Internazionale
Francia

Dopo la sberla elettoraleIl Partito socialista prosegue la stessa politica antioperaia

In Francia le elezioni amministrative di marzo sono state una sconfitta clamorosa per il Partito socialista che ha perso la direzione di un gran numero di comuni. Dopo questa sberla ricevuta dal proprio elettorato il presidente Hollande ha deciso di sostituire il primo ministro Ayrault con Manuel Valls. Ma nessuno può credere che questo cambiamento sarà sufficiente a dare una battuta d’arresto all’aumento della disoccupazione e al peggioramento delle condizioni di vita.

Il nuovo governo ha già annunciato nuovi e pesanti attacchi alle classi popolari. Col pretesto della lotta alla disoccupazione vuole dare decine di miliardi ai padroni, finanziati da tagli in tutte le spese sociali. Ma comunque il governo Valls non più del precedente riuscirà ad arginare la crisi dell’economia capitalista. Ayrault è stato impotente come lo fu Sarkozy e come lo sarà il nuovo governo.

Non c’entra niente la personalità di Hollande. Hollande, Sarkozy, come tutti quelli che si sognano di prendere il loro posto rimangono nell’ambito della società capitalista. Tutti s’impegnano a gestire gli affari della borghesia e quindi si mettono agli ordini del gran padronato e dei finanzieri che fanno e disfanno l’economia. Tanto vale dire che il rimpasto del governo che sarebbe lì per rispondere alla sconfessione elettorale cambierà solo la vita dei ministri di ieri e domani.

Oltre questa agitazione istituzionale i risultati delle amministrative esprimono un rigetto profondo della politica di Hollande da parte delle classi popolari. Anche in comuni che da quasi sempre erano ancorati a sinistra gli elettori non si sono mobilitati e le città sono passate a destra. Una cifra significativa è quella dell’astensione. Al 38% e spesso al 50% e al 60% nei quartieri popolari, dà la misura del discredito del potere del Partito socialista. In meno di due anni il governo socialista ha deluso e schifato anche il suo elettorato più tradizionale e più popolare.

Alla crisi e agli attacchi padronali si è aggiunta la politica antioperaia del governo. Alla disoccupazione si sono aggiunti il ricatto della competitività, la flessibilità, i regressi delle tutele sociali incoraggiati e legalizzati dal governo. Al ribasso dei salari e del potere d’acquisto si è aggiunto l’aumento delle tasse.

La vittoria elettorale di cui la destra si vanta è la conseguenza del rigetto massiccio del Partito socialista da parte delle classi popolari. Gli elettori di destra hanno votato, mentre gli elettori di sinistra si astenevano per non dare una legittimazione ad un governo che li sta calpestando.

In quanto alla spinta del Fronte nazionale, il partito d’estrema destra, nei quartieri o in alcune città popolari, è anche il risultato dello schifo e della sensazione di tradimento che la sinistra al governo ha prodotti.

Lo slittamento a destra della vita politica è l’espressione di una regressione per i lavoratori, con conseguenze dirette per quelli che vivono nelle città vinte dal Fronte nazionale. Non si potrà ostacolare questa corrente nelle urne o riagganciandosi alle vecchie idee riformiste. La salvezza per la classe operaia verrà dalle sue mobilitazioni per cambiare il rapporto di forza, cioè dalla lotta di classe cosciente.

A.F.


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