Internazionale

Manganellate agli operai di Massa

Lo scorso 17 novembre, i metalmeccanici della Eaton di Massa, in cassa integrazione da due anni, cercavano di arrivare in corteo al casello autostradale. In tutto duecento operai. Occupare il casello dell’autostrada era un modo per protestare contro i licenziamenti sempre più vicini. La polizia, in tenuta antisommossa, li ha caricati a manganellate. Il fatto ha avuto come testimoni alcuni dirigenti della locale Camera del lavoro e la stessa segretaria che la prontezza di alcuni operai ha protetto dai colpi dei manganelli. È scattata l’indignazione, almeno quella di facciata, delle istituzioni locali e, cosa più importante, la Fiom toscana ha proclamato uno sciopero di solidarietà di un’ora.

Le botte dei “celerini” hanno almeno avuto il risultato di unire, anche soltanto per un’ora, un fronte per troppo tempo diviso e frammentato. In Toscana, non diversamente da quanto succede nelle altre regioni, ci sono ormai decine di aziende i cui lavoratori affrontano la medesima sorte: la proprietà annuncia la chiusura del sito produttivo, ci sono le proteste dei lavoratori e dei sindacati che proclamano la necessità di “salvare” la fabbrica, argomentando che questa è produttiva ed efficiente e che quindi si tratta solo di una cattiva gestione, poi di fronte all’intransigenza padronale si cerca nel Comune, nella Provincia o nella Regione l’alleato per la propria battaglia.

Dalla difesa dei posti di lavoro si passa, come si è detto, alla “difesa della fabbrica”. Sembra la stessa cosa ma non lo è. I lavoratori vengono spinti a guardare esclusivamente in direzione di nuovi acquirenti e la loro sorte viene completamente separata da quella di decine di migliaia di altri che stanno vivendo vicende simili.

Sarebbe ora di convogliare in un’unica grande lotta la protesta e la rabbia di tanti operai. Questi ultimi anni di crisi dovrebbero aver chiarito che, anche se è vero che ogni fabbrica può avere una storia diversa, alla fine quasi tutte le storie finiscono allo stesso modo: con la chiusura dell’attività e il licenziamento dei lavoratori. Il pericolo di cadere nella condizione di disoccupato è quello più sentito dalla maggior parte dei lavoratori.

Bisogna rivendicare una protezione generale, durevole ed efficace dalla miseria che si accompagna alla condizione di disoccupato. È una lotta che non può essere condotta dagli operai della Eaton da soli, ovviamente. Ma l’aggravarsi della crisi ci mostra che affidarsi al “buon cuore” di qualche nuovo acquirente non porta da nessuna parte.


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