopo mesi di incertezze assolute e di vicende di ogni tipo, compreso l’intervento dell’avventuriero tunisino che prometteva mari e monti senza un centesimo da investire, le acciaierie di Piombino hanno un nuovo padrone. Secondo le notizie ufficiali, dal russo Mordashov, attraverso le Banche e l’amministrazione straordinaria, lo stabilimento passerebbe al gruppo algerino Cevital. Si tratta di un’impresa che per la verità ha il centro delle sue attività nel settore agroalimentare, ma sarebbe intenzionata a investire almeno 400 milioni di euro per rimettere completamente in funzione il ciclo integrale di produzione dell’acciaio, compresa la costruzione di due nuovi forni elettrici. L’investimento dovrebbe riportare la produzione dello stabilimento piombinese a una capacità produttiva di 2 milioni di tonnellate all’anno, la stessa quantità che aveva prima della crisi, e mantenere l’occupazione almeno ai livelli attuali. A mettere in difficoltà l’offerta algerina ci aveva provato anche Federacciai, per bocca del suo presidente Gozzi. Non a caso proprio Gozzi è il padrone di Duferco, azienda guarda caso siderurgica, nonché autore dell’offerta più misera per l’acquisizione della Lucchini, che prevedeva in funzione solo i laminatoi. Preoccupato dalla possibilità di una nuova concorrenza proveniente dal paese nordafricano, Gozzi si era affrettato a suonare l’allarme, sollecitando l’intervento del Governo e dichiarando in un’intervista al Sole 24 Ore del 22 ottobre scorso che “Impiantare un nuovo forno elettrico da 2 milioni di tonnellate alla Lucchini di Piombino squilibrerebbe il sistema siderurgico del centro-nord, e gli equilibri tra domanda ed offerta”. Inutile dire che la replica dei sindacati confederali metalmeccanici, prendendo atto che “da subito le proposte di Gozzi erano indirizzate al depotenziamento dello stabilimento fino alla sua morte per consunzione". Tutto questo per accaparrarsi la produzione di Piombino, dimostrando miopia industriale e guardando esclusivamente ai propri interessi, mettendo alla fame un intero territorio”, non fa altro che evidenziare una caratteristica essenziale del padronato, uso a invocare il libero mercato quando si tratta di abbattere i diritti dei lavoratori e pronto a invocare ogni tutela quando vede minacciati i propri interessi. Per stavolta Federacciai ha dovuto abbozzare, in attesa degli eventi. Ma l’arrivo di Cevital non mette al riparo i lavoratori dai rischi di un futuro incerto. Sulla carta la situazione pare improntata al migliore ottimismo. Rispetto all’offerta dell’altra impresa concorrente rimasta, l’indiana Jindal, che prevedeva la riassunzione soltanto per 750 lavoratori, Cevital promette – a regime, quindi si parla di tempi minimi di due anni – la conservazione di tutta l’occupazione. Inoltre, l’impresa algerina sarebbe interessata anche alla bonifica dei terreni di un’area industriale per l’avvio della produzione agro alimentare di biodiesel, oli vegetali, mangimi e zucchero; il che nelle previsioni dovrebbe comportare 500 ulteriori posti di lavoro. A quanto pare, Cevital avrebbe anche bisogno di una “testa di ponte” per la penetrazione nel mercato europeo, e quindi avrebbe intenzione di creare a Piombino un polo logistico per le sue attività import-export. Infine, direbbe un piazzista televisivo, ci metterebbe in omaggio anche la riapertura del glorioso Hotel Centrale, chiuso ormai da più di un anno. Questo il libro dei sogni. La realtà, per il momento, è costituita ancora da cassa integrazione e contratti di solidarietà. I lavoratori dovranno affrontare i prossimi mesi senza illusioni e con la massima cautela. Meglio essere realisti e prepararsi a sostenere nuove battaglie che affidarsi semplicemente alle promesse. Corrispondenza Piombino

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