Internazionale
La lotta contro la chiusura della TRW a Livorno

La minaccia della disoccupazione per 500 operai

Nello stesso momento in cui iniziava, in tutta Italia, l’agitazione contro l’abolizione dell’articolo 18, la Direzione della TRW ha comunicato l’intenzione di chiudere lo stabilimento livornese.
Il 17 ottobre gli operai sono scesi in lotta. Nel corso di un combattivo presidio davanti e dentro la sede locale della Confindustria, dove era programmato l’incontro dei rappresentanti dei lavoratori con i manager del gruppo, questi ultimi, sotto la diretta pressione operaia, si sono in parte rimangiata la minaccia.
Il presidio della fabbrica continuava i giorni successivi. Una delegazione di lavoratori si è recata con due pullman allo stabilimento TRW di Ostellato, nel Ferrarese, per distribuire un volantino ai propri compagni emiliani. Gli operai TRW di Ostellato hanno proclamato un’ora di sciopero di solidarietà e, soprattutto, hanno dato vita ad un’assemblea congiunta nel piazzale esterno della fabbrica perché la direzione non concedeva agli operai livornesi l’autorizzazione all’ingresso.

Il segretario nazionale della Fiom, Landini, ha tenuto un’assemblea la sera di mercoledì 22 ottobre davanti ai cancelli della TRW di Livorno. Ha messo in guardia i lavoratori di fronte al pericolo di divisioni che si tenterà di alimentare in tutti i modi per frantumare la loro compattezza. Ha ricordato che bisogna prepararsi ad una lotta lunga, dura e condotta con intelligenza, che bisogna durare un minuto di più dell’azienda. Tutte cose giuste che però non sono sostenute da un obiettivo chiaro, o meglio, da una definizione di priorità che rifletta più nettamente gli interessi dei lavoratori.
Circa cinquecento lavoratori, con le loro famiglie, rischiano seriamente di piombare nella miseria. Queste persone in carne e ossa devono mangiare, devono mandare i figli a scuola, devono potersi curare e devono, in generale, poter condurre una vita almeno al livello di quella che hanno condotto fino ad ora. Questa è la priorità. Il mantenimento della produzione TRW a Livorno è un mezzo, non un fine. Nessuno dei cinquecento lavoratori, tra dipendenti e indotto, nessuno di loro, deve pagare una ristrutturazione che ha come unica causa la ricerca di ulteriori profitti per azionisti che ne hanno già fatto il pieno negli anni scorsi.

La TRW è un grande gruppo multinazionale. Lo scorso mese è stato acquistato da un altro colosso industriale, la cui “testa” è in Germania ma che ha filiali in tutto il mondo, la ZF. In questo modo è nato un gigante che si colloca al secondo posto nella graduatoria mondiale della componentistica per automobili. Parlando di cifre, l’acquisto è costato 12,4 miliardi di dollari e si stima che il nuovo gruppo fatturerà circa 30 miliardi di euro. Il totale dei dipendenti di tutti i paesi raggiunge i 138 mila.
All’indomani dell’acquisizione, l’amministratore delegato della ZF, Stefan Sommer, rilasciava dichiarazioni tranquillizzanti per i dipendenti della TRW, sottolineando la sua “volontà di collaborazione”.
Addirittura, nello stabilimento livornese si erano rinnovati i locali delle docce e dei bagni mentre crescevano le pressioni per incrementare la produzione.
Ma nello stesso tempo si organizzava la chiusura della fabbrica. Nel corso di un’assemblea, un impiegato ha rivelato che la direzione aziendale aveva da qualche tempo predisposta la chiusura dello stabilimento di Livorno, garantendo alle case automobilistiche le stesse consegne ma utilizzando lo stabilimento di Pamplona in Spagna.

Il sindaco “Cinque stelle” Nogarin ha pensato di offrire alla direzione della TRW terreni a costo zero, mentre successivamente si affacciavano altre ipotesi di analogo tenore. La proposta più recente: ottenere l’impegno alla permanenza della TRW almeno per un altro anno.
É presto per fare un’ipotesi sulla conclusione della vicenda. Comunque, a fine ottobre ci sarà un primo incontro a Roma al Ministero.
Alcune condizioni di fatto indicano ai lavoratori le vie che dovrà percorrere la loro lotta. Mantenere il controllo delle linee di produzione impedendo che vengano smontate e spedite fuori dalla fabbrica. Allargare la lotta alle tante situazioni analoghe scoppiate in modo accelerato nelle ultime settimane a Livorno e dintorni (la raffineria ENI, l’Agenzia espressi, i magazzini Maury’s, ecc.). Fare tutti i tentativi possibili per sviluppare una unità d’azione con i lavoratori del Gruppo in Italia ma anche all’estero.
L’obiettivo massimo è, naturalmente, mantenere aperta la fabbrica e intatti i posti di lavoro.

L’importante, ripetiamolo ancora, è aver chiaro che nessuno dei cinquecento lavoratori e relative famiglie deve pagare una ristrutturazione voluta in nome del profitto da un gruppo industriale le cui casseforti scoppiano di ricchezza. Il salario deve essere garantito comunque, così come deve essere garantita l’occupazione di tutti, in un modo o nell’altro. E a pagare deve essere il gruppo ZF-TRW.
Quando si lotta non ci sono garanzie di vittoria, ma se non si lotta si è sicuramente sconfitti.

Corrispondenza Livorno


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