Internazionale

Africa: Ebola, un flagello aggravato dal sistema capitalista

L’epidemia Ebola continua la sua diffusione in Africa. L’Organizzazione mondiale della sanità prevede che non potrà essere circoscritta prima di sei-nove mesi. A quella data il virus avrà colpito ventimila persone. Ci vorrebbero 600 milioni di dollari per controllare la malattia, dicono i responsabili dell’Oms. Sette mesi dopo che è stato dato l’allarme, si attende ancora questa somma. Una somma irrisoria in rapporto ai budget delle grandi potenze. I morti, nel frattempo, si contano a migliaia in Liberia, in Sierra Leone e in Guinea, e la malattia ha fatto la sua apparizione in Nigeria, in Senegal e nella Repubblica democratica del Congo.

Nel loro giornale, Le pouvoir aux travailleurs (Il potere ai lavoratori), i nostri compagni dell’Unione Africana dei Lavoratori Comunisti, denunciano il degrado del sistema sanitario della Costa d’Avorio. Il virus non vi ha al momento fatto vittime, ma la situazione che essi descrivono è comune a tutti i paesi della regione e, senza dubbio, peggio ancora in quelle che sono oggi le più colpite.

È prima di tutto la povertà che uccide. Anche l’incuria delle autorità pubbliche. Quando si è poveri si muore di quasi tutto: di parto, di malaria, di febbre tifoide, di una piaga mal curata e perfino di una semplice diarrea. Quanti bambini muoiono ancor prima di raggiungere l’età di cinque anni? Il quadro è ancora peggiore dal momento che esisterebbe in questo paese una pretesa gratuità delle cure fino ai cinque anni di età. Bisognerebbe trovare un centro sanitario degno di questo nome ed avere i mezzi per raggiungerlo. Senza parlare del fatto che la Farmacia di Sanità pubblica (PSP che è stata privatizzata) è incapace di fornire le medicine necessarie nonostante sia stata creata per questo scopo. Chi ignora che perfino i CHU, i centri ospedalieri universitari, per quanto siano dei punti di riferimento in materia di cure, sono divenuti da molto tempo dei luoghi dove i poveri attendono la morte? Che dire poi dell’interno del paese o dei villaggi remoti che non hanno neppure un minimo di infrastrutture sanitarie?
Anche quando ospedali e medicine ci sono i poveri ne sono esclusi di fatto. Come fa un lavoratore giornaliero a curarsi con il suo magro salario? Anche se malato da morirne esso è generalmente obbligato ad andare a lavorare. Se no come potrebbe guadagnarsi la giornata, dato che non ha alcun tipo di assicurazione per i periodi di malattia? Quante famiglie povere sono in ansia a causa di un “parto difficile”? Un eufemismo, quest’ultimo: le donne e i neonati muoiono nella maggioranza dei casi perché il reddito di queste famiglie è troppo magro per garantire un minimo vitale.
Delle semplici misure d’igiene, come lavarsi le mani con un detergente al cloro, limiterebbero già molto la propagazione dell’epidemia. Ma come far passare il messaggio nei villaggi lontani, isolati nella boscaglia? Come far passare il messaggio che esiste una minaccia reale e che non si tratta di una invenzione menzognera? Come impedire il consumo di carne di animali selvatici, dal momento che non c’è nessuna altra carne da mangiare? Come impedire a guaritori, stregoni, piccoli imbroglioni, di vendere prodotti miracolosi? Anche ad Abidjan, che pure non è stata raggiunta da Ebola, si propongono, in certi mercati, dei prodotti affermando che possono proteggere e perfino guarire. E quanti poveri, che non hanno i mezzi per passare dalla farmacia, si approvvigionano abitualmente al mercato?
È l’immiserimento che rende le popolazioni povere ancora più vulnerabili a tutti i tipi di microbi e di virus. Uno stato che fosse veramente al servizio degli sfruttati impiegherebbe tutte le forze e tutti i mezzi di cui dispone per il benessere e per la salute della maggioranza della popolazione, cominciando dai più poveri. Tutto il contrario di quello che fanno i dirigenti che si succedono al potere in questo paese. Ecco perché la lotta contro le malattie e la loro propagazione non è un problema medico o tecnico, in ogni modo non solamente questo. Questa lotta è condizionata dalla vita sociale nel suo insieme e in primo luogo dai rapporti di classe.
Sbarazzando la società dai parassiti e dagli sfruttatori, i lavoratori consentirebbero alla grande maggioranza di giovarsi delle tecniche e delle conoscenze per far fronte, il più efficacemente possibile, alle malattie, come agli altri flagelli chiamati spesso a sproposito “naturali”.


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