Internazionale
Ucraina

I lavoratori presi tra nazionalismi opposti

In Ucraina la tensione è cresciuta tra il governo di Kiev e gli attivisti prorussi dell’est del paese che contestano la sua autorità ed occupano numerosi edifici pubblici. Il governo dà loro dei "separatisti" o addirittura "terroristi", ma non riesce a placare questa agitazione, anche quando ricorre alla guardia nazionale reclutata tra l’estrema destra antirussa. Peggio ancora per lui, una parte delle truppe inviate contro questi "separatisti" si sono sciolte senza combattere. Il governo ucraino non può contare sulla sua polizia ordinaria per controllare la parte più industrializzata del paese, quella di cui dipendono un terzo delle esportazioni e più della metà della ricchezza prodotta.

Adesso, anche con il consiglio delle potenze occidentali, il presidente provvisorio ucraino ha dovuto dirsi aperto al dialogo, e ha dichiarato di non opporsi più ad un referendum sul futuro delle regioni orientali dell’Ucraina. Questo indebolisce ancora la sua posizione perché secondo ogni probabilità questo referendum dimostrerà che una maggioranza degli abitanti di queste regioni non si fida del potere centrale e perfino lo considera illegittimo.

L’elezione presidenziale prevista il 25 maggio sembra quindi ben compromessa. Lo è più ancora il suo obiettivo che era di legittimare con un voto nazionale il futuro capo di Stato. La "federalizzazione" del paese richiesta dai separatisti darebbe un potere maggiore alle regioni, a svantaggio dello Stato centrale, e l’autorità di chi lo vorrebbe rappresentare ne sarebbe molto indebolita.

Dopo la partenza forzata di Ianukovic, la Russia di Putin ha perso l’influenza che ancora poteva avere sul potere centrale ucraino. Ma in compenso, con l’accettazione più o meno rassegnata delle grandi potenze occidentali, ha ottenuto l’annessione della Crimea voluta tra l’altro dall’immensa maggioranza della sua popolazione. A questo si aggiunge la destabilizzazione dell’apparato di Stato ucraino, favorita dagli avvenimenti di Maidan; la debolezza delle nuove autorità filo-occidentali, contestate anche nel loro proprio campo; e poi il fatto che un buon terzo del paese, la parte orientale più ricca, rischia di fare secessione mentre l’Ucraina è sull’orlo del fallimento. Da tutto questo il Cremlino può sperare di trarre vantaggio per proteggere alcuni suoi interessi in questa Ucraina caduta nella sfera d’influenza delle potenze imperialiste occidentali.

Adesso, dietro le quinte, l’Unione europea, gli Stati-Uniti e la Russia cercano di negoziare e di trovare un accordo sul futuro dell’Ucraina. Per il pubblico, tutti invocano i grandi principi, la difesa di un cosiddetto "diritto internazionale" e dell’integrità dell’Ucraina da parte dei dirigenti occidentali, la difesa delle minoranze russofone da parte di Putin. Ma oggi le masse popolari dell’Ucraina sono prese in una morsa tra nazionalisti opposti e intimate a scegliere un campo che qualunque sia non è il loro.

Nel frattempo l’attuale governo ucraino prepara un piano di attacchi contro il tenore di vita dei lavoratori. Vuole congelare salari e pensioni degli statali nonostante la crescita dell’inflazione, tagliare nelle spese sociali, sopprimere alcuni servizi pubblici, raddoppiare i prezzi dell’energia, aumentare le tasse, chiudere le aziende che considera non redditizie.

Prendersela con i lavoratori del pubblico e del privato, i pensionati, i disoccupati, i poveri, ecco il foglio di via assegnato dai suoi protettori occidentali al nuovo potere ucraino. Si capisce che una parte della popolazione, in particolare quella russofona, possa vedere la Russia come una protezione o addirittura voglia esserci integrata, tanto più che il tenore di vita vi è notevolmente più alto. Ma se in Ucraina il potere degli oligarchi odiato dalla popolazione non è scomparso con il cambio di governo, anche la Russia è in mano ai suoi oligarchi ed alla sua casta dirigente, un’oppressione sociale protetta dal regime autoritario di Putin.

La situazione che si sta degradando in Ucraina, gli attacchi che si preparano contro la classe operaia la faranno reagire, a prescindere dalla lingua e dall’origine di quelli che la compongono? Bisogna augurarselo. Nel caso contrario la popolazione rischia di trovarsi dilaniata tra le sue varie componenti, sullo sfondo di un peggioramento drammatico della situazione economica e sociale. Infatti le potenze occidentali non le faranno nessun regalo: all’Ucraina e ai suoi lavoratori non hanno niente altro da offrire che enormi sacrifici per il tornaconto dei banchieri capitalisti, europei e americani.

P.L.


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