Internazionale
Turchia: più di 300 morti in una miniera

Non è un incidente, è un crimine

Stando ai numeri ufficiali, 301 minatori hanno perso la vita nella catastrofe successa il 14 maggio nella miniera di lignite di Soma in Turchia. Quattro giorni dopo l’incendio che ha segnato l’inizio del dramma il suo padrone Alp Gürkan è uscito dal silenzio. Dirigente della società Soma Holding che paga un canone allo Stato per sfruttare la miniera, ha tenuto con tre altri responsabili una conferenza stampa.

"Non conosciamo i motivi dell’incendio ma comunque non abbiamo commesso nessun errore": è in sostanza quello che concludono. Per questi padroni gli operai sono solo strumenti di produzione, e hanno la faccia tosta di dichiarare che non sanno nulla, tranne che non sono responsabili.

Questi lavoratori sono morti vittime delle condizioni in cui producevano per il profitto dei padroni. Da giorni i minatori avevano avvertito dei pericoli. Era evidente che in materia di sicurezza sul lavoro si era fuori da ogni regola. Ma anziché fare necessario questi padroni hanno costretto i lavoratori a continuare a produrre. Alcuni cambiamenti sono anche stati introdotti col pretesto che la produzione non andava bene. La quantità di polvere di lignite aumentava all’interno della miniera e la quantità d’ossigeno iniettata è stata aumentata. Mancava solo la scintilla e quest’ultima si è prodotta provocando la catastrofe.

Dai primi giorni, dai dirigenti politici ai cosiddetti specialisti, tutti hanno dichiarato che la miniera era fra le migliori, le più moderne, le più collaudate. Adesso precisano che forse non era così per le ditte d’appalto. Ma questi stessi padroni senza vergogna continuano a presentare tranquillamente alla stampa i miseri spogliatoi riservati agli operai e osano dichiarare che assomigliano "ad alberghi di lusso".

I parenti dei minatori hanno aspettato per giorni ai cancelli della miniera o davanti agli ospedali, i minatori superstiti hanno gridato, protestato, manifestato. Come sola risposta sono stati picchiati e colpiti dai cannoni ad acqua della polizia. Alcuni sono stati arrestati. Invece il padrone nelle stesse ore in cui i lavoratori morivano si riuniva con ministri che non trovavano nessun problema a liberarlo dalla sua responsabilità. É un imprenditore che ha le idee chiare: sa che i politici, le leggi, lo Stato con la sua polizia e tutti i suoi uomini lavorano per quelli come lui. Con gli alti dirigenti dello Stato, con i dirigenti politici, hanno migliaia di collegamenti. Possono fare un fischio e dire "questo è mio" quando si tratta della vita degli operai e dei beni accumulati al prezzo del loro sudore.

Anche per un lavoro così lungo e pericoloso come quello di minatore, questi padroni disprezzano le vite umane, gli unici provvedimenti da loro applicati sono quelli che mirano ad aumentare la produzione. Gli stessi padroni due anni prima, col modificare la cosiddetta legge di "salute e sicurezza dei lavoratori" col nome di "salute e sicurezza al lavoro" hanno ottenuto dal governo una legge che corrisponde ai loro desideri. Il governo si è allora vantato di avere saputo lavorare con i rappresentanti padronali, e così è.

La ricchezza prodotta da 5000 minatori in condizioni durissime e pericolosissime può arrivare nelle mani di un solo uomo, che la può utilizzare secondo le sue scelte: ecco la logica di questo sistema. Se i lavoratori avessero potuto dare la loro opinione questo denaro sicuramente sarebbe servito innanzitutto a tutelare la loro sicurezza e la loro salute. Al contrario questo padrone l’ha utilizzato per edificare un grattacielo a Maslak, un quartiere di lusso di Istanbul, un grattacielo di un lusso tale che il denaro utilizzato per un solo piano avrebbe potuto salvare la vita di tutti i minatori. Ma questa società gliene dà il diritto. Ecco perché ciò che è successo il 14 maggio nella miniera di Soma non è un incidente, è un crimine.

Corrispondenza di Sinif Mücadelesi (UCI - Turchia)


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